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14/12/2010

Allenamento intelligente e personalizzato: esiste?

Molte sono le voci che urlano la propria certezza dei metodi proposti. Pochi sono i risultati, molte volte... Proviamo a guardare dentro la sfera di cristallo del mondo dell’allenamento del fitness...




Allenamento intelligente e personalizzato: esiste?
Differenziare il più possibile: una soluzione?

Allenarsi intelligentemente…con giudizio.



 


Attenzione alle sirene del facile allenamento: i risultati non si ottengono in poco tempo e in alcun modo si ottengono senza fatica, magari solo con 10 minuti al giorno di “scuotimento” con oggetti di dubbissima fama e controllo… .


E’ innegabile come si cerchi sempre con motivazioni di “keynesyana” memoria il massimo risultato con il minimo sforzo, ma, purtroppo, il minimo talvolta non è sufficiente. Bisogna entrare nel meccanismo mentale del “fare” per superare un pochino ciò che la nostra volontà ci spingerebbe ad abbandonare sicuramente qualche istante prima di quanto noi potremmo immaginare.


E’ difficile e ancorché faticoso modificare le proprie abitudini, ma è sicuramente indispensabile creare le basi affinché il proprio allenamento sia proficuo.


ESISTE REALMENTE UN CONSUMO CALORICO CERTO?


Non sappiamo come sia stato possibile calcolare con precisione il consumo calorico, in quanto ognuno di noi è “fatto” diversamente e ha passato storico e presente circostante differente da chiunque altro, ma in un’epoca non troppo lontana era necessario che tutto fosse quantificabile e calcolabile e quindi si sperimentarono diverse cose. I risultati furono tutt’altro che chiari ma si dovevano vendere prodotti e furono dati per validi. Questo ha fatto presupporre che correre per un periodo di tempo facesse bruciare “tot” calorie, ma tenendo solo conto dell’età e del peso non si potrebbe mai ragionevolmente essere sicuri di ciò che si consuma. Inoltre il “carburante” che ognuno di noi impiegherà per svolgere un’attività (grassi, carboidrati o proteine) solo a grandi linee abbiamo delle certezze in merito a quali tra queste verranno impiegate, ma quante e quando cambia il meccanismo di utilizzo, non è dato così certo di sapere (italiano disdicevole…ma efficace, no?).


Siamo noi artefici del nostro destino e l’attività giusta in realtà non esiste. Si dice che con il tempo il metabolismo si abbassi, ma siamo qui a proporre una teoria che, con il Professor Gemello, da tempo portiamo avanti: e se non fosse così? Immaginiamoci più giovani e più intraprendenti. Quante volte abbiamo fatto le scale di corsa? Quante volte ci siamo alzati velocemente da una sedia, abbiamo camminato velocemente per strada per raggiungere degli amici o quanto tempo abbiamo ballato la sera e…. insomma: quante altre cose ancora non facciamo più? E’ possibile che tutta questa mancanza di gestualità, che innegabilmente condurrebbe ad un elevato dispendio calorico possa in qualche modo incidere sull’aumento ponderale o semplicemente sulla nostra diminuzione di calorie bruciate?


DOVE CONDUCE LA CIVILTA’ MODERNA?


Adesso, se non stiamo attenti, ci troviamo con lo spazzolino ergonomico, la sedia che “protegge” la zona lombare, le scarpe che si adattano al piede, la giacca che si indossa da sola e magari anche un telefonino che va a fare la spesa per te… . Scherzi a parte, più si cresce in età, più si limita il “range” dei nostri movimenti usuali della vita quotidiana, e in questo modo si “rammollisce” sia fisicamente e, in rari (forse) casi, anche nella volontà di agire.


Allora è l’allenamento inconsueto quello che forse ci può salvare. Non intendiamo in questo caso ipotizzare il salto della cavallina subacquea o la rincorsa della rana volante, ma più semplicemente preferiamo immaginare di svolgere attività differenziata sotto qualunque forma affinché il nostro organismo ritrovi lo slancio delle prime attività della nostra infanzia o almeno della nostra età giovane e/o giovanile.


Sarebbe un’ottima scelta se ognuno intervenisse su se stesso modificando continuamente le proprie scelte motorie.


LA VARIAZIONE: UNO STRUMENTO PER LA RICERCA DELLA FORMA PERDUTA…


Ad esempio, in palestra, apparirebbe molto valido “proporsi da soli” attività di sala musicale disomogenee per consentire all’organismo di svolgere continuo movimento coinvolgendo la massima parte del proprio corpo. Da quelle cosiddette di tonificazione a quelle di ballo, da quelle di ginnastica posturale a quelle di coreografia aerobica o step, ognuno di noi potrebbe trarre il meglio per realizzare un programma che proprio nella sua aspecificità troverebbe la propria ricchezza. E’ un errore pensare che solo un’attività sia quella giusta. Dopo un po’ (e nemmeno tanto po’…) l’organismo si adatta e per svolgere la stessa attività comincia necessariamente a consumare meno. La prova risiede nel fatto che dopo poco, quello che prima sembrava impossibile diviene semplice e ciò che in poco tempo si è modificato dopo poco tempo si stabilizza e, anzi, rischia addirittura di tornare indietro.


Il giusto mix non esiste, anzi è addirittura mutabile nel tempo continuamente. L’unica certezza è data dal caos. Ove non sussista un obiettivo ben evidenziabile (ad esempio correre il più velocemente possibile i 100 metri) la diversificazione motoria è quanto di più salutare possiamo immaginare per noi stessi. Eseguire “lavori” in sala pesi con schede il più possibile personalizzate, seguire lezioni di ginnastica in acqua o nuotare, oppure pedalare sulle cyclette e svolgere un tipo di lavoro aerobico vario associato a attività di forza veloce (scatti o balzi), costringerebbero il nostro organismo a lavorare continuamente in maniera efficace e intelligente.


MA ALLORA, L’ATTIVITA’ MIGLIORE ESISTE O NON ESISTE?


E’ strano pensare in questo modo dopo che, usualmente, ognuno di noi riceve continui impulsi alla specializzazione. Ma a volte è la necessità di “fare cassa” che dà adito ad articoli e proposte ad effetto, per portare dalla propria parte più gente possibile. E’ la moda dello spinning o quella del pilates o quella del salto con la pallina di legno… che ci condiziona impedendo alla nostra mente di lavorare in associazione con il nostro corpo.


E’ ancora la nostra macchina migliore (non fosse altro che è l’unica che ci è data di avere…) e se riuscissimo a dare ascolto ai segnali che ci invia probabilmente saremmo in grado di svolgere attività adeguate alle nostre esigenze.


E PROVARE A RAGIONARE SUL DA FARSI? CHI CI AIUTA O CI COMPLICA LA VITA?


C’è ancora la testa, che ci indica sovente la via più comoda o quella che “più ci piace”. Potrebbe sbagliare. Seguite il corpo se volete ottenere qualcosa di più. La testa è un accessorio pericoloso in alcuni casi: ci fa vedere “bello” ciò che talvolta è solo gradito a noi, ma non ci fornisce risultati.


Saggiate le vostre sensazioni su più livelli: il vostro organismo darà segnali interessanti alla vostra testa; un lavoro di “team”, in questo caso, potrebbe fornire risposte entusiasmanti.


Paolo Michieletto

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