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28/05/2020

Gedeon Barcza

Galleria di Campioni




Gedeon Barcza
Gedeon Barcza

(Attilio Tibaldeschi)

 

Pur non avendo espresso un gran numero di Campioni di vertice, la piccola Ungheria è sempre stata una delle nazioni più prolifiche di giocatori di fascia “medio-alta” che ha avuto le sue punte in Geza Maroczy e Lajos Portisch in campo maschile e Judit Polgar in quello femminile; per inciso, Judit fu l’unica donna ad entrare nella esclusiva Top 10 (occupò l’8° posto!) dello scacchismo mondiale e, dunque, la più forte giocatrice della storia.

La dimostrazione della bontà della Scuola Ungherese, viene dai successi nelle gare a Squadre fin dalle origini di tali competizioni: nelle prime 10 occasioni – anche non ufficialmente riconosciute dalla Federazione internazionale – l’Ungheria conquistò 7 podi di cui 4 sul gradino più alto! In seguito, non ebbe mai grossi problemi nel mantenersi tra le migliori dieci formazioni.

Per trovare un giocatore degno di menzione, non è molto difficile “pescare nel mazzo” che, in questa occasione, risponde al nome di Gedeon Barcza.

Nato nella cittadina di Kisujszallas – nel bel mezzo della tipica pianura della puszta  il 21Agosto del 1911, svolse l’attività professionale nell’ambito dell’insegnamento, prima come professore di Matematica, poi come Direttore Scolastico al Provveditorato agli studi di Budapest.

La sua carriera scacchistica ebbe il suo primo squillo all’età di 31 anni quando vinse il primo degli otto titoli nazionali nell’arco di oltre vent’anni e confermandosi come giocatore molto solido; bissò il successo anche l’anno successivo e, dopo gli isolati successi del ’47, ’49, ’51, tornò alla “doppietta” nel ’55 e ’56, dando l’ultimo colpo di coda dieci anni dopo!

Nel campo dei Tornei, ottenne molti piazzamenti di prestigio e questo gli permise di vedere riconosciuto il titolo di Grande Maestro nel 1954.

Tra il 1952 ed il 1968, rappresentò l’Ungheria in sette Olimpiadi Scacchistiche, concorrendo al raggiungimento della medaglia di bronzo nel 1956 a Mosca.

In quell’occasione, Barcza ebbe il suo momento di gloria quando la sua Squadra dovette incontrare la vincitrice – designata ancor prima di giocare! – Unione Sovietica, uno squadrone che presentava il Campione ed il vice-Campione del Mondo nelle prime due scacchiere mentre in terza c’era un altro Campione in pectore cui il titolo era sfuggito per la presenza dei …primi due!

Nella fase finale (la prima fase era costituita da gironi eliminatori che ammettevano a gironi finali), l’orso sovietico fu spietato con tutti tranne che con la piccola Ungheria che, resistendo – con patte individuali – sulle altre scacchiere, inflisse l’unica sconfitta al gigante grazie alla prestazione di un Barcza ispirato e tenace fino alla fine! Fu così che lo zero nelle sconfitte individuali non poté essere conservato da tutti i componenti della Squadra titolare!

La partita di Barcza, forse fu la sua migliore mai giocata ed il finale viene spesso usato come esempio di Sfruttamento della maggioranza, uno dei temi fondamentali di questa fase della partita.

A completamento delle sue prestazioni individuali alle Olimpiadi, si aggiudicò l’argento in 2^ scacchiera (1956), l’oro in 3^ scacchiera (1954) ed il bronzo come 1^ riserva (1968) alla bella età di 57 anni!

Del gioco solido ne abbiamo già parlato, ma la sua caratteristica che tutti gli riconoscevano era legata all’uso dei Cavalli che muoveva con l’eleganza che si riscontra in un balletto! Sarà perché era figlio della puszta?

Di sicuro, vale la risposta che diede Anatolij Karpov – allora Campione del Mondo in carica – al cronista che gli chiedeva la ragione di una sua vittoria contro Barcza: “Mi sono affrettato a togliere i Cavalli dal suo schieramento, eliminando gran parte della sua pericolosità!”.

Per analogia alla sua professione, Barcza fu un apprezzato commentatore e didatta commentando le partite di Tornei e sfide individuali: in Italia, fu tradotto il suo “La sfida Lasker – Tarrasch per il Campionato del Mondo 1908”.

Dal punto di vista teorico, propose quello che viene denominato Sistema Barcza (una variante dell’Apertura Reti) che prevede lo sviluppo dell’Alfiere di Re in fianchetto e del Cavallo di Donna in d2; ad esempio: 1. Cf3, d5; 2. g3, Cf6; 3. Ag2, c5; 4. d3, Cc6; 5. Cbd2, seguito dall’arrocco.

Oggi, riposa nel cimitero di Budapest, dove morì il 27 Febbraio 1986.

 

La tomba di Barcza
La tomba di Barcza


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