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04/01/2010

GALLERIA DI CAMPIONI - Venticinque anni fa l’addio a "Tigran la roccia" - Il granitico armeno




GALLERIA DI CAMPIONI - Venticinque anni fa l’addio a "Tigran la roccia" - Il granitico armeno
Tigran V. Petrosjan

 



Galleria di Campioni


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IL GRANITICO ARMENO


 


(Attilio Tibaldeschi) In questo anno, ricorreva l’80° anniversario di nascita di un grande Campione scomparso venticinque anni fa.


Figlio di genitori armeni, Tigran Vartanovic Petrosjan nacque a Tblisi, capitale della Georgia caucasica, il 17 Giugno del 1929 e cominciò a praticare gli Scacchi ad un’età relativamente avanzata rispetto ad altri Campioni del suo calibro.


Tenendo conto che, in quei tempi, l’Unione Sovietica era una fucina di grandissimi scacchisti, dunque estremamente selettiva, raggiunse il titolo di Maestro a diciotto anni e dopo alterne prestazioni; il suo stile di gioco lo portava ad evitare “avventure” che potevano essere oggetto di ammirazione ma rischiose, preferendo piuttosto una profonda elaborazione dell’aspetto strategico della partita.


In definitiva, non vinceva molte partite, ma ne perdeva meno ancora!


Il suo ispiratore, fu il grande teorico lettone Aaron Nimzowitsch che aveva dettato i principi del gioco posizionale, basato sulla valorizzazione degli elementi statici della propria posizione e sull’indebolimento di quelli dell’avversario; a tale visione di gioco si opponeva lo stile combinativo, in cui prevalevano spettacolari tatticismi; era la fine del romanticismo che cedeva il passo al gioco – parola coniata a quei tempi – ipermoderno!


Ben presto, Tigran – dopo essersi trasferito a Mosca – dimostrò di aver appreso per bene gli insegnamenti sul gioco posizionale, diventando uno specialista dello stesso e, soprattutto, scalando le graduatorie internazionali fino al titolo di Grande Maestro Internazionale, ottenuto a ventitre anni.


Da quel momento in poi, cominciò a farsi la fama di giocatore difficilmente battibile infatti, nei dieci anni successivi ottenne pochi primi posti nei Tornei, ma salì quasi sempre sul podio, meritandosi gli appellativi di “granitico” e “roccia”.


La solidità del suo gioco lo faceva indicare come potenziale Campione Mondiale e ad ogni ripresa del ciclo che doveva selezionare lo sfidante del Campione del Mondo – detto Torneo dei Candidati – la sua crescita era costante e …lenta!


Alla fine degli anni ’50, il mondo scacchistico fu impressionato dal gioco travolgente del lettone Michail Tal che basava spesso i suoi successi su sacrifici, a volte non del tutto corretti, che frastornavano l’avversario; il “Mago di Riga” riuscì a conquistare il titolo di Campione del Mondo nel 1960, ai danni del grande Michail Botvinnik che, tuttavia, si rifece nel match di rivincita un anno dopo.


Alla luce della stella di Tal, il gioco di Petrosian veniva considerato noioso anche se efficace visto che vinse il Torneo dei Candidati del 1962; il punteggio fu di 17 punti su 27 partite, frutto di 8 vittorie, di ben 19 patte e nessuna sconfitta; di norma con una simile percentuale, difficilmente si vincono i Tornei, ma in quel caso l’equilibrio tra i vari Campioni favorì il metodico e roccioso armeno.


Lo scontro tra il mitico Botvinnik – ai vertici mondiali da oltre trent’anni – ed il nuovo sfidante vedeva tutti i pronostici a favore dell’anziano Campione che, dopo aver faticato a mantenere il match in equilibrio fino alla quattordicesima partita, fu costretto a cedere al più giovane avversario.


Stranamente, la Federazione internazionale abolì il diritto di rivincita per il Campione sconfitto e, per questo, Botvinnik si ritirò da ogni competizione per protesta.


Certo, ci sarebbe piaciuto vedere il cinquantaduenne ingegnere di Pietroburgo riuscire a riconquistare il titolo di Campione del Mondo per la quarta volta!


Sicuramente, Petrosjan era un degno erede di Botvinnik dal momento che rimase imbattuto per tutto il ciclo che lo aveva portato al ruolo di sfidante e, in seguito, si impose in un due importanti Tornei.


Nella prima difesa del titolo mondiale, riuscì a respingere l’assalto del più giovane Boris Spasskj, nato a Leningrado – dunque concittadino di Botvinnik anche se questi nacque a San Pietroburgo! – e giunto in finale, nel Torneo dei candidati, superando avversari dallo stile molto diverso (in finale batté l’ex Campione Tal).


Dopo le prime sei partite patte, Tigran vinse la settima e la decima partita mettendo una seria ipoteca sulla sua conferma sul trono mondiale; tuttavia, Spasskj riuscì a pareggiare i conti nelle sette partite successive ridando fiato ai suoi sostenitori.


Il probabile rilassamento dello sfidante permise al Campione di vincere le due partite successive e, praticamente, di riconfermarsi! Era dal 1934 che un Campione del Mondo non riusciva a confermare il suo titolo nella sua prima difesa!


Nel ciclo successivo, in cui la sua attività ebbe alti e bassi, si trovò ancora Spasskj come sfidante al titolo mondiale e questa volta dovette cedere al suo antagonista.


Anche se solo quarantenne, alcuni problemi di salute – la sordità, quello più evidente – non frenano la sua spinta agonistica, anzi sembra quasi che, liberatosi della corona, la vena riceva nuovo impulso: raggiunge il secondo posto in un Torneo in Spagna e viene fermato dal grande Bobby Fischer nella finale “dei Candidati” del 1971, l’anno prima di quello in cui l’americano coronò il sogno della sua vita; in quell’occasione, Petrosian subì quattro sconfitte consecutive anche se, nella seconda partita del match, interruppe l’incredibile serie di 20 vittorie consecutive di Bobby!


Questa disfatta, lo liberò anche del “dovere” di essere imbattibile e, nel periodo seguente, conquistò il primo posto in una decina di Tornei!


Un cancro allo stomaco lo tolse dalla scacchiera della vita il 14 Agosto 1984, all’età di 55 anni.


Pur essendo sepolto nel cimitero moscovita di Vagankovo, nella cittadina armena di Aparan gli è stato eretto un monumento e dedicata una piazza.


A distanza di tempo, la sua figura umana appare degna di ammirazione per la sorte non sempre benigna fin dalla giovinezza (rimase orfano a 16 anni) e per il carattere riservato, da cui talvolta usciva con pezzi d’opera cantati bella voce baritonale.


Come scacchista, i numeri parlano da soli malgrado gli scarsi entusiasmi provocati col suo gioco: in dieci Olimpiadi scacchistiche, giocate consecutivamente, vinse 78 partite, ne pattò 50 e ne perse una! Partecipò ad 8 Campionati Europei a Squadre con 15 vittorie, 37 patte e nessuna sconfitta!


 


 


 


 

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