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27/12/2018

COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (32)




COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (32)
Impianto della Indiana di Grunfeld

(Attilio Tibaldeschi)

 

Continuando nelle “scavo” delle partite “Indiane”, un altro filone teorico prende il nome dal giocatore austriaco Ernst Grünfeld (1893-1962) la cui carriera si sviluppò nel trentennio a cavallo del secondo conflitto mondiale coi risultati migliori negli anni ’20 e primi anni ’30 del secolo scorso.

L’attività di giocatore non gli impedì di compiere ricerche teoriche che pubblicò in alcuni libri molto appezzati: uno sull’apertura del Pedone di Donna ed uno sul Gambetto di Donna; in età più tarda, ne pubblicò uno sulle aperture in generale.

L’apertura “Indiana di Grünfeld” fu giocata per la prima volta, da Grünfeld stesso, in una partita del match contro il connazionale Albert Becker nel 1922.

L’idea strategica di fondo, mira a lasciare al Bianco la possibilità di creare un robusto centro di pedoni che verrà attaccato sui lati  con l’intento di aprire la colonna “d”; l’Alfiere sviluppato in “g7” aumenterà la pressione sulle case nere del Centro.

Dal canto suo, il Bianco ha a disposizione diverse scelte come bloccare il Centro o giocare in modo “speculare” cercando di controllare la grande diagonale nera.

Le mosse dell’impianto sono caratterizzate dalla sequenza: 1. d4, Cf6; 2. c4, g6; 3. Cc3, d5; che prevede come varianti principali: la Variante di cambio con: 4. cxd5, Cxd5; 5. e4, Cxc3; 6. bxc3, Ag7; in questo caso si vede molto bene che il Centro è occupato dai pedoni bianchi mentre il Nero è già pronto ad arroccare.

Più adattabile agli scenari futuri è la Variante elastica che continua con: 4. Cf3, Ag7; 5. Db3, dxc4; 6. Dxc4.

Più recentemente, si è affermata la linea che prevede lo sviluppo dell’Alfiere bianco campochiaro in “fianchetto” per dominare la grande diagonale bianca: 4. g3, Ag7; 5. cxd5, Cxd5; 6. Ag2.

Dopo un periodo di gran moda, quest’apertura subì un processo di abbandono, forse perché non era stata compresa in profondità; ci vollero gli studi teorici di grandi Campioni come Smyslov – giunto anche al trono mondiale – per farla tornare prepotentemente tra le aperture più giocate.

Da questa apertura, discende la cosiddetta Neo Grünfeld (o anche Semi-Grünfeld) che presenta analogie con molte aperture come la Difesa Slava (che vedremo più avanti) o la Partita Catalana (che vedremo più avanti) e che ha come caratteristica lo sviluppo del Cavallo bianco dal lato di Re anziché quello dell’altro lato.

La sequenza principale delle mosse è: 1. d4, Cf6; 2. c4, g6; 3. Cf3, d5; e le continuazioni principali sono la “Variante di cambio” 4. cxd5, Ag7; che ci riporta alla variante già vista all’inizio oppure: 4. e3, c6; che rientra nella citata Partita Slava.

Interessante anche la proposta del già Campione del Mondo Smyslov che suggerisce, sulla continuazione 4. Db3, Ag7; 5. Cc3, dxc4; 6. Dxc4, 0-0; 7. e4, di proseguire con 7. …,  Ag4; che pone il Cavallo in “f3” sotto pressione.

Volendo approfondire ulteriormente, il Bianco potrà scegliere di difendere il Cavallo portando l’Alfiere da “f1” ad “e2” oppure di lasciarsi impedonare (dopo 8. …,  Axf3;

9. gxf3, i pedoni del Bianco in “f2” ed “f3” vengono detti “impedonati”),  arroccare dal lato di Regina (il cosiddetto Arrocco lungo) ed attaccare l’arrocco del Nero grazie all’apertura della colonna “g”!

Un’altra variante della Difesa Indiana ebbe come ideatore il grande giocatore e teorico Nimzowitsch che abbiamo già incontrato nelle ultime occasioni quando abbiamo parlato di Difesa Nimzo-Indiana.

Nel caso che tratteremo adesso, si parla di Difesa Ovest Indiana.

La ragione del punto cardinale presente nella denominazione risiede nel fatto che la scacchiera può essere divisa in due parti con un’ideale linea verticale: alla destra del Bianco si parla di Lato Est mentre alla sinistra di Lato Ovest; per evitare confusioni …nell’orientamento, più comunemente si parla di Lato di Re e di Lato di Donna che sono prontamente identificabili da entrambi i colori.

Ecco, allora, che questo impianto di gioco rivela il suo nome perché l’Alfiere che viene portato in gioco dal Nero sarà quello campochiaro e verrà portato sulla grande diagonale bianca nel tipico sviluppo in “Fianchetto”.

Quando l’Alfiere camposcuro veniva giocato in “g7” (fianchetto di Re), controllava le case nere “e5” e “d4”; nel caso dell’Ovest Indiana, l’Alfiere campochiaro controllerà le case “d5” ed “e4”.

Secondo le idee della Scuola Ipermoderna – ormai una definizione storica – invece di occupare il Centro era meglio il suo controllo a distanza e tale Alfiere obbediva a questa concezione del gioco; in un tempo successivo, i pedoni centrali sarebbero stati spinti in funzione delle manovre avversarie.

Da parte sua, il Bianco, intenzionato a mantenere il Centro occupato, cercherà di sostenere i pedoni “occupanti” con i pezzi leggeri, in particolare col Cavallo di Donna, sviluppato in “c3”.

L’impianto dell’Ovest Indiana prevede le mosse: 1. d4, Cf6; 2. Cf3, b6; (che prepara il “fianchettamento” dell’Alfiere in “c8”); il Bianco potrà proseguire con 3. c4, Ab7; 4. g3, e5; (che viene denominato Gambetto Botwinnik) e poi 5. dxe5, Cg4; 6. Ag2, Cxe5 con gioco leggermente a favore del Bianco che riuscirà ad attivare i propri pezzi mentre il Nero avrà mosso il Cavallo tre volte.

Volendo, il Bianco potrà contrastare l’Alfiere campochiaro avversario portando il proprio in fianchetto; per questo, una continuazione possibile sarà: 3. g3, Ab7; 4. Ag2, c5; che origina la cosiddetta Variante di Marienbad dal nome dell’omonima città della Repubblica Ceca in cui si tenne un famoso Torneo nel 1925.

Pur non essendo tra le aperture più adottate, la Difesa Ovest-Indiana, non ha mai subito particolari momenti di gloria o di abbandono perché il Nero riesce a mantenere a lungo gli equilibri tra i due schieramenti.

Impianto dell'Ovest Indiana, Variante di Marienbad
Impianto dell'Ovest Indiana, Variante di Marienbad


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