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27/09/2018

COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (31)




COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (31)
L'impianto dell'Apertura Bogo-Indiana

(Attilio Tibaldeschi)

 

Chi spera che la miniera delle partite “Indiane” sia in via di esaurimento, può mettere l’animo in pace e attendere le proposte di Varianti che sono state formulate da diversi Campioni nell’arco di un secolo e mezzo.

Efim Bogoljubov fu uno di questi Campioni al cui nome è legata una variante della Difesa Indiana.

Di Bogoljubov abbiamo tracciato il profilo nell’ultima puntata dedicata ai grandi Campioni e di lui avevamo messo in evidenza lo spirito aggressivo – nel gioco! – che contrastava con la leggerezza con cui affrontava gli incontri anche molto impegnativi.

La Difesa Bogo-Indiana è caratterizzata dallo sviluppo dell’Alfiere da f8 a b4 – col conseguente scacco – secondo la sequenza: 1. d4, Cf6; 2. c4, e6; 3. Cf3, Ab4+; ed è giustificata dal motivo di costringere il Bianco a preoccuparsi dello sviluppo dei pezzi leggeri sul Lato di Regina perdendo tempi a favore di quelli del Lato di Re, cioè quelli che permettono di Arroccare.

Volendo sviluppare un pezzo con lo scopo anche di difendere, una continuazione potrebbe essere 4. Cc3, con cui si può rientrare nella Nimzo-Indiana, ma senza aver ancora portato in gioco il Cavallo in f3.

Le continuazioni di questa variante si possono vedere là dove è stata trattata.

Volendo evitare l’Impedonatura – peraltro non così negativa – si può scegliere di portare il Cavallo da b1 a d2 che controlla una casa centrale in attesa delle operazioni di arrocco; l’eventuale cambio dell’Alfiere col Cavallo (sai che soddisfazione dare scacco!) aumenterebbe il lieve vantaggio di sviluppo che il Bianco ha già muovendo per primo.

Di certo, è da evitare di dare il compito di “tappo” al Cavallo già portato in f3 che, oltre ad essere un errore strategico (“non muovere lo stesso pezzo due volte in apertura”), è un errore posizionale che rende problematico il movimento degli altri pezzi.

La risposta più comune allo scacco in b4, è lo sviluppo dell’Alfiere camposcuro con 4. Ad2, dopo di che il Nero ha da scegliere tra 4. , Ae7 che, se va contro il principio strategico citato prima, lascia al Bianco il fastidio di sciogliere il “nodo” che si è creato intorno al proprio Re.

Altra possibilità, è quella di lasciare l’Alfiere in attacco sostenuto dal pedone spinto in a5 o dalla Regina – anche se è un po’ prematuro portarla in gioco – posta in e7.

Anche la “Variante di cambio” – 4. , Axd2+; gode di sostenitori perché il Nero lascia invariata la situazione nel campo bianco potendo già arroccare.

Da quando fu adottata, questa Difesa godette sempre del favore dei cultori, alcuni dei quali la definirono “La più bella del Mondo” e la consigliarono vivamente anche ai principianti.

Pur appartenendo al gruppo delle Aperture Indiane, la Difesa Ucraìna si pone lo scopo di reagire immediatamente al centro per evitare posizioni …asfittiche!

La maggiore controindicazione è data dalla possibilità di perdere l’arrocco che, per un giocatore di attacco, non è preoccupante visto che le Regine sono state cambiate.

Naturalmente, a non tutti piace rinunciare alla Regina per cui la cosiddetta “Variante di cambio” viene poco adottata.

L’impianto generale dell’Apertura è il seguente: 1. d4, Cf6; 2. c4, d6; 3. Cc3, e5; e può avere i seguenti sviluppi 4. dxe5, dxe5; 5. Dxd8+, Rxd8; 6. e4, Cc6; con il Nero un po’ in difficoltà nel portare in gioco la Torre in a8, ma con non molte altre preoccupazioni.

Per chi vuole mantenere il proprio arsenale al completo, la scelta può cadere sulla “Variante di blocco” che porta 4. d5, Af5; (meglio portarlo in gioco subito!) 5. f3, Ag6; ecc.

Non volendo adottare nessuna delle due varianti precedenti, si può ricorrere ad una più “elastica” come: 1. d4, Cf6; 2. c4, d6; 3. Cc3, e5; 4. Cf3, exd4; 5. Cxd4, c5; il Nero ha maggiori spazi di manovra, ma il Bianco può preparare un attacco sul lato di Regina.

La Difesa Ucraìna, non ha avuto mai un periodo di particolare moda.

Anche in occasione di Difese come queste, ci sono stati spiriti liberi che hanno pensato alle sperimentazioni, proponendo un classico Gambetto che sorprese molto in un Torneo svoltosi nei primi anni del Secolo scorso; fu adottato da un trio di buoni Giocatori Magiari che ottennero ottimi risultati.

Ricordiamo che il termine gambetto viene adoperato per indicare un sacrificio di pedone in apertura con lo scopo di mobilitare più velocemente i propri pezzi.

Il Gambetto di Budapest vede il sacrificio, da parte del Nero, del pedone sulla colonna “e” per poter raggiungere l’obiettivo.

La sequenza è: 1. d4, Cf6; 2. c4, e5; a cui il Bianco risponde accettando il materiale con 3. dxe5, Cg4; tuttavia, il Bianco non deve difendere strenuamente (come in tutti i gambetti!) il pedone di vantaggio ma portare in gioco i pezzi come il Cavallo in f3 o l’Alfiere in f4.

Come in tutti i gambetti, in questo caso il Bianco potrebbe anche rifiutarlo continuando con 3. e3 che gli permette di controllare il Centro.

 

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