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23/08/2018

EFIM BOGOLJUBOV

Galleria di Campioni





EFIM BOGOLJUBOV
Efim Bogoljubov

(Attilio Tibaldeschi)

 

La serie dei Campioni oscurati da altri di maggiore importanza è sicuramente più lunga di quella dei più grandi vissuti nello stesso periodo.

La “distribuzione temporale” dei Campionissimi è stata determinata da molti fattori che potevano essere le Corti, le Accademie, i Caffè, i Circoli di Partito e via dicendo.

Naturalmente, molti sono stati i casi in cui grandi giocatori si sono messi in luce come casi isolati in ambiente …desertico.

Efim Dmitriyevich Bogoljubov nacque nei dintorni di Kiev (Ucraina) il 14 Aprile 1889; iniziati gli studi teologici (forse perché il suo nome, in lingua ucraina, significava “Amato da Dio”?) li abbandonò per proseguire al Politecnico della stessa città.

Probabilmente, apprese il gioco in Famiglia e lo coltivò agonisticamente durante gli studi tanto che si mise in evidenza nei Tornei di Varsavia (Polonia) e Wilna (Lituania).

Diversamente da altri, per i quali il primo conflitto mondiale segnò il rallentamento dell’attività di gioco, per Bogoljubov fu il contrario! Mentre disputava un Torneo a Mannheim (Germania) , scoppiò il conflitto tra Germania e Russia e venne fermato ed internato con altri scacchisti russi (tra cui Alechin, Rabinovic, Romanovskij); se ad alcuni fu permesso ritornare in Patria, Bogoljubov (ed altri) venne trattenuto, ma gli fu permesso di disputare una lunga serie di 8 Tornei di cui di cui 7 a Triberg – nella Foresta Nera – dove finì di stabilirsi e sposarsi con una donna del luogo.

Dopo la vittoria in un Torneo, col premio avrebbe voluto comprare una pelliccia per la Moglie, ma la consorte lo convinse al più “solido” acquisto di una casa; per inciso, la casa fu tramutata

Finita la guerra, la sua attività continuò con una serie di vittorie a Berlino, Stoccolma, Kiel (Germania) e, a pari merito, a Karlsbad (Germania).

Tornato nell’(ormai) Unione Sovietica, vinse il Campionato nel 1924, bissato nel ‘25, così come il grande Torneo di Mosca (nello stesso anno) precedendo “mostri sacri” come Lasker e Capablanca.

In questo periodo, raggiunse – secondo calcoli fatti sulla scorta dei risultati ottenuti e con gli strumenti adottati per il moderno Sistema Elo – il primo posto nella graduatoria mondiale.

Nel 1926, emigrò definitivamente in Germania non trovando, come fu per Alechin, il clima politico adatto al suo spirito.

E’ noto che, una volta conquistato il Titolo Mondiale, Alechin non volle più metterlo in palio contro Capablanca di cui temeva la tecnica sopraffina che lo aveva stremato durante lo sfibrante match (durato 34 partite!) del 1927; malgrado le pressioni della F.I.D.E. (la Federazione Internazionale), si riservò di scegliere gli sfidanti capaci di sostenere le pesanti condizioni finanziarie.

Fu per questo che, nel 1929, egli accettò la sfida lanciata proprio da Bogoljubov che, tuttavia, venne sconfitto abbastanza nettamente; come dato statistico, resta solo quello che Bogoljubov vinse ad Alechin più partite di Capablanca!

Anche il secondo assalto – nel 1934 – di Bogoljubov al trono di Alechin ebbe un esito a favore al Campione del Mondo, sia pure con un punteggio leggermente più incerto.

Nel 1930, in occasione del grande Torneo di San Remo, si classificò al quarto posto dietro ad Alechin, Nimzowitsch e Rubinstein, a quei tempi il Gotha dello scacchismo mondiale.

Rappresentò la Germania alle Olimpiadi Scacchistiche di Praga (1931) vincendo la medaglia d’argento (dietro ad Alechin!) individuale; unica soddisfazione: la Germania si classificò al quinto posto mentre la Francia di Alechin fu 14^.

Vinse ancora una quindicina di Tornei, l’ultimo dei quali a Saarbrüken nel 1951.

In quell’anno, la F.I.D.E. gli assegnò il titolo di Grande Maestro Internazionale malgrado l’opposizione dell’Unione Sovietica che non gli aveva perdonato la sua migrazione in Germania, accusandolo di simpatie verso il regime nazista.

Fu, questo, l’ultimo riconoscimento della comunità scacchistica internazionale prima della sua morte avvenuta a Triberg il 18 Giugno 1952.

Malgrado queste velenose accuse, Bogoljubov mantenne intatte le caratteristiche del suo carattere gioviale e propenso all’umorismo che lo portava ad affrontare le cose con leggerezza d’animo – qualcuno diceva con indolenza – anche le partite!

Particolarmente divertente fu la sua disavventura con un giocatore a cui annunciò il matto imminente; vuoi per distrazione, vuoi per il calcolo errato, la partita si mise male e la perse! Fu sinceramente divertito dall’affermazione dell’avversario che gli disse: “Il morto che volevi uccidere, gode di ottima salute”!

E a proposito di morti, Bogoljubov fu protagonista di un episodio quasi macabro dopo una vittoria sul grande Tarrasch, titolò un suo articolo: “La partita che ha ucciso il Dottor Tarrasch”; purtroppo, il povero Tarrasch era morto qualche giorno prima!

Se molte sue partite (anche perse) sono entrate nella letteratura mondiale, lo si deve al suo modo di affrontarle – al contrario di Alechin – con la dovuta “grinta”, forse sopravvalutando le sue possibilità o non sentendosi allarmato per i pericoli che correva.

D’altra parte, una delle sue citazioni più riportate sul suo modo di giocare e detta senza alcuna altezzosità: “Col Bianco vinco perché ho il Bianco, col Nero vinco perché sono Bogoljubov”!

Era portato ad attaccare anche impetuosamente, ma sembra quasi che l’animo scacchistico di “Bogol” dovesse lottare anche contro la sua componente umana certo più paciosa, proprio come descritto dalla caricatura che proponiamo.

 

Una famosa caricatura di Bogoljubov
Una famosa caricatura di Bogoljubov


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