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30/05/2018

MIR SULTAN KHAN

Galleria di Campioni





MIR SULTAN KHAN
Mir Sultan Khan

(Attilio Tibaldeschi)

 

La Storia degli Scacchi è piena di Campioni che hanno brillato molto per un breve periodo, con prestazioni che hanno destato un interesse intenso, ma che non hanno visto una reale consacrazione; non sono mancati i casi in cui un singolo episodio ha lasciato un segno particolare.

Le ragioni di queste apparizioni fugaci sono le più varie e vanno dalle notizie storiche molto frammentarie (specialmente per i personaggi vissuti nel passato remoto) alle cause più inevitabili come le malattie o gli eventi bellici.

Per essi, il loro ricordo si è perpetuato in modo diverso a seconda che fossero stati citati sulle Riviste specializzate o sui quotidiani.

Un posto tra questi scacchisti lo merita sicuramente Mir Sultan Khan, nato in India (in una città ora facente parte del Pakistan) nel 1905 in una famiglia di umili origini al servizio di un Maharaja.

La parte del suo nome completo “Sultan” non deve essere inteso come indice di particolare status sociale, ma si tratta di un semplice nome.

Cominciò a praticare gli Scacchi intorno ai nove anni usando, tuttavia, le regole indiane che, per esempio, non permettevano la spinta del pedone di due passi.

Il suo talento fu notato dal Maharaja – che aveva anche il ruolo di diplomatico – il colonnello Umar Hayat Khan che lo introdusse alle regole occidentali del gioco.

Altra particolarità era la sua condizione di semi-analfabeta, non sapeva leggere l’Inglese e le partite le trascriveva in Hindi.

Poco dopo i vent’anni, istruito dal Campione indiano Kishanlal Sarda, si trovò nella posizione di più forte giocatore dell’Asia vincendo, ad esempio, il Torneo di Dehli del 1928 con quasi con l’en plein di punti!

Nel 1929, Umar Khan decise di compiere un viaggio in Inghilterra e portò con sé Mir col ruolo di servo, ma che doveva servirgli come “grimaldello” per introdursi nell’aristocratica Società inglese.

Ad Agosto, fu impegnato nel Campionato britannico al quale non partecipavano i due più forti giocatori inglesi del momento: Frederick Yates e Sir George Thomas; malgrado queste due assenze, Mir si laureò Campione con 8 punti su 11; vinse il titolo nazionale ancora nel 1932 e 1933, in quelle circostanze erano presenti Yates e Thomas!

Il culmine della sua carriera lo ebbe al Torneo di Hasting 1930-31 quando giunse terzo dietro a Euwe e Capablanca con una sua vittoria contro il Cubano ex Campione del Mondo! Questa sua vittoria destò un’enorme impressione sia perché Capablanca era tutt’altro che un giocatore finito, ma specialmente per la facilità, quasi irrisoria, con cui s’impose il giocatore venuto dall’Oriente.

Il suo gioco, molto influenzato dalla strategia del gioco indiano, si basava sui movimenti armonici e coordinati dei pedoni, mentre i pezzi agivano negli spazi più interni della scacchiera.

In occasione di un Torneo a Squadre, svoltosi a Ramsgate ai primi del ‘930, la Squadra americana fu invitata nella casa londinese del Maharaja e, con grande sorpresa, furono serviti del tradizionale the nientemeno che da Mir!

La cosa colpì Rueben Fine (giornalista, forte scacchista e psicanalista di fama) che annotò, nel suo racconto giornalistico, la grande superbia del padrone di casa che accolse la Delegazione americana sottolineando l’onore di essere accolta da lui che: “…solitamente conversava coi suoi levrieri”.

Come scacchista, tuttavia, Fine fu impressionato dal fatto di essere servito da un Grande Maestro di Scacchi!

Nella maggior parte dei Tornei cui partecipò, difficilmente scendeva dal podio; in rappresentanza dell’Inghilterra, diede un apporto notevole nelle Olimpiadi di scacchi a: Amburgo (1930) in prima scacchiera (9 vinte, 6 patte, 4 perse); Praga (1931) in prima scacchiera (8, 7, 2); Folkestone (U.S.A., 1932) dove, sempre in prima scacchiera, ottenne 4 vittorie, 6 patte e 4 perse.

Giocò, vittoriosamente, diverse sfide con celebrati Campioni tra cui Tartakower.

Come era venuto, Mir Sultan Khan sparì lasciando dietro di sé la fama di un giocatore taciturno, portato alla meditazione e circondato da un certo mistero.

Ritornò in India dove il suo padrone gli aveva concesso un piccolo appezzamento di terreno che coltivò fino alla fine della sua vita.

Della sua abilità scacchistica, si ha la sola traccia (1935) di un match che vinse contro il Campione indiano di quel periodo.

In un libro a lui dedicato negli anni ’60, l’Autore (R.N. Coles) si era recato in India per seguire le deboli tracce lasciate dal Campione e, una volta trovatolo, lo vide seduto sotto un albero mentre meditava; gli chiese se avesse proseguito nel giocare o se avesse trasmesso degli insegnamenti.

Con grande sorpresa dello scrittore, Mir rispose che si era impegnato a trasmettere cose più utili degli Scacchi! La sua abilità davanti alla scacchiera lo aveva liberato dalla sua condizione di servo ed in lui tutte le cose che noi definiremmo “belle”, non avevano la prevalenza sulla situazione che stava vivendo.

Morì il 25 Aprile del 1966 per una forma di tubercolosi che, forse, avrebbe potuto curare se fosse rimasto in Europa; tuttavia, non rimpianse mai il periodo britannico se è vero che disse a Coles che odiava il clima ed il cibo inglese!

 

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