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27/02/2018

CONOSCIAMO IL MONDO DEGLI SCACCHI (33)






CONOSCIAMO IL MONDO DEGLI SCACCHI (33)
Frontespizio del libro di Damiano

(Attilio Tibaldeschi)

 

Quando ci troviamo a parlare di Scacchi da un punto di vista non tecnico, le domande più comuni riguardano la loro origine e l’evoluzione del gioco; fatalmente, i riferimenti non possono che essere i documenti di qualunque tipo siano cronache, testamenti, riferimenti letterari.

Per tutti, valga il sommo Dante che, nel XXVIII Canto del Paradiso, scrive:

L'incendio suo seguiva ogne scintilla;

ed eran tante, che 'l numero loro

più che 'l doppiar de li scacchi s'inmilla.

Delle fonti letterarie più antiche, ne abbiamo parlato molto tempo fa, arrivando all’incirca al XIII Secolo e parlando quasi esclusivamente di raccolte di partiti – la campagna elettorale di questi tempi non c’entra nulla! – cioè di problemi che venivano usati per scommettere; solo alcune altre opere trattavano gli Scacchi con una funzione moraleggiante o come occasione di poemi cavallereschi.

Mentre i movimenti dei pezzi si modificavano, avviandosi a diventare quelli che conosciamo oggi, si cominciarono a pubblicare le opere a stampa; il primo a noi noto fu il “Llibre dels jochs del schachs en nombre de 100”, stampato nel 1495 in Spagna, a Valencia, presso la stamperia Lope de la Roca Alemay e scritto da Francesch Vincent.

Si tratta del primo trattato a stampa che riportava le regole moderne che, purtroppo, ha visto la sua ultima copia distrutta in un incendio del convento di Montserrat in Catalogna.

Estinto questo testo, il più antico libro a stampa restò “Repeticion de Amores et Arte de Axedrez con CL juegos de partido, fondamentale nella storia degli Scacchi, pubblicato a Salamanca nel 1497 ed il cui autore, Luis Ramirez Lucena, era considerato il più forte giocatore del Mondo.

Al suo nome – ma non si sa perché – è legata una fondamentale posizione nel finale Re, Torre e pedone contro Re e Torre in cui la parte più forte riesce a portare il pedone a promozione.

Il libro di Lucena riporta numerose aperture accompagnate da diagrammi incisi su legno e molti problemi; una delle dieci copie restate al mondo si trova nella biblioteca di Siena.

Grandissima diffusione fu data al testo: “Il libro da imparare giochare a Scachi, et de belissimi partiti…” scritto in Italiano e tradotto anche in Spagnolo.

L’autore fu Pedro Damião, un farmacista di origini ebraiche e residente ad Odemira in Portogallo che, nel 1496, subì l’espulsione dal Portogallo in seguito ad un decreto reale.

Riparato a Roma, cambiò il cognome in Damiano e diede alle stampe il suo libro nel 1512; particolare interessante fu l’annotazione, sul frontespizio, “nuovamente stampato” che fece ipotizzare la presenza di testi anteriori; alla fine, gli studiosi concordarono sul fatto che tale espressione volesse significare “stampato con nuovi metodi”.

Le ragioni della diffusione di questo libro, stanno nella scelta dei due colori nei diagrammi e la numerazione delle case che serviva per indicare le mosse.

Diffusione ancora maggiore l’ebbe il “Libro de la invencion liberal y arte del juego del Axedrez, muy util y prouechosa” il cui autore era nientemeno che Ruy Lopez de Segura, sacerdote nativo di Zafra, che si misurò coi Campioni del tempo cedendo, nel complesso, ai soli super campioni italici Leonardo da Cutro e Paolo Boi.

Stampato ad Alcala nel 1561, il libro incontrò un successo mai visto: poco tempo dopo la sua uscita, il segretario degli Estensi a Madrid ne inviò una copia al duca Alfonso II d’Este che era appassionatissimo del gioco.

Nel 1584, Domenico Tarsia ne fece una traduzione in italiano che fu stampata a Venezia e nella quale non vennero riportati tutti i capitoli dell’opera originale; un particolare curioso: gli insegnamenti di Ruy Lopez furono sempre fedelmente riportati e confrontati con le regole che vigevano in Italia a quel tempo in “splendido isolamento” nei confronti del resto del mondo.

Notevole la sottolineatura che il gioco sia: “…amico della scienza e nemicissimo della sorte”, come venne ripreso da Pietro Carrera  nel secolo successivo.

Anche questa traduzione ebbe una diffusione notevole se è vero che almeno una ventina di biblioteche annoverano una copia in catalogo.

Tornando all’opera originale, la sua diffusione dipese dal fatto che, mentre i libri di Lucena e Damiano riportavano solo le mosse delle diverse partite, Ruy Lopez diede esaurienti dimostrazioni del perché di certi impianti d’apertura; se ancora oggi si usa l’apertura che porta il suo nome, vuol dire che quei fondamenti erano molto solidi.

Da quel momento, il gioco si trasformò in una ricerca “scientifica”, volta a far risaltare lo spirito dei diversi impianti, privilegiando l’aspetto della ricerca nel gioco piuttosto che il lucro ricavato dalle scommesse.

Contrariamente ai testi del tempo, non fu inserito neppure un problema che, solo molto tempo dopo, fu elevato a composizione artistica.

Frontespizio del libro di Ruy Lopez
Frontespizio del libro di Ruy Lopez


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