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23/02/2018

JOSEPH H. BLACKBURNE, LA MORTE NERA

Galleria di Campioni





JOSEPH H. BLACKBURNE, LA MORTE NERA
Un'immagine di Blackburne già avanti con l'età, ma ancora pericoloso

(Attilio Tibaldeschi)

 

Tra i tanti Campioni che meritano di essere citati, alcuni hanno lasciato un segno nella memoria dei posteri grazie a tratti del loro carattere che andavano ben oltre l’abilità sulla scacchiera.

Joseph Henry Blackburne nacque a Manchester – ci teneva precisare: nel sobborgo di Chorlton-on-Medlock – il 10 Dicembre del 1841; il padre era un predicatore che viaggiò per tutta la Gran Bretagna a diffondere la bellezza della Temperanza come obiettivo per una vita aderente ai principi della religione.

Volendo fare una considerazione malevola, il giovane Joseph non fu minimamente toccato dalla prediche paterne!

Per un certo tempo, collaborò col padre nella produzione di dagherrotipi, in quel tempo considerati tecnologia avanzata.

Come spesso succede anche in altri campi e ai giorni nostri, il giovane venne “fulminato” dalla presenza del genio americano Paul Morphy, in quel periodo in Europa per misurarsi coi migliori giocatori dell’epoca; fu particolarmente attratto dal gioco “alla cieca” nel quale si esibiva Morphy contro molti avversari, cioè “in simultanea”.

Nel giro di poco tempo, fu in grado di giocare in simultanea alla cieca.

Vale la pena sottolineare che il giocatore, impegnato contro diversi avversari e senza vedere le loro scacchiere, non solo deve ricordare il posizionamento dei pezzi in campo, ma deve anche studiare a mente le possibili varianti delle singole partite; in poche parole, deve trovare il modo di vincere!

Intorno ai vent’anni, si misurò col Campione cittadino Edward Pindar, di origine inglese, ma nato in Estonia, che aveva battuto Morphy e vide la sua carriera interrotta a causa di un’aggressione di cui si rese responsabile.

Il piccolo match si concluse con un sonoro cinque a zero per Pindar. Tre mesi dopo, Blackburne si prese la rivincita per cinque a uno!

L’anno successivo, 1862, partecipò al grande Torneo di Londra dove si piazzò al nono posto, ma ebbe la soddisfazione di battere il futuro Campione del Mondo Wilhelm Steinitz; per inciso, in quell’occasione si utilizzarono orologi a clessidra (!) per limitare il tempo che ogni giocatore poteva dedicare ad un certo numero di mosse.

Pur essendo impiegato in un magazzino, tornato a Manchester decise di dedicarsi al professionismo scacchistico.

In una sfida con Steinitz, perse alla grande (1 a 7) e la cosa provocò i futuri dissidi tra i due Campioni; prese ad esibirsi alla cieca in tutta la Gran Bretagna, ma qualche anno dopo – e poi si dice della memoria degli elefanti – si incontrarono in un Circolo di Londra e litigarono fino allo scontro fisico in cui ci furono sputi ed occhi neri.

Indubbiamente, entrambi erano dotati di un caratterino poco malleabile!

Ma non basta! Pochi anni dopo, litigarono clamorosamente anche a Parigi!

Il periodo migliore fu compreso tra il 1870 ed il ’90: vinse a Londra (’76, ’86, ‘93), a Wiesbaden (’80) e a Berlino (’81), per parlare dei più importanti, ma in altri arrivò secondo come a Londra (’72), a Vienna (’73), a Norimberga (’83), a Belfast (’86) e in altri.

In generale, non rendeva molto nelle sfide individuali, forse perché veniva “studiato” più approfonditamente dallo stesso avversario, tuttavia ne vinse anche di livello molto elevato.

Nei Tornei, invece, cambiando avversario ad ogni turno riusciva a rendersi pericoloso grazie al suo gioco pieno di rischi (anche per sé!) che lo rendeva una sorta di mina vagante, implacabile una volta che l’avversario aveva messo il piede in fallo; tale caratteristica tecnica gli meritò il soprannome di “Black Death”; la saga di “Guerre stellari” era ancora lontana, ma l’incombere di Blackburne sui suoi avversari faceva lo stesso effetto dell’inquietante stazione spaziale.

Tornando ai tempi in cui viaggiava col padre, una costante della vita di Blackburne fu il whisky scozzese verso cui Joseph aveva una passione smisurata! Molti sono gli aneddoti che riguardano …entrambi: durante una simultanea, tenuta all’Università di Cambridge, gli studenti posero due bottiglie lungo i tavoli sperando di ottenere il piccolo vantaggio di un annebbiamento del campione; alla fine, tutti gli studenti uscirono sconfitti e le bottiglie vuotate!

Molto più gustoso, perché scacchisticamente …coerente, fu quello vissuto da un partecipante alla simultanea che aveva ordinato un bicchierino per sé; quando Blackburne arrivò davanti a quella scacchiera, l’avversario si era alzato lasciando solo soletto il whisky che finì in un fiato nel gargarozzo del campione.

Di fronte alle lagnanze del legittimo proprietario, Blackburne rispose che il bicchiere era stato lasciato in presa e lui l’aveva preso “en passant”!

Malgrado questo lato “smodato” della sua vita, la carriera scacchistica di Blackburne fu molto lunga se è vero che alla bella età di 72 anni partecipò al grande Torneo di Pietroburgo nel 1914 giungendo 9° su 11 e totalizzando il 35% dei punti possibili.

Particolare divertente fu la sua sentenza nei confronti del suo connazionale (anche se di origine ungherese) Isidor Gunsberg ormai sessantenne e che aveva battuto in quel Torneo: “Sei ancora troppo giovane per riuscire a battermi!”.

Malgrado fosse rimasto scioccato per la caduta di una bomba nel 1918, continuò a dedicarsi agli Scacchi tenendo simultanee fino alla sua morte avvenuta il 1° Settembre 1924.

Un altro campo, peraltro non molto vasto, cui si dedicò fu quello della composizione di Problemi, quasi tutti in tre o più mosse.

Dove i suoi dati, invece, sono sorprendenti è nel numero di partite giocate: si stima che ne abbia giocate più di 100.000, tra i 53 Tornei nazionali ed internazionali, sfide e le innumerevoli simultanee sia “normali” che “alla cieca”!

 

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