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28/11/2016

TIMUR LO ZOPPO

Galleria di Campioni




TIMUR LO ZOPPO
La gabbia di Tamerlano; il Bianco muove e dà matto in 4 mosse

(Attilio Tibaldeschi)

 

Di tanti Campioni che si sono distinti nel nostro gioco, molti appartengono a tale categoria non tanto per il contributo tecnico lasciato durante la loro carriera, quanto per l’alone di leggenda che li circonda e legato a imprese di varia natura.

Tale caratteristica riguarda in modo speciale personaggi vissuti nei tempi in cui la tradizione orale la faceva da padrona ed era molto facile esagerare termini e circostanze; per la verità, anche la tradizione scritta può cedere ad esagerazioni, ma è più facile trovare documenti che dicono altro (o il contrario!) sullo stesso argomento e, dunque, resta più facile esprimere valutazioni più oggettive.

Un posto particolare in questo àmbito è occupato da Tamerlano, nato nell’attuale Uzbekistan, nei paraggi di Samarcanda, nel 1336; di lui si disse che discendesse da Gengis Kan di cui voleva rinverdire fasti.

Il nome originale era Timur I Lang della tribù dei Barlas; per completare l’origine del nome, Timur significava “ferro” mentre il soprannome I Lang (zoppo) gli proveniva da una ferita di guerra.

Le biografie su Tamerlano, parlano di lui come un concentrato di crudeltà associata ad una tendenza al falso nelle rassicurazioni fatte per convincere le popolazioni prima di conquistare i loro territori e le loro città; pare che fosse avvezzo a (far) tagliare le teste dei nemici per farne delle piramidi.

Dimostrò un acume notevole come stratega nelle sue guerre di conquista, fatte in tutte le direzioni, in Turchia, in Persia, in Cina e in India dove uno dei suoi figli diede origine alla dinastia dei Mogol.

Particolarmente ingegnoso si dimostrò nella battaglia di Ancyra (l’odierna Ankara) in cui la manovra strategicamente vincente fu quella di deviare il corso del fiume che forniva l’acqua all’esercito ottomano guidato dal sultano Bayezid, poi catturato.

Altri documenti dicono che si comportò bene in particolare col sultano Bayezid che, battuto, venne tenuto prigioniero a lungo; è vero che se lo portò in giro in una gabbia per umiliarlo, ma almeno non lo …uccise.

Per completezza d’informazione, la gabbia era usata come sgabello su cui Tamerlano si sedeva oppure usato per salire a cavallo!

Fonti ancor più favorevoli al condottiero, dicono che ascoltò la preghiera di Bayezid, ormai prossimo alla morte, che chiedeva una sepoltura dignitosa: lo fece seppellire a Bursa, nella tomba dei suoi antenati, e pianse per lui.

Il suo rapporto con gli Scacchi, inteso come pratica del gioco, aveva origine dalla conoscenza dei grandi giocatori Arabi come Ar-Razi, Al Laglag, As-Suli.

Di sicuro, giocò con Alì Shatranj Ala’addin Tabrizi, avvocato persiano che veniva considerato il giocatore più forte del Mondo della sua epoca.

La sua fama gli veniva dal fatto che fosse in grado di giocare quattro partite alla cieca (cioè senza vedere le scacchiere) e, nello stesso tempo, conversare col pubblico che andava a vedere le sue esibizioni.

Anche se un po’ nascosto tra i vari nomi, questo Alì Shatranj coincide col notissimo personaggio di Aladino, divenuto protagonista di avventure fantastiche grazie alla famosissima lampada.

La passione per il gioco lo portò a chiamare Shah-Ruhk (Re-Torre) uno dei figli con cui stava giocando nel momento in cui gli portarono, prigioniero, il sultano Bayezid; si narra che fosse talmente preso dal gioco che i suoi sudditi dovettero urlare per attirare la sua attenzione sull’illustre prigioniero e questo provocò la sua sconfitta sulla scacchiera! Essendo stato battuto dal figlio, però, non si adirò, ma lo premiò attribuendogli quel nome.

Forse perché voleva lasciare il suo segno anche nel gioco, si inventò la scacchiera cilindrica in cui erano unite le colonne o le traverse della figura quadrata originale  e sulla quale i pezzi potevano fare movimenti non consentiti sulla tavola originale.

Oggi, tale scacchiera è adottata nel campo dei cosiddetti “Scacchi eterodossi” di cui abbiamo già parlato in altra occasione.

La fantasia di Tamerlano, però, non si fermò alla scacchiera classica, ma volle “allargarla” ad 11 x 11 case, inserendo la bellezza di 5 nuovi pezzi variamente inseriti tra gli altri e disposti su tre traverse.

Oltre che negli Scacchi, Tamerlano rese splendente Samarcanda con nuove costruzioni che richiamavano mercanti e visitatori da tutto il mondo conosciuto; per non smentirsi, nel cortile di un palazzo fece costruire una grande scacchiera su cui potessero trovare posto elefanti veri e cavalli.

Ben pochi condottieri possono vantare il curriculum di Timur che non fu mai sconfitto; solo durante la campagna d’invasione della Cina venne fermato da una polmonite che lo portò velocemente alla tomba! Era il 19 Gennaio 1405.

Da un punto di vista scacchistico, è interessante un problema di Carl Jänisch (1813-1872) denominato “La gabbia di Tamerlano” presente in Figura 1.

Il problema deve essere risolto in 4 mosse, muove il Bianco.

La soluzione è:

1.Da1! e, a seconda delle risposte del Nero, vi sono le seguenti continuazioni:

se 1. …d3; 2.Dc3, e3; 3.exd3 cxd3; 4.Dxd3 #,

se 1. …c3; 2.Da2+, c4; 3.Da5+, c5; 4.Da8 #;

se 1. …e3; 2.Dh1+, e4; 3.Dh5+, e5; 4.Df7 #.

 

Un ritratto di Tamerlano
Un ritratto di Tamerlano


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