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23/10/2016

CONOSCIAMO IL MONDO DEGLI SCACCHI (27)





CONOSCIAMO IL MONDO DEGLI SCACCHI (27)

(Attilio Tibaldeschi)

 

In un recente incontro presso la Sede del CONI Provinciale, ci è capitato di percepire un atteggiamento di dubbio nel definire come “Sport” il gioco degli Scacchi; già in altre occasioni – come la partecipazione alle Giornate dello Sport – ci siamo sforzati di far capire l’appartenenza al mondo sportivo di questa attività, dai più intesa solo come “cerebrale”, dunque non degna di essere ammessa tra i veri Sport.

Già abbiamo sottolineato che l’apparato locomotore senza il sistema nervoso ci renderebbe più simili a dei peluches od a statue perfette (chi non ricorda cosa disse Michelangelo al suo Mosè?) ma immobili.

In più, non bastando un sistema nervoso che trasmette solo impulsi, l’Uomo è dotato di una “centrale” che non solo raccoglie stimoli ed invia comandi, ma che è in grado di elaborarli grazie a ciò che lo distingue da tutti gli altri viventi.

Quante volte abbiamo sentito parlare di “crollo psicologico” in occasione di fatti sportivi che, agli occhi dei più, richiedevano solo un movimento per non sbagliare un rigore o il braccio più fermo per centrare un bersaglio?

Già, il braccio più fermo! Allora non è vero che in tutti gli Sport il movimento sia l’elemento essenziale! Allora è vero che, anche per dare una pedata ad un pallone, è necessario essere psicologicamente forti!

Sfogliando un vecchio numero di Torre & Cavallo. Scacco! di qualche anno fa, l’attenzione è stata attratta da un articolo il cui titolo era già motivo di interesse: Lo Sport dei Re, il Re degli Sport che modificava l’ormai secolare definizione in cui al posto di Sport c’era il termine Gioco.

L’Autore era Renato Tribuiani, Segretario della Commissione medico-scientifica della Federazione Scacchistica Italiana; tale qualifica potrebbe far pensare ad una persona facente parte dell’apparato di cui ogni Federazione è dotata per lo svolgimento dei compiti istituzionali, ma in questo caso si tratta di un personaggio ben diverso.

In occasione dei lavori a sostegno della richiesta del riconoscimento degli Scacchi come Disciplina Associata del CONI, si sentì l’esigenza di una Guida Tecnica che potesse giustificare l’ammissione tra gli altri Sport.

Laureato in Scienze Motorie, Tribuiani entrò nella Commissione tecnica per le sue competenze in due mondi solo in apparenza distantissimi: il Rugby e gli Scacchi! Il suo contributo riguardava il campo delle Scienze Medico-Sportive Applicate.

Egli stesso racconta che, in quell’occasione, si sentì molto coinvolto in entrambi i campi e – sorpresa! – poté verificare la complementarità tra la scacchiera e la palla ovale: sulla prima avviene una formazione intellettuale, con la seconda si ha una formazione fisica e sociale.

La sua attività di divulgatore lo ha portato alla pubblicazione di Homo Erudiens e le quintessenze dei giochi sportivi scacchi e rugby, un testo che può essere utile a tutti gli operatori sportivi e nel quale vengono messe in rilievo le affinità psico-agonistiche tra i due Sport.

Ottenuta la specializzazione in Rugby, nella Federazione svolse il ruolo di allenatore delle Nazionali giovanili con particolare attenzione verso le problematiche di carattere psico-pedagogico dell’età evolutiva; collaborò anche in Società rugbistiche romane.

In ambito scacchistico, arrivò alla categoria Magistrale ed in questa Federazione opera attualmente come istruttore e formatore; in campo più strettamente scacchistico ha lasciato un’altra opera editoriale : Il massimo rendimento negli scacchi e in altri sport della mente che ebbe anche una traduzione in lingua spagnola da parte della Federazione Colombiana.

Tornando al contenuto dell’articolo, Tribuiani cita il parere di un Collega che cercava di convincere chi dubitava che il Tiro a volo fosse uno Sport: “…al contrario di altri Sport che educano al massimo dinamismo – talvolta persino dannoso, se visto a posteriori – nel Tiro a volo e in Sport simili si educano i muscoli alla più totale immobilità!”

Negli Scacchi (e Sport simili) ci troviamo in una situazione intermedia: pur essendo permesso muoversi dalla scacchiera per compiere normali attività come in tutto l’arco della giornata, durante il gioco si ha un’attività muscolare stabile per cui tutte le energie ed i nutrienti sono al servizio del cervello generando uno stato di benessere generale.

L’applicazione delle Scienze agli Scacchi ha esteso la ricerca anche in campo neuro-biologico e psicologico, approfondendo i contenuti dei consigli dati, da sempre, dagli allenatori ai giocatori e riguardanti la sfera extra-tecnica: alimentarsi correttamente, abbandonare fumo e alcool, riposarsi in modo adeguato, praticare Sport fisici e persino temprare il fisico con docce fredde!

Il grande Campione Mikhail Botvinnik fece un elenco dei fattori alla base del successo scacchistico: il talento naturale, la salute e le riserve di energie, la forza di volontà (motivazioni e carattere competitivo) e la preparazione tecnica; escludendo le doti innate, tutti gli altri fattori dipendono dal giocatore e da chi si occupa della sua crescita.

Un modo per verificare l’influenza dell’alimentazione – consiglia l’allenatore di fama internazionale Jonathan Maxwell – è quello di giocare partite “Lampo” (in genere, 5 minuti a disposizione per giocatore) nelle quali prevale l’attività mentale “bruta”, senza possibilità di riflettere molto.

Se qualche giorno prima di una gara di Scacchi “Lampo” ci si è alimentati secondo le abitudini del fast food, determinando squilibri biochimici nell’organismo e, nello stesso tempo, si è fatto mancare il riposo, quasi certamente i risultati saranno ben al di sotto di quelli ottenuti mantenendo i giusti ritmi delle abitudini legate al cibo ed al riposo.

Entrando nell’ambito psicologico, un grosso contributo viene dal GM scozzese Jonathan Rowson che ha rivolto l’interesse verso la parte più studiata (e misteriosa) della mente.

Appresi i fondamenti del gioco da giovanissimo, fu invogliato a continuare a praticarlo quando, ad un concorso, vinse 100 kg di libri di Scacchi! La svolta verso traguardi più elevati, ci fu quando apprese la Meditazione Trascendentale (molto in voga in quegli anni) che lo aiutò non solo a sentirsi calmo e concentrato, ma anche in grado di vivere la partita senza l’ansia del risultato.

Raggiunti i massimi traguardi nel periodo 2004-2006, Rowson rallentò l’attività agonistica dedicandosi alla trasmissione delle sue idee non tanto sul piano tecnico quanto su come rapportarsi con un gioco che – sono sue parole – “…ha un che di magico”.

Sicuramente, il testo più noto di Rowson è: “I sette peccati capitali degli Scacchi” in cui analizza le cause che portano a sbagliare in partita e detta dei consigli per migliorare le proprie prestazioni, vedendo tutto sotto un aspetto ironico e leggero.

Questi peccati vengono così elencati:

  1. Pensare (quando non serve o in maniera sbagliata)

  2. Perdere l'attimo (non cogliere i momenti chiave, irresolutezza)

  3. Volere (attaccamento eccessivo al risultato)

  4. Materialismo (perdere di vista i fattori non materiali)

  5. Egoismo (poca attenzione per l'avversario e le sue idee)

  6. Perfezionismo (andare a corto di tempo, strafare)

  7. Smarrimento ("perdere il filo", mancanza di concentrazione)

    Una volta compresi (ed evitati!) questi pericoli, si potrà anche perdere una partita a Scacchi, ma con la consapevolezza che il vincitore è stato semplicemente più bravo!

     

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