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20/08/2016

TEMPO IN MENO, TEMPO IN PIU’





TEMPO IN MENO, TEMPO IN PIU’
Figura 1

(Attilio Tibaldeschi)

 

Detto della misura del tempo a disposizione di ogni giocatore – almeno pari, da quel punto di vista, all’inizio di partita – per elaborare e realizzare il proprio piano di gioco, è anche noto che il termine tempo coincide anche col termine mossa.

Questa corrispondenza è particolarmente evidente quando si eseguono i calcoli per vedere se un pedone verrà promosso malgrado l’avvicinarsi minaccioso del Re avversario o se un pezzo – il Cavallo in particolare – riuscirà ad impedire una promozione o il passaggio di un pezzo avversario.

Tra le situazioni in cui i tempi in più o in meno sono fondamentali, abbiamo già presentato un esempio di Triangolazione con cui uno dei due colori riesce a “passare” la mossa all’avversario per avere un migliore posizionamento dei pezzi.

Questo trasferimento di mossa viene ottenuto – sia chiaro – alternando le mosse tra Bianco e Nero, solo che uno dei colori riesce ad eseguire una mossa in più pur non 

vedendo variare “gattopardescamente” nulla!

Se fosse impossibile ricorrere a tale opportunità, ci si potrebbe trovare nella sgradevole situazione che lascia poche speranze, in più aggravata da un termine di uso internazionale che suona quasi come una condanna: Zugzwang!

L’origine tedesca del termine può generare confusione essendo composto dalle parole “Zug” e “Zwang” che significano letteralmente “treno” e “costrizione”; cosa c’entri il treno se lo domandano anche i madrelingua che non giocano a Scacchi, ma cercando tra le pagine del vocabolario, si scopre che “Zug” ha diversi significati, uno dei quali – nei giochi di scacchiera – è proprio “mossa”!

In questo modo, appare chiaro che la traduzione diventa subito chiara essendoci una costrizione a muovere!

Osserviamo la Figura 1: il Bianco è chiaramente in vantaggio dal punto di vista del materiale, però i due Cavalli neri, oltre a difendersi reciprocamente, hanno relegato il Re bianco in h1 impedendogli di muoversi; questo potrebbe voler dire che la Regina da sola non riuscirà a dare il matto al Re nero.

Manovrando la Regina in modo opportuno, tuttavia, il Bianco riuscirà a mettere in Zugzwang l’avversario; una sequenza potrebbe essere: : 1. Dd7, Ra8; (se spostasse uno dei due Cavalli, dopo un attacco doppio con scacco, esso verrebbe catturato) 2. Dc7, ed il Nero è in Zugzwang! Costretto a muovere uno dei Cavalli, il Nero se li vedrà catturare uno dopo l’altro! E’ chiaro che se il Nero non fosse costretto (è il Regolamento, purtroppo!) a muovere si troverebbe in stallo.

Addirittura drammatico (per chi deve muovere!) è la situazione di Zugzwang reciproco meno raro di quello che si pensa specialmente nei finali di Re e pedoni.

Più complesso, perché spesso si verifica in centro-partita, è il cosiddetto Zugzwang strategico in occasione del quale chi ha la mossa è obbligato ad indebolire la posizione fino a vederla collassare!

Al sottoscritto capitò di vedere il commento di una partita – nella quale non era stato cambiato neppure un pedone! – conclusa con l’abbandono di uno dei giocatori; alla richiesta del perché, la risposta fu: “Zugzwang strategico! Qualunque mossa del Nero porta ad uno squilibrio tale da non poter essere compensato in nessun modo!”.

Lo Zugzwang strategico è molto impiegato nella problemistica dove viene indicato come Blocco; anzi, una prima suddivisione sistematica dei problemi li vede raggruppati in Problemi a minaccia e Problemi a blocco.

Nel primo caso, dopo la mossa-chiave del Bianco (per convenzione, è il Bianco a cominciare e vincere!) si minacciano matti diversi in coincidenza di ogni diversa risposta del Nero; nel caso del blocco, invece, dopo aver eseguito la chiave, il Bianco darà matti diversi in seguito alle mosse “perdenti” dell’avversario.

Visto che ci troviamo nell’ambito dei termini accettati internazionalmente, il Tedesco offre un altro termine agli Scacchi con la parola Zwischenzug.

La seconda parte della parola (Zug) sappiamo già che non si tratta di un treno, ma della mossa eseguita sulla scacchiera; la prima parte, invece, è presa in senso letterale potendo essere tradotta con “tra” o “intermedio”; per questa ragione, in Italiano viene definita Mossa intermedia.

La confusione potrebbe venire dal fatto che, volendo essere pignoli all’eccesso, le mosse tra la prima e l’ultima (della partita) potrebbero essere considerate tutte come intermedie!

In questo caso, prevale il diritto del linguaggio tecnico che definisce l’intermedia come: “Una mossa che, nell’interno di una combinazione – o di una semplice sequenza calcolata di mosse – serve a generare una “discontinuità” nello svolgimento della stessa”.

In che cosa può concretizzarsi questa discontinuità? Essendo frutto di mosse logiche (derivate da un piano più o meno ben architettato), la serie di mosse può essere calcolata con una certa profondità: il giocatore medio ne calcola 4 o 5, il grande giocatore 7 o 8 (o anche di più).

Nell’analisi fatta, non tutte le varianti sono molto chiare ed il piano nostro o quello dell’avversario può presentare dei “buchi” (microscopici per i campioni, voragini per i dilettanti!) e tra questi ci sono proprio le mosse intermedie.

Generalmente, l’intermedia viene eseguita da pezzi lontani dal centro delle operazioni e spesso si tratta di uno scacco che deve essere obbligatoriamente parato in qualche modo.

Nella Figura 2, il Nero ha catturato un pedone bianco in d5, senza tenere conto della mossa intermedia del Bianco: 1. De4+, e, improvvisamente, la Torre nera si trova attaccata da due pezzi! A nulla serve 1. , Df5; perché segue 2. Dxf5+, Txf5; 3. Txd8, restando con una Torre in più; non migliore è 1. , g7; perché segue 2. Df7+, con la successiva cattura della Torre in d5.

Questo esempio vale per noi …comuni mortali perché tra i più bravi le cose sono assai più sottili e sono proprio quelle a classificare i Campioni.

 

Figura 2
Figura 2


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