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26/05/2016

LA DOPPIA FACCIA DEL TEMPO





LA DOPPIA FACCIA DEL TEMPO
Figura 1

(Attilio Tibaldeschi)

 

Nell’ambito del nostro gioco, il termine Tempo può essere visto sotto almeno due aspetti fondamentali ben sapendo che, in alcune circostanze, il termine assume diversi significati quando si vuol sapere che “Tempo farà” o quando ci si rende conto che è “Tempo delle grandi decisioni” o, ancora, quando ci si trova davanti ad un “Tempo debito” tanto certo quanto indeterminato!

Restando al solo significato tecnico, la necessità della sua misura si rese necessaria per mettere sullo stesso piano i contendenti per quanto riguarda il Tempo di riflessione; è abbastanza facile immaginare il perché di questa necessità, visto che in passato c’era chi abusava della pazienza dell’avversario soffermandosi per un tempo esagerato – talvolta si trattava di mosse forzate – prima di eseguire la propria mossa.

La mancanza di regole a quel proposito, fu determinante per catalogare gli Scacchi come noiosi e bisognosi di troppo tempo per la loro pratica; in campo umoristico, gli Scacchi sono trattati mettendo in caricatura essenzialmente le conseguenze del tempo impiegato per giocare una partita.

Con l’avvento degli orologi, il tempo impiegato per riflettere diventò tutto dedicato allo sviluppo della strategia ed al calcolo, dunque il rapporto col tempo cambiò in modo radicale diventando vitale come lo studio in profondità di una linea di gioco; spesso, le partite non si potevano concludere come desiderato per mancanza di tempo (Zeitnot come si dice comunemente usando l’espressione in lingua tedesca) che mette ansia oltre il necessario.

Naturalmente, ci sono sempre state le eccezioni per cui alcuni giocatori si trovavano a loro agio più in ristrettezza che in larghezza di tempo; il russo David Bronstein si concentrava per circa venti minuti prima di eseguire la prima mossa! Questi giocatori erano (e sono) molto bravi nel gioco Lampo, cioè con tempo ridotto a pochi minuti.

La tecnologia, ha permesso di ridurre molto l’ansia del tempo che scorre con l’adozione degli orologi elettronici che, da una parte sono decisamente più precisi ed equi di quelli meccanici, dall’altra sono programmabili con diverse opzioni di cui la più utile è quella del tempo aggiunto – in genere 30 secondi – ad ogni mossa eseguita; questo permette al “ritardatario” di sapere che, quando dovrà eseguire la propria mossa, avrà ancora qualche secondo a disposizione.

Nella tecnica degli Scacchi, però il termine Tempo indica solo la mossa – e, per estensione, la successione di molte di esse – che è strettamente collegata al concetto di spazio legato alla scacchiera.

Chi teme uno scivolamento nel campo della Relatività, può stare tranquillo visto che lo spazio su cui si muovono i pezzi è limitato – ad esclusione del Cavallo – a due dimensioni!

Non è raro sentire gli Istruttori, o leggere nei commenti delle partite, citare le “perdita di tempo” dedicate a mosse imprecise, inutili o addirittura dannose; allo stesso modo, capita di sentire (nelle partite amichevoli, perché in quelle ufficiali si devono limitare al massimo le parole!) un giocatore che lamenta la mancanza di uno o più tempi per rappresentare il suo ritardo nel combinare le singole mosse.

Per convenzione, infine, muovendo prima il Bianco, di esso si dice che ha un Tempo di vantaggio (o vantaggio della mossa) che deve essere conservato e possibilmente incrementato con le mosse successive.

Questo vantaggio lo si può verificare fin dalla prima mossa con un esempio pratico: il Bianco può eseguire 20 mosse differenti, alcune sconsigliabili, ma in complesso non dannose; eseguita la mossa bianca, il Nero ha sì 20 mosse a disposizione, ma alcune sconsigliabili ed altre addirittura dannose perché possono portare ad una perdita di materiale senza compenso.

Questa situazione di vantaggio si protrae in genere per una decina di mosse cioè fino a quando le sterminate possibilità di creare posizioni diverse obbligano a “pescare” mosse buone in un mare sempre più difficile da sondare.

Spesso, durante lo studio degli impianti di apertura si può trovare l’espressione: “… e con questa mossa, si rientra nella Partita X o nella Difesa Y”; questo vuol dire che alla stessa posizione si può arrivare con sequenze di mosse differenti, ma nel loro svolgimento si potevano percorrere vie diverse che avrebbero portato a posizioni diversissime.

Nel corso della storia degli Scacchi, hanno avuto molto peso i pareri dei grandi Giocatori e, senza arrivare al consiglio:  Cerca che il tuo avversario trovi fastidio dal sole o dalla lucerna” di Ruy Lopez  o ai sigari puzzolenti di Emanuel Lasker, si sono alternati coloro che dicevano di andare all’attacco con celerità, chi preferiva una difesa rocciosa, chi vedeva le mosse come costruzione di edifici secondo una visione strategica ferrea, chi affidava tutto a calcoli profondissimi che culminavano in piccoli vantaggi da incrementare con altri calcoli…

Per guadagnare tempi in apertura, si ricorre anche al sacrificio di un pedone in modo da avere più strade aperte da far percorrere ai propri pezzi: si tratta del Gambetto, in genere proposto dal Bianco, ma al quale il Nero potrebbe proporre un Controgambetto!

In ogni caso, il buon sviluppo dei pezzi è determinato dalla celerità con cui vengono portati in gioco e dal loro posizionamento in case in cui non possono subire attacchi; per questo, far muovere la Regina troppo presto potrebbe comportare la perdita di tempi preziosi, a vantaggio della parte avversa.

Talvolta, il guadagno di tempo si può ottenere dando uno scacco che costringe ad una difesa forzata e non pericolosa per il pezzo offendente oppure con lo spostamento del Re offeso.

Se le perdite di tempo nella fase di apertura possono incidere relativamente sul seguito della partita, il calcolo dei passi da compiere diventa essenziale nel finale.

Questo calcolo non solo conta le mosse, ma deve considerare anche la casa giusta da raggiungere e talvolta non si tratta del percorso più breve!

Il Pedone, ad esempio, potendo muoversi per la prima volta di un passo o due, può scegliere di arrivare in una certa casa in una o due mosse.

Tutti gli altri pezzi – ad esclusione del Cavallo (è proprio un pezzo bastian contrario!) – sono in grado di raggiungere una certa casa in un numero di mosse pari o dispari.

E’ il caso tipico del Re che, accompagnando un pedone a promozione, in diverse posizioni può ricorrere alla Triangolazione con cui, perdendo un tempo, si guadagna una posizione determinante.

Nella figura, la posizione è vinta dal Bianco con o senza mossa: se deve muovere il Nero – il Bianco ha l’Opposizione – per cui prevarrà, ad esempio, con la sequenza: 1. , Rc7; 2. Ra5, Rb7; 3. Rb5, Rc7; 4. Ra6, Rd7; 5. Rb7, Re7; 6. Rc7, ed ora il Nero dovrà abbandonare la difesa del suo pedone.

Se la mossa tocca al Bianco (l’opposizione è del Nero), una delle sequenze potrebbe essere 1. Rb3, Rc4; 2. Rc3, Rb6; 3. Rb4, in questo modo siamo tornati alla posizione di partenza ma con l’opposizione al Bianco e con la possibilità di vincere come abbiamo visto; al Re bianco è bastato “triangolare” tra le case a3, b3 e c4.

Togliamo subito il dubbio a chi si chiede se, dopo la prima mossa del Bianco, il Nero avesse risposto con 1. , Ra5: si continuava con 2. Ra3, mentre dopo 1. , Ra6: si continuava con 2. Ra4, conquistando, l’opposizione in entrambi i casi.

In antitesi alla scelta di un numero di mosse pari o dispari c’è la possibilità di trovarsi in posizione di Zugzwang (ancora dalla lingua tedesca e traducibile con “costrizione alla mossa”) per cui chi si trova in tale situazione viene danneggiato dal fatto di dover muovere! A Scacchi, purtroppo, non c’è la possibilità di fare una … zero mossa, cioè “passare” all’avversario il compito di muovere!

 

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