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18/05/2016

COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (21)





COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (21)
Apertura Patzer-Parham, si raccomanda al Nero di non rispondere con Re7!

(Attilio Tibaldeschi)

 

Reduci dal Campionato Regionale Under 16, svoltosi a Mombaruzzo (AT) dove erano attesi 80 giovani e se ne sono presentati 130 (!), oltre all’atmosfera gioiosa e giocosa era bello vedere i ragazzi andare dagli Istruttori per commentare a caldo la partita appena terminata.

Nessun dramma per le mosse “assurde” che si presentavano sulla scacchiera e che, specialmente dai più piccoli, non venivano giustificate in modo convincente; solo con la pazienza e le dimostrazioni …in campo, gli Istruttori riuscivano a motivare i ragazzi per la partita successiva, tenendo alta l’attenzione di chi era stato vincitore oppure il morale di chi era stato sconfitto.

Nella stragrande maggioranza dei casi, l’attenzione era concentrata sul finale di partita, fase in cui gli errori pesano molto di più, sono più evidenti grazie al  ridotto numero di pezzi da controllare e per i quali dovrebbe essere più facile fare i conteggi dei passi da compiere.

Nelle puntate precedenti della Rubrica, dedicata ai Principianti, sono state fornite le indicazioni di base che, con l’esperienza, possono essere arricchite ed affinate diventando spontanee nella loro applicazione; d’altra parte, se tali regole vengono apprese dalle macchine…

Per riprendere un discorso lasciato in sospeso, torniamo alle aperture ed alla teoria che le accompagna.

Come già detto, coi Principianti si insiste nell’utilizzare, come prima mossa, la spinta di due passi del pedone di Re e questo vale per entrambi i colori; la ragione di questo consiglio sta nel maggior numero di mosse tra cui scegliere dopo la prima: ben 29!

Ricordiamo che, in via del tutto teorica, le posizioni che si possono verificare, dopo la prima mossa di entrambi i colori, è di 400 che diventano 11.600 dopo la seconda mossa del Bianco e 336.400 dopo la risposta del Nero!

Oltre a dimostrare che la Matematica non tiene conto della pericolosità dell’esecuzione di alcune mosse (chi non conosce il “Matto dell’imbecille” generato dalle mosse – ci sono alcune sequenze diverse, ma tutte ugualmente …tragiche – 1. g4, e5; 2. e4, Dh4#?), i numeri visti prima dimostrano la difficoltà di stabilire le posizioni migliori considerando le prime tre-quattro mosse (circa 300 milioni alla terza e circa 200 miliardi alla quarta mossa!) e che la Teoria delle Aperture si preoccupa di facilitare la ricerca nelle zone meno esplorate.

Tra le aperture teorizzate ed applicate in pratica in cui il Nero spinge il pedone di Re di due passi, ne restano alcune che ebbero un periodo di moda nel secolo scorso quando si cercavano strade nuove da percorrere e prima dell’avvento dei programmi di Scacchi che permettono un’analisi più veloce nelle posizioni create.

Con la Partita dei 3 Cavalli, il Nero porta in gioco un Alfiere invece di sviluppare il Cavallo che si trova in g8 e che darebbe una posizione simmetrica; la sequenza delle mosse è: 1. e4, e5; 2. Cf3, Cc6; 3. Cc3, Ab4;.

L’intenzione del Nero sarebbe quella di provocare un’impedonatura catturando il Cavallo in c3, ma il Bianco dispone dell’antidoto 4. Cc3, che pone il problema al Nero su cosa fare dell’Alfiere che verrà giocato in a5 o in e7 con la perdita di un tempo (= mossa); in alternativa, essendo l’Alfiere protetto dal Cavallo in c6, il Nero potrà sviluppare il Cavallo in f6.

Pur essendo difficilmente sfruttabile dal Principiante, il Bianco ha una posizione leggermente migliore.

Verso la fine dell’800, molti giocatori tedeschi adottarono l’Apertura di Dresda che voleva, con la terza mossa del Bianco, controllare una casa del Centro; inizia con 1. e4, e5; 2. Cf3, Cc6; 3. c4.

Le diverse continuazioni portano ad impianti d’apertura ben più studiati e praticati in particolare la Partita Inglese che vedremo più avanti; fu abbandonata a favore di questi impianti a dimostrazione che certe posizioni sono più o meno favorevoli se la sequenza delle mosse ha un certo ordine.

La Difesa Gunderam fu proposta dal tedesco Gehrard Gunderam che, giocando molto per corrispondenza, ebbe modo di analizzarla a fondo; dopo 1. e4, e5; 2. Cf3, il Nero esegue 2. , De7.

Questa scelta viene stigmatizzata dagli Istruttori che raccomandano di difendere i propri pezzi nel modo più economico possibile, ad esempio con un Pedone o con un pezzo di minor valore della Regina; in più, la Regina nera impedisce all’Alfiere in f8 di entrare in gioco velocemente.

Per mantenere ed aumentare il vantaggio, il Bianco non deve far altro che continuare a sviluppare i propri pezzi secondo i principi più noti.

Una piccola curiosità, questa apertura viene anche detta Difesa Brasiliana perché un giocatore di quel Paese ottenne notorietà in Sudamerica in diversi Tornei.

Il seguito 3. Cc3, Cf6; 4. Ac4, c6; 5. 0-0, b5; è uno dei più comuni.

Veniamo ora all’ultima apertura che spesso si verifica nelle partite tra Principianti: l’Apertura Patzer-Parham che, dopo il movimento dei due Pedoni di Re, vede la Regina bianca proiettarsi in un attacco condannato da tutti gli Istruttori; la serie 1. e4, e5; 2. Dh5, può essere contrastata dal Nero con efficacia, per esempio con 2. , Cc6; 3. Ac4, (minaccia il famosissimo “Matto del barbiere!”) g6; 4. Dd1, Cf6; 5. Cc3, e il Bianco ha lasciato al Nero il vantaggio di sviluppo!

Malgrado queste controindicazioni, alcuni forti giocatori amano sorprendere gli avversari ancora oggi.

L’origine della denominazione Parham, viene dal giocatore americano Bernard Parham che l’adottò in molti Tornei una trentina di anni fa.

Il termine Patzer, invece, ha un’origine gergale americana e viene riservato proprio solo agli scacchisti; non avendo una traduzione in altre lingue, per rendere l’idea si potrebbe usare il termine “brocco” o, più in uso tra scacchisti italiani, il termine “pollo”.

Tuttavia, il patzer viene visto con occhi molto benevoli, riconoscendogli, se non l’abilità, almeno la grande passione per il gioco.

Chi scrive, si sente in quella posizione!

 

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