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21/03/2016

SAM LOYD E I SUOI PROBLEMI

Galleria di Campioni




SAM LOYD E I SUOI PROBLEMI
Un'immagine giovanile di Sam Loyd

(Attilio Tibaldeschi)

 

Tra le possibilità che si hanno di praticare gli Scacchi senza la tensione dell’agonismo c’è la branca della problemistica o semplicemente delle curiosità legate ad essi che impegnano e divertono.

In questi ambiti, il ruolo principale è giocato dai compositori che, in alcune occasioni, si dimostrano autentici artisti; alla base dei loro capolavori c’è, oltre alla conoscenza tecnica del gioco, una fantasia non comune.

La bellezza del problema sta nel Tema che esso intende sviluppare a partire dalla posizione dei pezzi; tra le diverse centinaia di temi, scegliamo il tema “Excelsior” che obbliga il problemista a prevedere una marcia verso l’alto di un pedone che, dalla casa di partenza, giunge a promozione.

Curiosi sono i cosiddetti Problemi simbolici, in cui i pezzi descrivono, nella posizione iniziale o finale, una figura particolare.

In questi ambiti, forse il più prolifico e fantasioso problemista fu certamente l’americano Samuel Loyd.

Nato a Filadelfia il 30 Gennaio del 1841, Sam apparteneva ad una famiglia benestante che si trasferì a New York nel 1844; là intraprese la carriera giornalistica anche se iniziò gli studi di ingegneria (senza portarli a termine).

Apprese i primi rudimenti degli Scacchi dai Fratelli maggiori – era l’ultimo di otto – in particolare da Thomas che vide un suo problema pubblicato sul giornale “New York Albion”; la cosa lo fece appassionare ai problemi, ma la sua fantasia lo spinse ai rompicapo di ogni genere.

Di sicuro è conosciutissimo il gioco, da lui diffuso (l’invenzione va attribuita al postino Noyes P. Chapman) , che almeno una volta nella vita tutti hanno incontrato: il Gioco del 15; consiste in quel piccolo telaio 4 x 4 in cui sono inserite 15 tessere, numerate e scorrevoli, che devono essere ordinate in vario modo utilizzando solo lo spazio vuoto del telaietto.

A dimostrazione della sua mente diabolicamente fervida, ma con basi di Matematica notevoli, propose un premio di 1.000 dollari per chi fosse riuscito nell’impresa (impossibile) di disporre i numeri da 1 a 15 partendo, ma col 14 messo dopo il 15!

In campo scacchistico ebbe il battesimo del fuoco a 14 anni quando vide pubblicato un suo problema su di un giornale newyorkese.

La carriera agonistica fu ridottissima, avendo partecipato ad un solo Torneo di una certa rilevanza (Parigi, 1867), nel quale non aveva brillato particolarmente, e ad alcuni altri; tuttavia, la sua forza di gioco poteva essere paragonata ad un Maestro Internazionale attuale.

Di certo, la sua brillantezza la riservò, nell’ambito dei problemi la cui produzione si rivolse in particolare a quelli in tre o più mosse dove era possibile sbrigliare la fantasia.

Nella figura 2, la mossa chiave – in pratica, la soluzione – è  1. bxa8 = C! in seguito a cui il Nero può solo muovere la Torre che dovrà controllare le case a1 (in cui la Regina nera potrebbe dare matto) e h6 (dove c’è un Cavallo inchiodato); l’unica casa che risponde alla necessità, è la casa a6, per cui il Nero continuerà con 1. , Ta6.

La scelta della promozione a Cavallo si evidenzia con la seconda mossa 2. Cb6, che impedisce alla Torre nera la difesa del Cavallo in h6; se il Nero eseguisse 2. , Txb6, seguirebbe 3. Da1,#! Su altra mossa della Torre, il problema verrà risolto con 3. Dxh6#.

Immaginiamo che qualcuno dirà che la promozione a Cavallo non sarebbe necessaria rendendo errato il problema: anche promuovendo a Regina (o Alfiere) la seconda mossa del Bianco porterebbe questo pezzo in c6, interferendo con la difesa del Cavallo nero! E’ qui, però, che si vede la bellezza della soluzione: dopo 2. , Txc6, 3. Da1+, non è ancora matto perché la Torre andrà in c1 obbligando il Bianco al matto in 4 mosse e non in 3 come richiedeva il problema!

La popolarità dei suoi problemi di Scacchi fu dovuta anche alla presenza del super Campione Paul Morphy che, aveva dato una scossa al movimento scacchistico mondiale.

Amante dei rompicapo in genere, lasciò un patrimonio – raccolto in un libro pubblicato da suo Figlio Sam jr – di circa 5.000 sue opere di cui almeno 800 erano problemi di Scacchi.

Restando alla partita viva, Loyd ci lasciò una partita “di fantasia” (artefatta) in cui riuscì a rispondere al tema: “Costruire uno stallo a partire dalla posizione iniziale nel minor numero di mosse possibile”, eccola: 1. e3, a5;  2. Dh5, Ta6; 3. Dxa5, h5;  4. Dxc7, Tah6; 5. h4, f6;  6. Dxd7+, Rf7; 7. Dxb7, Dd3;  8. Dxb8, Dh7; 9. Dxc8, Rg6;  10. De6, stallo!

Nelle sue opere problemistiche, abbondavano i trabocchetti e le mosse in apparenza assurde; sicuramente, un tratto del suo carattere che lo rendeva amato era il suo modo di porre i problemi in modo ironico e divertente, arricchendoli di aneddoti spassosi e questo, forse, evitava ai solutori di cadere in depressione per le difficoltà da affrontare.

Il grandissimo Campione Wilhelm Steinitz, dotato di un caratterino non da poco, finì col litigare con Loyd proprio a proposito di un problema che lo impegnò per molte ore tirandosi le ironie dell’americano; Steinitz riconobbe, tuttavia, che gran parte dei problemi di Loyd, potevano essere risolti solo: “…all’ultimo tentativo”.

Per concludere in bellezza, una rivista specializzata decretò che il più bel problema di tutti i tempi era di Sam Loyd!

Pochi anni prima della morte, il geniale problemista fu colpito da una malattia che lo paralizzò e costrinse a letto; la sua attività creativa si ridusse di molto, ma continuò fino alla morte avvenuta l’11 Aprile del 1911.

Figura 2
Figura 2


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