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13/03/2015

COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (16)



COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (16)
Impianto del Gambetto Halasz

(Attilio Tibaldeschi)

 

Sempre restando in ambito di Aperture aperte – per evitare sorrisi di compatimento, forse sarebbe bene parlare di Aperture di Gioco Aperto – vediamone alcune che sono ricordate per il nome di chi ha proposto e/o analizzato le sue varianti.

Teniamo conto del fatto che i nomi di grandi giocatori o di grandi teorici si ritrovano in gran quantità nelle varianti delle aperture più usate, dunque più studiate in profondità; ormai si parla di teoria fino a circa quindici (e anche più!) mosse dalla prima o di novità teorica quando una variante di quell’impianto interrompe uno schema consolidato ed apre nuovi scenari.

Inoltre, nomi famosi come Philidor, Ponziani, Evans, li abbiamo già incontrati, talvolta “nascosti” come alternativa della denominazione più comune: la Partita Spagnola, ad esempio, viene detta anche Ruy Lopez.

Talvolta, come se gli Scacchi non fossero già complicati, troviamo la stessa sequenza di mosse denominata utilizzando due nomi diversi come la Difesa Ufimcev (Anatolij, giocatore  russo che la propose) che oggi è molto più conosciuta come Difesa Pirc (Vasja, giocatore sloveno che la diffuse in modo notevole); l’unico modo per mettere accordo tra i sostenitori delle due denominazioni è quello di unire i due nomi!

Per ordine di età, cominciamo con la Difesa Damiano, proposta dal portoghese Pedro Damiao il cui nome fu italianizzato in Damiano quando dovette riparare nella nostra penisola per sfuggire ad un editto contro gli Ebrei.

Faceva il farmacista di professione, ma restò famoso per un libro che ebbe numerose edizioni e nel quale, oltre agli ammaestramenti sul gioco in generale, venivano riportate delle suttilità che permettevano di guadagnare un vantaggio materiale oltre ad un notevole numero di problemi, quasi tutti non originali.

La Difesa Damiano ha, come tratti distintivi, le mosse: 1 e4, e5; 2 Cf3, f6 che crea una debolezza nella difficoltà di sviluppare il Cavallo in g8.

La cosa interessante è che il Bianco può continuare subito con la cattura del pedone in e5, cambiando un Cavallo per un pedone, ma acquisendo un vantaggio enorme in caso di cattura da parte del pedone f6; una continuazione potrebbe essere: 3 Cxe5, fxe5; 4 Dh5+ ed il Re Nero si trova costretto a muoversi per subire il matto in poche mosse.

A circa un secolo più tardi, risale la Difesa Greco il cui nome abbiamo già incontrato con l’omonimo Gambetto; in entrambi i casi, l’Autore è Gioachino Greco detto “il Calabrese”, uno dei riconosciuti Campioni del Mondo sia pur non ufficialmente.

Le mosse caratteristiche sono: 1 e4, e5; 2 Cf3, Df6, con cui il Nero “si porta avanti” con lo sviluppo gettando le basi per realizzare il famosissimo “matto del barbiere” puntando subito un pezzo da 90 sul punto debole f2.

Considerando che ormai ci cascano solo i principianti…ssimi, questa apertura è da sconsigliare per diversi motivi tra i quali il ritardo di sviluppo dei pezzi e la sortita troppo anticipata della Regina, sono i più evidenti.

Avvolta nel mistero, è l’origine del Gambetto Halasz non essendo certo chi – dei tre giocatori ungheresi che portano quel cognome – abbia avuto l’idea originale, di sicuro quest’apertura appare molto “coraggiosa”.

La sequenza è: 1 e4, e5; 2 d4, exd4; 3 f4 che può essere intesa come un modo per sorprendere il Nero nel caso non riuscisse a controbattere con precisione; pur essendo stata oggetto di uno studio approfondito una decina d’anni fa, i risultati si sono rivelati non favorevoli al Bianco.

Tra le continuazioni più comuni da parte del Nero, ci sono: 3 …, Ab4+; oppure 3 …, Cc6; 4 Cf3, Ac5.

Andando a cercare Autori di aperture dal nome più noto, il nome di Simon Alapin è legato, oltre ad un’attività di Istruttore di grande spessore, ad una variante della giocatissima Difesa Siciliana ed anche ad una Difesa Alapin che prevede lo sviluppo del Cavallo di Re in modo relativamente bizzarro: 1 e4, e5; 2 Ce2.

E’ abbastanza evidente che quel Cavallo impedisce il movimento dell’Alfiere e rende difficoltoso l’arrocco permettendo al Nero di svilupparsi con più celerità; è vero che non ha delle controindicazioni particolari (potendo rientrare negli schemi della Partita Viennese) ma in questo modo il Bianco sembra voler rinunciare al vantaggio del tratto.

Andando nel difficile (per la pronuncia!), troviamo l’Apertura Konstantinopolsky che appare accettabile da un punto di vista dello sviluppo, ma discutibile da quello strategico per il lento svolgersi delle operazioni d’attacco

La sequenza delle mosse di quest’apertura è: 1 e4, e5; 2 Cf3, Cc6; 3 g3 con l’evidente intenzione di sviluppare in fianchetto l’Alfiere campochiaro il quale, tuttavia, diventerà efficace dopo parecchie mosse.

Dopo le sviluppo degli altri Cavalli, le continuazioni daranno comunque vita a condizioni favorevoli ora al Bianco, ora al Nero, segno che è necessario fare tanta attenzione nella scelta delle continuazioni.

Di questa apertura, s’interessò anche Saviely Tartakower, teorico sensibile alle innovazioni, anche se poco usate.

Il nome del famoso Maestro russo, naturalizzato francese, ritorna nell’Apertura Tartakower in cui l’Alfiere campochiaro del Bianco rimane nei paraggi del Re, pronto a porsi sulle diagonali più opportune.

Le mosse sono: 1 e4, e5; 2 Cf3, Cc6; 3 Ae2 con la successiva 4 d3 che richiede, anche in questo caso, diversi tempi per lo sviluppo dei pezzi.

La struttura pedonale ricorda quella della Difesa Philidor che, però, è giocata dal Nero.

 

Impianto dell'Apertura Tartakower
Impianto dell'Apertura Tartakower
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