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17/02/2015

MIHAIL BOTVINNIK

Galleria di Campioni





MIHAIL BOTVINNIK
Michail Botvinnik ancora Campione del Mondo

(Attilio Tibaldeschi)

 

Tra pochi mesi, cade il 20° anniversario di morte di un grande Campione che spesso viene dimenticato a dispetto di una carriera straordinaria che lo pone – in un’ideale classifica di tutti i tempi – tra i primi 10 al Mondo.

Molto probabilmente, giocò il fatto che non fu un professionista, come lo si intende comunemente, avendo avuto una intensa vita al di fuori degli Scacchi.

Michail Moiseevič Botvinnik nacque il 17 Agosto 1911 a Repino, cittadina a nord di San Pietroburgo, quando essa aveva ancora il nome finlandese di Kuokkala.

Imparò il gioco intorno ai 12 anni, ma esso non occupò tutti i suoi interessi se è vero che si laureò in ingegneria elettronica, campo in cui si distinse anche con importanti lavori pubblicati.

Alla scacchiera, si mise in luce all’età di 14 anni quando incontrò – durante una simultanea – il grande Capablanca impegnato nel Torneo di Mosca ed in “vacanza” per un giorno a San Pietroburgo; tra la sorpresa generale, il giovane Michail s’impose sul celebrato Campione!

Senza brillare in modo particolare, salì lentamente la scala gerarchica dei valori sotto la guida prima di Adam Model e poi di Viacheslav Ragozin, notissimo istruttore giovanile, che lo seguì per gran parte della carriera.

A vent’anni, lasciò la sua prima impronta in una manifestazione di grande livello vincendo il Campionato Sovietico del 1931; per inciso, vinse sei edizioni – delle otto cui partecipò – dello stesso Campionato nell’arco di 20 anni a dimostrazione del suo impegno relativamente saltuario verso i grandi appuntamenti.

Impostosi nel Torneo di Mosca del 1935 e di Nottigham l’anno dopo, entrò definitivamente nell’élite mondiale, ma le sue apparizioni risultavano comunque sporadiche ed estranee alle lotte scatenate (anche al di fuori della scacchiera) per dare un nome allo sfidante del Campione del Mondo in carica.

Quest’ultimo era il grandissimo Alessandro Alechin che aveva perso il titolo nel 1935,  lo aveva riconquistato due anni dopo e voleva fortissimamente evitare di trovarsi ad affrontare Capablanca per la rivincita.

Nel 1938, un’emittente radio olandese (AVRO) organizzò un Torneo con lo scopo di fare una selezione per il futuro sfidante di Alechin; Botvinnik fu uno degli invitati, si classificò al terzo posto e fu indicato come uno dei pretendenti alla sfida.

Come furono gli anni successivi è tristemente noto e, alla fine della guerra, il problema dello sfidante ufficiale fu risolto dalla morte di Alechin.

La FIDE organizzò un esagonale – ridottosi ad un pentagonale per la rinuncia dell’americano Ruben Fine – tra i migliori scacchisti dell’epoca e tra i quali trionfò proprio Botvinnik! La misura del successo, ottenuto su 24 partite, è rappresentata dal distacco sul secondo classificato di ben tre punti!

In seguito a questo successo, a Botvinnik venne assegnato il titolo di Campione del Mondo.

Malgrado questo successo, non frequentò i Tornei preferendo dedicarsi al suo lavoro di ingegnere essendo stato nominato Direttore del Dipartimento dell’Energia degli Urali.

Si dedicò alla ricerca nell’ambito dell’elettrotecnica: il suo lavoro più noto fu Regolazione del movimento e della statica della macchina sincronica; a partire dagli anni ’70 del ‘900 – ormai praticamente inattivo come scacchista – si dedicò allo studio di programmi capaci di giocare a Scacchi.

Di sicuro, grazie alle sue doti multiformi, fu un potente ambasciatore del regime di allora.

Tornando alla scacchiera, al nuovo Campione si presentarono gli impegni più duri mai avuti in carriera: alla prima difesa del titolo riuscì a pareggiare l’incontro con David Bronstein, dotato di una fantasia ineguagliata e capace di dare godimento puro agli appassionati.

Nel Marzo del 1951, di fronte ad un teatro gremito e decine di scacchiere murali (versione dell’epoca dei nostri maxi-schermi) dislocate in moltissime piazze di Mosca, iniziò una delle più tese e (sportivamente) drammatiche sfide mondiali che si ricordino; erano previste 24 partite e le sorti altalenanti del match furono degne di un regista del brivido: a due partite dalla fine, allo sfidante bastava un punto per strappare la corona a Botvinnik che, tuttavia, pareggiò i conti con la vittoria nella penultima partita e ottenne il pari nell’ultima!

Il risultato complessivo di parità permise al Campione di conservare lo scettro, ma quanta fatica!

Stessa solfa – anche se meno drammatica nell’alternarsi delle vicende – si ripeté nel Marzo di tre anni dopo, nello stesso …luogo del delitto.

Botvinnik si trovò di fronte un nuovo sfidante, più giovane di una decina d’anni e dal gioco solido, apparentemente incolore, ma capace di portare minacce “sottotraccia”: Vassily Smyslov era anche un grande interprete dei finali in forza di una tecnica degna di Capablanca:.

In vantaggio di tre punti alla sesta partita, l’impegno di Botvinnik sembra finito lì, ma nelle cinque partite successive lo sfidante compie il primo sorpasso e, dopo alterne vicende, non gli riesce la vittoria nell’ultima partita! Si tratta di un nuovo pareggio per il Campione che si riconferma sul trono mondiale.

Nel 1957, un rinnovato assalto di Smyslov ha successo malgrado la tenace resistenza del Campione ormai entrato abbondantemente negli “anta”.

La differenza d’età ed il gioco solido del nuovo Campione, faceva presagire il tramonto definitivo di Botvinnik che, nella sfida di rivincita, sorprese tutti imponendosi con sette vittorie contro tre dell’avversario (undici furono i pareggi), cioè con un successo più netto di quello di Smyslov dell’anno prima.

Al di là di una timida autodifesa – mettendo di mezzo anche ragioni di salute – Smyslov riconobbe la superiorità della preparazione del vecchio Campione.

Frattanto, dal Torneo dei Canditati (a sfidante ufficiale) uscì un altro grande personaggio che, a suon di vittorie travolgenti, guadagnerà il diritto a misurarsi con Botvinnik in una sfida che molti pronosticano in grande equilibrio; il brillante Michail (Misha) Tal smentisce tutti nel giro di 21 partite e con un distacco di quattro punti!

Tramonto definitivo per il quasi cinquantenne Campione? Nemmeno per sogno! Dopo aver svolto un’approfondita analisi dei suoi errori ed aver messo in risalto i punti deboli del “Genio di Riga”, Botvinnik prepara una strategia complessiva che prevedeva di evitare le situazioni torbide in cui Tal amava sguazzare (“Ci sono i sacrifici corretti e ci sono i miei!” amava dire con quell’ironia che lo aveva reso un uomo amatissimo), si sottopone ad un allenamento sportivo per disporre in pieno di tutte le risorse fisiche e mentali.

E ce la fece per la terza volta! A nessun Campione era riuscito tanto! Il punteggio sa tanto di vendetta consumata con gli interessi: il distacco finale sarà di cinque punti!

Per la verità, Tal ha una salute molto cagionevole con grossi problemi ai reni, ma questo non deve togliere nulla al vecchio Campione, vittorioso sul piano tecnico e su quello psicologico.

L’ultima occasione di confermarsi ai vertici mondiali l’ebbe nel 1963 quando incontrò il roccioso armeno Tigran Petrosjan, specialista del gioco di posizione, a cui bastò prendere – sono parole di Botvinnik – l’avversario per …sfinimento!

Un’epoca si stava chiudendo anche se a Botvinnik restò l’amarezza di non poter affrontare un nuovo incontro di rivincita, abolito dalla Federazione! A nulla valsero le proteste, si ritirò dallo scacchismo attivo (anche se partecipò a qualche Torneo con ottimi risultati) e si dedicò all’addestramento dei giovani ottenendo – tra i tanti Allievi – come frutto Anatolij Karpov e Garry Kasparov, due futuri Campioni del Mondo!

Di questo grande della scacchiera, oltre ai risultati, rimangono le sue accuratissime analisi fatte con una profondità forse mai raggiunta da altri; questo servì per la progettazione del suo programma scacchistico che gli meritò una laurea H.C. in Matematica dall’Università di Ferrara durante una sua permanenza in Italia.

Sezionava il gioco dell’avversario in modo minuzioso e questo lo favorì, negli incontri di rivincita, a risalire sull’altare dopo essere stato nella polvere!

Diede al nostro gioco la dignità di Sport, sostenendo che la mente doveva operare in un corpo in piena efficienza.

Con altri Campioni, viene inserito nella cosiddetta “Scuola scientifica”, nel suo caso grazie anche al notevole patrimonio culturale che lasciò al di fuori degli Scacchi.

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