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11/10/2014

QUESTIONE DI TEMPO






QUESTIONE DI TEMPO
Opposizione e triangolazione



(Attilio
Tibaldeschi)



 



Quando invitiamo a praticare il nostro gioco coloro
che mostrano una certa curiosità verso gli Scacchi, spesso ci sentiamo
rispondere che una grossa barriera è costituita dal Tempo.



Assodato che nessuna attività potrebbe essere svolta
senza l’impiego di (più o meno) tempo, molti si dimostrano sorpresi venendo a
sapere che c’è la possibilità di giocare le partite con la modalità “lampo”,
cioè con un tempo limitato a pochi minuti; se poi si gioca via internet, dunque
senza la necessità di spostare i pezzi sollevandoli e collocandoli nella casa
di arrivo sulla scacchiera tradizionale, il risparmio di tempo offerto dal “mouse” permette di svolgere partite
anche in un minuto!



A questo punto, il potenziale appassionato di
Scacchi dirà che, così, non si potrebbe  neppure pensare! La nostra risposta sarà che
il tempo a disposizione per la partita può essere stabilito in funzione delle
necessità dei giocatori: abbiamo mezz’ora da dedicare alla partita?
Sull’orologio mettiamo 15 minuti ciascuno e …buon gioco!



Al di fuori del tempo, inteso come successione dei
secondi scanditi dall’orologio, nel linguaggio degli Scacchi, il termine tempo è usato per indicare ogni singola
mossa.



Ai principianti si dice di portare i pezzi in
gioco (svilupparli) velocemente, intendendo con ciò lo sviluppo del
maggior numero di pezzi nel minor numero di mosse; quando saranno più esperti,
si dirà come svilupparli per evitare che le mosse dell’avversario
costringano ad ulteriori movimenti lo stesso pezzo “…perdendo tempi preziosi per lo sviluppo degli altri”.



La convenzione di attribuire la prima mossa al
Bianco, mette lo stesso nella condizione di avere il piccolo vantaggio di
eseguire la propria mossa prima del Nero, dunque con un tempo di
anticipo, con la possibilità di limitare nel numero o almeno condizionare le
scelte di chi si trova dall’altra parte!



La condotta da tenere è quella di piazzare i pezzi
dove non possono essere attaccati dai pedoni avversari che, in questo modo,
farebbero guadagnare dei tempi utili allo sviluppo degli avversari; da evitare,
nei limiti del possibile, anche i cambi che non portano ad un vantaggio di
materiale o, almeno, in termini di spazio di manovra.



Se non si sono compiuti errori gravi, da una parte o
dall’altra, la condizione di attaccante (il Bianco) e di difendente
(il Nero) si mantiene fino a quando si può utilizzare la Teoria delle
Aperture
che, ripetiamo, è il frutto della …pratica di gioco.



Nel momento in cui termina la teoria – generalmente
quando non c’è un numero di partite giocate sufficiente per dare indicazioni –
entra prepotentemente in gioco la Strategia del giocatore che – nel
rispetto dei principi generali – indirizza la lotta facendo leva sulla propria
capacità di calcolo e sull’esperienza che gli fa intuire dove possono
nascondersi le insidie o dove sono le risorse per prevalere.



Qui – senza scomodare Einstein – comincia ad avere
un peso sempre maggiore il legame tra spazio e tempo: le manovre sono più
efficaci se si dispone dello spazio necessario a rendere più vari i movimenti
dei pezzi; al contrario, le posizioni (troppo) chiuse permettono solo alcune
soluzioni che si traducono quasi solo in difesa.



E’ vero che anche questo tipo di gioco “catenacciaro” può dare i suoi frutti specie
se vede opporsi un giocatore molto più debole – almeno “sulla carta” – dell’avversario, ma, alla lunga, lo spazio a
disposizione è quasi sempre premessa di vittoria.



La conquista di spazio sulla scacchiera, fatta coi
tempi giusti, permette di avere l’iniziativa che, di fatto, consiste nel creare
problemi all’avversario prima che lo faccia lui!



Detto così sembra facile, ma è proprio la scelta dei
tempi giusti che è la responsabile di vittorie sognate che a volte si traducono
in tristi realtà! Tutto il ragionamento ed il calcolo della serie delle mosse è
stato verificato con dispendio di tempo sull’orologio, ma al momento di
eseguire le quattro-cinque mosse previste dal piano, ecco che, per le ragioni
più misteriose, la quarta mossa viene anticipata al posto della terza che
lascia un piccolo buco nella rete da cui il pesciolino riesce a sfuggire
lasciando il “pescatore” con un palmo di naso se non in inferiorità!



Particolarmente importante è la scelta dei tempi
nelle fasi finali della partita, dove anche il Re gioca un ruolo fondamentale
nelle sorti della partita: si tratta della conquista dell’Opposizione che
vale la pena ricordare.



Si tratta della posizione reciproca dei Re che sono
distanziati da una sola casa (dunque su case dello stesso colore), si dice che ha
l’opposizione
il Re che non deve muovere; ecco come salta fuori
l’importanza del tempo!



Facciamo riferimento alla figura e immaginiamo che
non esistano i pedoni in a5 ed a6; in questa posizione, i Re sono
in opposizione e la partita è pari indipendentemente da chi ha la mossa: se
muove il Bianco, non potendosi allontanare dal pedone, avrà da scegliere tra
1
. Rb5 o Rd5, il Nero risponderà con 1., Rc8 (sulla colonna del pedone e pronto a mantenere l’opposizione); 2.
Rb6
, Rb8; 3. c7, Rc8; 4. Rc6, stallo!



Se muovesse il Nero
(quindi l’opposizione è del Bianco), il risultato non cambierebbe perché il Bianco
non può mantenere l’opposizione: 1., Rc8; 2. Rb6, Rb8 ed il Nero conquista l’opposizione!



Diverso è, invece,
il risultato coi pedoni a5 ed a6; per somma sfortuna del Nero, la
partita è persa con o senza opposizione perché la caduta del pedone in a6 diventerà inevitabile come la
sconfitta!



Tralasciando il
caso dell’opposizione al Bianco (perché l’ingresso del Re in b6 assicura la cattura in a6), concentriamo l’attenzione sul caso
opposto: il Bianco vincerà ugualmente ricorrendo alla cosiddetta Triangolazione con cui “passa” la mossa
al Nero e, dunque, prendendosi l’opposizione!



La serie delle mosse è la seguente: 1. Rd5, Rc8, 2. Rc4, Rd8; 3. Rd4, Rc8; 4. Rd5, Rc7; 5. Rc6, ed ora siamo ritornati alla
posizione di partenza, ma l’opposizione è passata al Bianco! Il Nero non potrà
impedire l’entrata del Re bianco in b6
e la successiva cattura dell’ultimo pedone nero.



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