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24/04/2014

OSSERVATORIO SUL CAMPO






OSSERVATORIO SUL CAMPO
Figura 1



(Attilio
Tibaldeschi)



 



Volendo usare un linguaggio tecnico, nel gioco degli
Scacchi sono fondamentali
Spazio, Massa e Tempo; chi pensa
di essere capitato nella pagina di un testo di Fisica, può stare tranquillo perché
ci troviamo di fronte a niente di più che alla
scacchiera, ai
pezzi

che si muovono su di essa e ad ogni loro singola
mossa.



Della scacchiera abbiamo già parlato come ente geometrico
che può essere diviso in parti che servono a localizzare ogni singola casa o le
zone di operazione più importanti:
Colonne,
Traverse,
Diagonali,
Centro (le quattro case centrali),
Campo (del Bianco e del Nero),
Lato (di Re e di Donna) e altre che citeremo quando se ne presenterà
l’occasione.



In questo caso consideriamo lo spazio da un punto di
vista strategico, proprio come fa (o dovrebbe fare!) ogni giocatore.



In generale, chi occupa più spazio ha il vantaggio
di muovere i propri pezzi più liberamente, dunque con maggiori possibilità di
attaccare i punti deboli avversari; per questa ragione, i manuali raccomandano
di portare in gioco i pezzi il più velocemente possibile, occupando e
controllando il maggior numero di case così da mettere l’avversario nelle
condizioni di manovrare i suoi con più difficoltà.



Da parte sua, chi ha poco spazio a disposizione
cercherà di crearlo proponendo dei cambi di pezzi per rendere meno …affollata
la scacchiera.



Lo spazio minimo da prendere in considerazione è (naturalmente!)
quello relativo alla singola casa, ma non tutte le case – sia pur geometricamente
omogenee – sono uguali strategicamente.



La casa d’angolo o Cantone è la più infelice
che possa essere occupata da un pezzo perché, pur essendo un quadrato, ha solo
due lati! Tutte le altre case esterne ne hanno almeno tre, mentre la
maggioranza delle case sono dei quadrati come si deve con tutti i regolari quattro
lati.



Questo comporta che le uscite (e le entrate)
ortogonali e diagonali possono essere otto che scendono a cinque ai bordi ed a
solo misere tre per ogni cantone.



Quando un pezzo si trova collocato là, ad eccezione
della Torre, vede ridurre i suoi movimenti in modo preoccupante, quindi la sua
efficacia di attaccante e la possibilità di …difendersi; il Cavallo, per
esempio, può cadere preda del Re avversario anche se il passo del monarca è
molto lento.



A dimostrazione del fatto che negli Scacchi può
valere tutto ed il contrario di tutto, talvolta il cantone diventa una “casa di
salvataggio” in cui il Re può mettersi in stallo oppure da cui non può essere
scacciato.



Oltre a queste caratteristiche congenite, tutte le
case possono variare il loro valore strategico in seguito alle scelte dei
giocatori che sposteranno i pezzi secondo i loro piani; per questa ragione si parla
di
Case forti – saranno
deboli per l’avversario – e lo saranno
fino a quando non avverranno mutamenti nelle posizioni dei pezzi.



In modo semplice, possiamo definire forte una casa in cui si trova un pezzo
che non può essere scacciato in modo “economico”, ad esempio con un pedone o
con un pezzo dello stesso valore.



All’inizio del gioco, non ci sono case forti, ma è
noto che ci sono due case deboli, una per ogni schieramento, contro cui si può
portare un attacco: si tratta delle case
f2 ed
f7, deboli perché difese
dal Re che, notoriamente, può essere solo barattato con …la sconfitta!



Le case forti vengono a formarsi con lo svolgersi
della partita ed esse devono essere sfruttate strategicamente per trasformare
questi vantaggi virtuali in vantaggi concreti, sia di posizione che di materiale.



Resta inteso, che la forza di una casa può subire
cambiamenti in seguito alle operazioni tattiche studiate da chi cerca di
opporsi al suo rafforzamento: è questa sensibilità, nello sfruttarle e nell’indebolirle,
che distingue il giocatore comune dal campione!



Somma importanza alle caratteristiche di queste case
venne data dal grande
Steinitz che battezzò “
hole” la casa debole e suggerì, per individuarle, di analizzare
solo la disposizione dei pedoni.



Per fare l’analisi della Struttura pedonale è
necessario immaginare di togliere tutti i pezzi dalla scacchiera lasciando i
soli pedoni dei due schieramenti; apparentemente è complicato, ma una volta
fatta l’abitudine, si riesce a vedere con chiarezza quali sono le decisioni da
prendere.



Dal testo “Strategia
e tattica nel gioco degli Scacchi
” (Ed. Mursia) di Enrico Paoli, ricaviamo
la posizione illustrata nella figura 1 da cui, idealmente, togliamo tutti i
pezzi ricavandone la figura 2.



Nel campo bianco, le debolezze sono le case: a3,
a4,
b3,
c3, c4, d3, e3, g3,
mentre nel campo nero vediamo deboli le case:
a5,
a6,
c5, c6,
f6,
h6; il perché è dovuto, si vede facilmente, al fatto che il
Nero ha ancora tre pedoni nella casa di partenza e che, dunque, possono
esercitare meglio il controllo delle debolezze.



Nello stesso tempo, il Nero dispone di una casa una casa
molto forte in
c4 senza che il Bianco possa dire la stessa cosa; un
pezzo nero piazzato in quella casa potrebbe costringere il Bianco a fare molti
sforzi per eliminarlo! A onor del vero, il Bianco avrebbe una casa simile in
c5,
ma essa non può considerarsi – per il momento – forte in quanto non
attaccherebbe nessun punto debole del Bianco.



Fatta l’analisi di queste strutture, bisognerà fare
i conti anche con gli altri pezzi, ma qui ci fermiamo per non mettere troppa
carne al fuoco.



Ultimo argomento, parlando di una singola casa, è
quello dell’
Avamposto che differisce da una casa forte per esserlo solo
potenzialmente: l’attacco ad esso, comporta un indebolimento di altre parti
dello schieramento, comportando effetti “a cascata” che aprono ad altri
argomenti relativi allo spazio e che vedremo più avanti.



 



Figura 2
Figura 2


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