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26/03/2014

COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (12)






COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (12)
L’impianto della Partita Spagnola



(Attilio
Tibaldeschi)



 



Nella
denominazione delle Aperture, tralasciando le sigle – sicuramente razionali ma
poco poetiche – alfanumeriche, compaiono solitamente i nomi di luoghi in cui
certi impianti furono giocati per la prima volta oppure quello di grandi
Giocatori che ne teorizzarono l’uso; i nomi di questi ultimi, poi, tornano numerosi
nelle varianti delle aperture più utilizzate.



Più
modernamente, è stata la fantasia a prendere il sopravvento per indicare
impianti poco usati, ma studiati dai cultori delle “
novità a tutti i costi”, ecco allora: l’Ippopotamo, la Tartaruga,
l’Avvoltoio o l’Orangutan!



Oltre
ai già citati gambetti che portano il nome di
Gioachino Greco e di William
D. Evans
, il nome più noto legato ad un’apertura di Scacchi è certamente
quello di
Ruy Lopez, ideatore della
cosiddetta
Partita Spagnola.



Di
Ruy Lopez, come giocatore e teorico, abbiamo già parlato e l’apertura che porta
il suo nome è in senso assoluto la più praticata tra quelle di
Gioco Aperto.



L’idea
risale alla metà del XVI, ma trovò consacrazione solo tre secoli dopo, quando
la teoria cominciò a diventare oggetto di studio approfondito specialmente
sotto la spinta di
Wilhelm Steinitz
che “impose” – a suon di schiaccianti successi – una particolare attenzione verso
la strategia e le idee su cui si fondava.



La
serie delle mosse che caratterizza l’apertura Ruy Lopez è:
1 e4, e5; 2
Cf3, Cc6; 3 Ab5, ...
, con l’Alfiere campochiaro del Bianco che non viene
giocato in
c4
(per controllare la casa d5 ed attaccare il punto f7), ma un passo più in là;
da quella casa, l’Alfiere minaccia di cambiare il Cavallo in
c6
e poi di catturare il
pedone in
e4
!



Il Nero, però,  ha
la possibilità di reagire con la sequenza:
3., a6; 4. Axc6, dxc6; 5. Cxe5, Dd4, che minaccia
contemporaneamente il Cavallo in
e5
ed il pedone in e4 che verrà ricuperato! In seguito, si vide che alcune
difficoltà si potevano creare al Nero con la difesa del pedone in
e4.



In
generale, tuttavia, l’Alfiere non viene cambiato col Cavallo, ma resta a
svolgere una funzione “inchiodante” fino a quando non verrà scacciato dalle
spinte dei pedoni neri, sistemandosi su di una diagonale puntata sull’eventuale
arrocco corto del Nero.



Trattandosi
di un’apertura esplorata in profondità, molte varianti portano il nome dei
campioni che le proposero come
Alapin,
Schliemann,
Janisch ed anche il nostro Sergio
Mariotti
, il primo Italiano a raggiungere il titolo di
Grande Maestro quasi quarant’anni fa.



Al
nome di Ruy Lopez è anche legato un attacco del Bianco che, invece di portare
il gioco i pezzi leggeri, prepara una spinta del pedone in
d4 facendola precedere da quella di quello in
c3; le mosse dell’Attacco
Lopez
sono:
1 e4, e5; 2 c3, ....



La
spinta del secondo pedone, impedisce lo sviluppo naturale del Cavallo da
b1 a
c3; per questa ragione, l’Attacco Lopez è poco usato.



Accomunato
a Ruy Lopez dalla vita (e dalla carriera) religiosa, ma separato da due secoli,
l’italiano
Domenico Ponziani non si
dedicò molto al gioco vivo, ma fu notissimo come personaggio colto ed autorevole;
per noi scacchisti fu l’autore di un trattato fondamentale dal titolo: “
Il
gioco incomparabile degli scacchi sviluppato con nuovo metodo per condurre
chiunque fino alle finezze più magistrali
”, pubblicato, nel 1769, sotto
lo pseudonimo di “Anonimo Modenese”.



Quest’opera
venne ristampata e tradotta fino a quando non divenne obsoleta perché applicava
le regole del gioco “
all’Italiana”,
non più riconosciute internazionalmente.



Va
detto che, però, la validità dei principi fondamentali rimase immutata.



La
sequenza delle mosse che caratterizza la
Partita
Ponziani
è:
1 e4, e5; 2 Cf3, Cc6; 3 c3, ; che presenta delle analogie (ed anche i
difetti) con l’Attacco Lopez, ma rispetto ad esso vede due Cavalli già in
gioco.



Fece parte del bagaglio tecnico di molti forti giocatori del periodo
Romantico, però senza mai diventare un’apertura adottata universalmente.



L’ultima
apertura che esaminiamo è legata al francese
André Danican Philidor di cui abbiamo già proposto un profilo che
metteva in evidenza non solo le sue qualità scacchistiche, ma anche per
l’impronta lasciata nel mondo della musica.



La
più celebre citazione del riconosciuto (non ufficialmente) Campione del Mondo
della seconda metà del ‘700, riguarda i pedoni definiti “
… l’anima del gioco” e spesso poco considerati perché sono
numerosi.



L’impianto
dell’apertura – denominata
Difesa
Philidor
– è:
1 e4, e5; 2 Cf3, d6; che, paradossalmente, risponde ai principi della
teoria “moderna” che sostiene il controllo delle case invece della loro
occupazione;
in questo caso è anche presente il principio di difesa (del pedone
e5)
ottenuta nel modo più economico: meglio difendere con un pedone che con un
pezzo di maggior valore!



Però, non è finita qui perché in questa mossa c’è un altro pensiero del
grande teorico secondo cui: “Ogni spinta
di pedone, crea una debolezza alle sue spalle
” proprio perché al piccolo
fante non è permesso retrocedere; la spinta di un solo passo, permette il
controllo di una casa più arretrata.



Malgrado tutte queste …buone qualità, la Difesa Philidor non gode dei
favori della maggioranza dei giocatori a causa della ristrettezza di spazio cui
verrebbero condannati i pezzi neri; il Bianco, di conseguenza, può espandersi
più velocemente grazie anche al fatto di muovere per primo.



 



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