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25/01/2014

SIAMO TUTTI GENERALI







SIAMO TUTTI GENERALI
La prima pagina della Rivista francese



(Attilio
Tibaldeschi)



Giocando a Scacchi, la domanda del famoso film di
Totò “
Siamo uomini o caporali?” perde
di importanza, visto che ogni giocatore ricopre il ruolo di generale muovendo dei
pezzi che rappresentano le parti di un esercito con tutte le sue parti più
tipiche.



E’ vero che oggi non si parla di carri da guerra
o di
elefanti – legati ai ricordi delle guerre Puniche, ma già presenti
negli eserciti indiani – o di
cavalleria; le diverse specialità in cui
erano suddivisi gli eserciti resta valida pur essendo cambiati i mezzi.



Gli Scacchi hanno il vantaggio di simulare una
guerra assolutamente incruenta, con attacchi e contrattacchi, difese, imboscate,
cariche di cavalleria o fanteria che si sposta sia come falange che con singoli
guastatori; non mancano neppure gli atti di “eroismo” con pezzi che si
sacrificano per favorire la vittoria!



Ecco che, dunque, ogni giocatore è uno strategòs, un generale che decide dove e
come devono essere spostati i pezzi, prima ideando un
Piano e poi
attuandolo anche in funzione dei movimenti dei pezzi avversari; a volte, il
piano deve essere cambiato per sopravvenute …difficoltà! Un calcolo errato o
una mossa avversaria inattesa possono obbligare a rivedere obiettivi e, quindi,
nuove sequenze di mosse da calcolare; per questo è necessario disporre di
almeno un piano alternativo.



La scelta tra i piani possibili è fatta dando
ascolto ai principi della
Strategia.



Non c’è dubbio che la strategia sia la parte
fondamentale del gioco alla quale, però, si deve affiancare la
Tattica
il “braccio armato” della strategia – a sua volta sostenuta dalla
Tecnica,
intesa come capacità di tramutare un (anche solo piccolo) vantaggio in
vittoria.



Un buon giocatore inglese del secolo scorso, Gerald
Abrahams
, affermò: “
Il giocatore
tattico sa cosa fare quando c'è qualcosa da fare; quando non c'è molto da fare,
solo un buon giocatore strategico sa bene cosa fare”.



Pur essendo applicata in modo relativamente “inconsapevole”
fin dai primordi, la strategia ebbe la sua consacrazione col grande
Steinitz
che estrinsecò e impose le regole che dovevano essere applicate nel valutare
una posizione.



La sua fu una vera e propria rivoluzione scientifica
che esaltava il cosiddetto
Gioco posizionale con cui, prima di tutto, si
dovevano sviscerare tutti gli elementi che componevano la posizione con la loro
valenza strategica e le possibilità di tradurli in vantaggio materiale.



Steinitz si trovò nel mondo scacchistico nella
stessa condizione del giocatore preparato teoricamente che, al Circolo, si
sforza di “convertire” all’applicazione dei fondamenti strategici coloro che
giocano per divertimento, non curandosi degli strafalcioni e passando dalla
vittoria certa alla sconfitta altrettanto certa almeno cinque o sei volte nel
corso delle loro brevi partite!



La sua incrollabile convinzione sulla bontà dei
principi che applicò in modo quasi maniacale, lo portò a dominare la scena
mondiale per un trentennio, eccellendo in modo particolare nelle sfide individuali.



Prima di addentrarci nei singoli, specifici argomenti,
abbiamo accennato che la strategia viene comunque adottata sia pure in modo
inconsapevole: se si preferiscono i Cavalli al posto degli Alfieri, si compie
già una scelta strategica, che avrà la sua influenza nel determinare il
risultato, indipendentemente dal risultato ottenuto.



Questo è un esempio che dimostra già l’esistenza di
una strategia dei pezzi che devono essere distribuiti sulla scacchiera in
funzione non solo delle loro caratteristiche, ma dalle sinergie che riescono a
sviluppare con gli altri.



Come succede in tutti i campi, dall’età primitiva si
passò ad un’età dell’oro della strategia, seguita da una profonda mutazione
sotto la spinta di teorici che modificarono la rigidezza dei principi generali,
primo tra tutti quello dell’occupazione del
Centro della scacchiera che,
invece, bastava solo controllare a distanza; lo dicevano i fautori della
Scuola
ipermoderna
che, negli anni ’30, ebbero molta voce in capitolo.



L’immenso Alechin mise addirittura in dubbio
la validità di questi principi! Naturalmente, era un’esagerazione che poteva
permettersi un campione di quel calibro, sostenuta dal fatto che i
miglioramenti di un giocatore non dipendono dal rispetto esclusivo di quei
consigli, non più sufficienti, ahimè, per la soluzione delle necessità pratiche
presenti sulla scacchiera.



Un altro campione dei nostri tempi andò oltre,
sostenendo che, se molti programmi scacchistici per PC battono i Grandi
Maestri, la strategia non serve, visto che essi non l’utilizzano! Per
convincere l’incredulo, aggiunse che i G.M. basano i loro successi sulla
conoscenza di molte posizioni da cui sanno trarre vantaggio grazie al talento
naturale ed agli allenamenti.



A questo punto, sembrerebbe che la strategia sia più
un ostacolo che un vantaggio, ma è bene fare chiarezza perché, senza di essa,
il piano di gioco perderebbe valore e, diciamolo pure, verrebbe sminuito di
molto il contributo dell’intelligenza e della sensibilità proprie della natura
umana.



Volendo fare un parallelo con l’arte della Musica, è
possibile che un programma informatico componga una bella sinfonia che
rimarrebbe solo una bella sequenza di note; se, però, questa stessa sequenza ci
viene da un’ispirazione, da uno stato d’animo, da un sentimento umano – meglio
se manifestato e spiegato dall’autore – ci sentiamo decisamente più coinvolti
emotivamente.



Possiamo concludere con un compromesso, dicendo che
la strategia è fondamentale per le prime fasi dell’apprendimento del gioco, là
dove si gettano le basi per una consapevole gestione degli spazi e dei singoli
pezzi con le loro caratteristiche; in seguito, ormai assimilate ed automatiche,
le regole della strategia diventano meno vincolanti e meno fruttuoso
perseguirle ad ogni costo, perché prevale la necessità di sfruttarle
tatticamente.



Trattandosi di un gioco della mente, infine, ogni
regola o consiglio deve essere valutato alla luce della situazione presente
sulla scacchiera: se si suggerisce di non muovere lo stesso pezzo in apertura
più di una volta (in verità, si specifica “…
se
non per un preciso motivo
”), in caso di attacco a questo pezzo, si può
obbedire al suggerimento solo se la mossa alternativa determina un maggiore
vantaggio.



Tra i suggerimenti più comuni e generali possiamo
citare:



-      
Non
sottovalutare mai il piano dell’avversario
!



-      
Occupare o controllare le case del centro



-      
Non spingere troppe volte i pedoni



-      
Portare in gioco velocemente i pezzi, prima quelli leggeri (Alfieri e
Cavalli), poi quelli pesanti (Regina e Torri)



-      
Arroccare appena possibile



Più avanti, vedremo approfonditamente i vari
elementi strategici.



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