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12/01/2014

COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (11







COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (11
Apertura Italiana



(Attilio
Tibaldeschi)



Ricordando
le prime raccomandazioni fatte ai principianti, per le quali gli Istruttori
pretendono un’adesione “pronta, cieca ed assoluta” da parte dei loro Allievi,
si
deve iniziare la partita muovendo
uno dei pedoni centrali – di Re o di Regina – per favorire lo sviluppo degli
altri pezzi.



Naturalmente,
quest’imposizione dura fino a quando si parla degli impianti d’apertura
denominati
Aperti e, in ogni caso,
serve ad assimilare per bene i
principi
strategici
fondamentali.



Molto
spesso, per essere obbligati a compiere la serie di mosse voluta
dall’Istruttore, si organizzano dei
Tornei
Tematici
, cioè a partire da una posizione iniziale uguale per tutti i
giocatori; in modo analogo, il commento di una partita particolarmente
interessante viene accompagnato, su molte Riviste, da una serie di altre
partite che sono state giocate con lo stesso impianto.



Ancor
più abbondanti di partite, sono i moderni “
data
base
” scacchistici che, ricchi di milioni di partite giocate (anche da
qualche secolo!) e continuamente aggiornati, ad ogni mossa del Bianco o del
Nero, indicano quante e quali di esse sono iniziate in modo identico.



Via
via che le mosse aumentano di numero, quello delle partite diventa sempre più
esiguo fino a ridursi a zero autorizzando il giocatore a dire – siamo solo nel
campo delle partite ufficiali – di essere il primo ad aver giocato
…quell’ultima mossa!



Tornando
alle raccomandazioni date ai principianti, un impianto di apertura che le
rappresenta bene è la così detta
Partita
Italiana
, così chiamata perché studiata e teorizzata, tra la fine del ‘500
ed i primi del ‘600, dai grandi giocatori
Giulio
Cesare Polerio
e Giochino Greco.



La
serie delle mosse
1 e4, e5; 2 Cf3, Cc6; 3 Ac4, Ac5; 4 c3
, risponde esattamente a quanto voluto dagli Istruttori: 1) spingere
un pedone centrale (di Re in questo caso);
2) portare in gioco i pezzi
leggeri come Cavalli ed Alfieri;
3) cercare di controllare il centro
della scacchiera (insieme delle case
d4,
e4,
d5, e5
da cui i pezzi possono controllare un maggior numero di case).



Per non
essere tacciati di autoritarismo, vale la pena, spiegare i diversi perché di
queste mosse: i pedoni occupano una casa del centro e ne controllano due del
campo avversario, i Cavalli controllano altre case del campo avversario e
difendono i pedoni che sono stati spinti con la prima mossa, gli Alfieri
aumentano il controllo delle case avversarie e, soprattutto, cominciano a
portare un attacco concreto.



Questo
attacco è portato al
Punto debole dei due schieramenti, così detto perché
difeso solo dal Re; si tratta del pedone
f7 del Nero e del pedone
f2
del Bianco, ma perché l’attacco possa essere pericoloso è necessario portare un
secondo pezzo su quel punto.



L’impianto
della Partita italiana termina portando il pedone in
c3 per preparare la spinte dell’altro pedone centrale in
d4 che, oltre ad attaccare il pedone nero
in
e5, costringerebbe l’Alfiere in
c5 a muovere nuovamente; in questo
caso, viene fuori un altro dei consigli dati ai principianti:
non muovere, se non per una motivata
ragione, più volte lo stesso pezzo in apertura
.



Tra
le continuazioni più adottate dal Nero c’è:
4
.
, Cf6 che mira ad attaccare il pedone bianco in e4
e, dopo la temuta spinta del Bianco in
d4 ed il cambio dei pedoni al
centro, l’Alfiere nero può dare scacco in
b4 annullando parzialmente la
severità del precedente consiglio.



Al nome
del grandissimo
Alechin è legata un’altra continuazione in alternativa
alla precedente:
4.
,
De7 con cui sviluppa già la Regina (per
difendere il pedone in
e5) mantenendo il pedone bianco fermo in
c3.



Apertura
prediletta nel periodo romantico per il suo contenuto aggressivo, oggi non
viene molto adottata per le possibilità che il Nero dispone per difendersi.



Un
altro impianto, adottato seguendo sempre i famosi consigli dati ai
principianti, è la
Partita dei quattro
Cavalli
con cui si porta in gioco subito tutto il …patrimonio equino;
sembra una scelta fatta dal Nero per rispondere simmetricamente alle mosse di
chi muove per primo, tanto che spesso si sente dire di non copiare le mosse!



In
realtà, la simmetria delle risposte non può essere portata avanti per molto
visto che il Bianco, muovendo per primo, quando porta un attacco pericoloso,
obbliga il Nero a difendersi.



La
sequenza delle mosse di quest’apertura è:
1
.
e4, e5; 2. Cf3, Cc6; 3. Cc3,
Cf6
.



Apparentemente
“meccanica”, dopo queste prime mosse, si può entrare in varianti di altre
partite anche decisamente più frequenti e studiate; venne teorizzata ed
adottata dal grande teorico Tarrasch proprio perché era adatta al suo stile di
gioco oltre ad applicare gli ormai noti principi.



Come
tanti altri impianti di gioco, superata la fase di grande moda durante il
periodo in cui il pensiero di Tarrasch era molto autorevole, quest’apertura fu
lentamente abbandonata dai giocatori più qualificati, pur restando tra le
preferite dai dilettanti.



Fondamentalmente,
le risposte più comuni sono:
4
.
Ab5
originando la “
variante spagnola”, così detta perché l’Alfiere
viene mosso come nella ben più famosa partita che porta lo stesso nome; in
questo caso, il pedone nero in
e5 risulta in pericolo di presa dopo la
cattura del Cavallo in
c6.



Altra
risposta è
4
.
Ab4 che, invece, origina
la “
variante italiana” (inutile dire perché) in seguito alla quale, il
Nero cattura il pedone
e4 col Cavallo in
c6
e, dopo la sua cattura col Cavallo in c3, il Nero ricupera il pezzo grazie
alla “
forchetta” inflitta al Bianco
con la mossa
d7-
d5.



Ricordiamo
ai principianti che, ovviamente, non basta imparare tante serie di mosse a
memoria, più utile è seguire qualche libro dedicato a queste aperture e ri-giocare
le partite dei Campioni con questi impianti, meglio se commentate.



Apertura dei 4 Cavalli
Apertura dei 4 Cavalli


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