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04/04/2012

COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (3)

Il pezzo toccato deve essere mosso





COSA SUCCEDE SULLA SCACCHIERA? (3)
Figura 1

 



(Attilio Tibaldeschi)


Nell’ultima occasione in cui ci siamo occupati di chi muove i primi passi sulla scacchiera, abbiamo parlato di una cattura particolare, eseguita da un pedone, che viene indicata con un’espressione francese adottata in tutto il mondo: si tratta di “En passant”, in Italia chiamata presa “al varco”


Fermo restando che in ogni lingua esistono espressioni corrispondenti, l’uso comune adotta alcuni termini di una lingua e li rende universali come succede in culinaria, nella musica o nell’informatica.


Con “En passant”, un’altra espressione francese viene adottata per indicare che i pezzi vengono toccati solo per essere sistemati meglio sulle case dove si trovano.


Quando si vogliono mettere in ordine i propri pezzi, o per ragioni estetiche o per renderli equidistanti – mettendoli al centro geometrico delle case – ed evitare di urtarli inavvertitamente, è necessario avvertire l’avversario usando l’espressione “J’adoube”.


Questo deriva dalla regola che il pezzo toccato deve essere mosso


La letteratura è piena di episodi che riguardano il pezzo toccato non accompagnato dalla frase di rito; il più divertente capitò al grande campione Tigran Petrosjan che, tenendo una tazza di caffè nella sinistra, iniziò ad eseguire una mossa di Regina, accorgendosi subito che si trattava di un errore.


Senza mutare espressione, mise il pezzo nella tazza e mescolò il caffè! Non si conosce l’effetto che ebbe sulla scacchiera, ma la mossa fu grandiosa!


Nella nostra lingua si dice “acconcio” che non è altro che la diretta traduzione della forma verbale transalpina, ma alcuni dicono: “ metto a posto” o “sistemo il pezzo” a seconda dei gusti; talvolta ci è capitato di sentire, dopo l’esecuzione di una mossa infelice, l’avversario mormorare: “Acconcio questo sconcio!”, ma questo interessa di più la Psicologia che non gli Scacchi.


La ricerca di una sistemazione geometricamente più precisa di ogni pezzo, è una sorta di rito prima dell’inizio della partita; qualcuno esagera dicendo “acconcio” ad ogni pezzo che sistema anche se non sono ancora cominciate le ostilità, qualcuno sistema i suoi pezzi e quelli dell’avversario, magari ricevendo un rimbrotto (i miei pezzi li sistemo come pare a me!), altri pongono un’attenzione particolare ai Cavalli ed agli Alfieri.


Nel caso dei primi, c’è chi li sistema con la testa rivolta verso il campo avversario, altri con la testa a “vedersi”, altri al contrario, altri entrambi rivolti a destra o a sinistra; dopo le prime mosse, però, la cosa perde di importanza; nel caso degli Alfieri, dato che i pezzi più diffusi sono il tipo “Staunton”, il taglio visibile sulla testa è generalmente orientato in avanti, ma c’è chi lo orienta verso la coppia reale.


Oltre alle due espressioni francesi, se ne aggiungono altre in lingua tedesca, frutto della egemonia (non solo scacchistica) mitteleuropea.


Cominciamo dalla meno comune e, forse, più difficile da pronunciare: “Zwischenzug” che viene tradotta come “mossa intermedia” o semplicemente “intermedia” nella nostra lingua.


Tale mossa è inserita in una combinazione che, partendo da un’apparente condizione di inferiorità, porta ad un vantaggio decisivo per le sorti della partita oppure sana una situazione di grande svantaggio; spessissimo, la mossa intermedia è uno scacco su cui non ci sono discussioni da fare: il Re sotto scacco deve prendere provvedimenti.


Facendo riferimento alla figura 1, il Bianco riesce a vincere con lo scacco intermedio 1. Te1+ e, dopo l’obbligatorio movimento del Re nero, riuscirà a catturare i due pedoni ed a vincere; chi ha ragione di lagnarsi è proprio il Nero al quale sarebbe bastato avere il proprio Re in e4 per poter pareggiare ed addirittura vincere se il suo monarca si fosse trovato in d4!


L’altra parola tedesca molto usata è “Zugzwang”.


In questo caso, la traduzione è molto più difficile da rendere in altre lingue come la nostra, per cui ci si adatta ad usare quel termine con la stessa naturalezza con cui un burocrate parla di DPR o di altre combinazioni di lettere e numeri altrettanto misteriose ai più.


Il tentativo di tradurla con “costrizione alla mossa” o “obbligato a muovere” non rende a pieno il contenuto in tale termine, perché è nelle regole che le mosse debbano essere alternate tra i due colori e che nessuno dei due può “passare la mossa” all’altro! Il dramma consiste nel fatto che, qualsiasi mossa si faccia, ci si procura dei danni il più delle volte disastrosi perché le situazioni di zugzwang si verificano più facilmente in finale, quando è quasi impossibile ricuperare.


Crudele è, infine, la situazione zugzwang reciproco in cui “Chi tocca i pezzi suoi, muore!”


Rimangono ancora alcune parole (tedesche) di uso comune, ma sono legate a situazioni che meritano una trattazione a parte.


 


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IL CIRCOLO SCACCHISTICO VERCELLESE  AUGURA


 


BUONA   PASQUA


 


A TUTTI I LETTORI


 

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