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10/11/2011

Piano, Piano

La pianificazione, fondamento degli Scacchi




Piano, Piano
Scacchi

PIANO, PIANO



(Attilio Tibaldeschi)


Detto così, sembra una delle solite raffigurazioni utilizzate per definire gli Scacchi che, almeno agli inizi delle competizioni, potevano essere accettate non essendo ancora previsto l’uso dell’orologio.


Nell’ambito delle leggende, poi, la situazione era peggiore se è vero che le partite duravano giorni o mesi con mosse alternate ad imprese eroiche, magari per conquistare un …cuore!


Con l’avvento degli orologi, si eliminarono le partite che potevano durare tempi biblici, ogni giocatore disponeva dello stesso tempo dell’avversario ed, al massimo, si potevano avere degli aggiornamenti con le famose “mosse in busta”.


Il problema di eventuali differenze tra i due orologi meccanici accoppiati a formare “l’orologio da Scacchi”, venne superato dai modelli elettronici che si sono poi evoluti in modelli programmabili su una gamma vasta di opzioni delle quali la più gradita è l’incremento di tempo dato dopo ogni mossa.


L’arrivo di questi strumenti, ha spinto – anche se non è stato un bene, specie ad alto livello – a limitare i tempi complessivi per lo svolgimento delle partite che ora raramente arrivano alle sei-sette ore; al contrario, hanno permesso alcune forme di gioco rapido impossibili con quelli meccanici.


Il piano di cui vogliamo parlare, però, è ciò che costituisce l’essenza del Gioco.


Tra le ragioni che rendono educativi gli Scacchi, oltre allo sviluppo delle capacità di riflessione, di concentrazione, di astrazione, di previsione e di apprendimento attraverso i propri errori, la principale è senza dubbio quella della progettazione di un piano che deve sempre fare i conti con quello dell’avversario e, se è il caso, deve essere modificato in presenza di variabili inattese.


A tale proposito, il grande filosofo Schopenhauer ebbe a dire: “Nella vita accade come nel gioco degli scacchi: noi abbozziamo un piano, ma esso è condizionato da ciò che si compiacerà di fare nel gioco degli scacchi l’avversario, nella vita il destino”, mentre il Grande Maestro Kotov, eccellente didatta, più lapidariamente affermava: “Un buon piano ci rende eroi, l’assenza di un piano ci rende idioti”!


Questo spiega perché gli Scacchi vengano indicati come gioco che richiede doti di logica, coerenza, elasticità mentale, memoria, fantasia, autocontrollo, obiettività…, insomma, le stesse che possono occorrere nella pratica di un qualsiasi altro Sport e nelle attività di studio.


Una volta apprese le regole del gioco ed i fondamenti del modo di condurre una partita, tutto è lasciato alle scelte del giocatore le cui doti scacchistiche sono del tutto indipendenti dalla possibilità di disporre di un Maestro o meno.


Naturalmente, il Maestro è fondamentale per far emergere quelle qualità e talvolta è necessario cambiarne diversi prima di estrinsecare tutto il talento; anche se l’abilità di gioco del Maestro deve essere di un certo livello, non serve un super campione, né (tantomeno!) uno dei tanti programmi scacchistici che mettono a dura prova anche i più forti del mondo.


Una delle prime domande che pongono i Maestri, riguardano proprio il piano che l’allievo dovrebbe avere in mente e le prime risposte sono del tipo: “Voglio vincere” oppure “Voglio mangiare tutti gli altri pezzi”! Almeno nelle intenzioni, si coglie la carica agonistica, ma essa non è sufficiente per giocare bene!


La prima cosa da fare è l’esame della situazione sulla scacchiera: la struttura (=come sono disposti) dei pedoni, la posizione e l’azione dei pezzi, la protezione del Re di entrambi i colori; una buona cosa sarebbe quella di fare questo esame mettendosi anche nei panni (qualcuno, durante la partita, si alza e va ad osservare la scacchiera dal lato opposto) dell’avversario.


Una qualsiasi posizione ha dei contenuti “neutri”, intendendo con questo che l’esito della partita è “scritto” nella posizione stessa ed un diverso andamento dipende solo dai giocatori, cioè dalla loro personalità.


Fatta la ricognizione, si tratta di fare un piano che, in soldoni, consiste nel cercare di valorizzare quelli che sono i nostri punti forti e le debolezze dell’avversario e minimizzare le nostre debolezze ed i vantaggi dell’altro.


La cosa è facile se esistono delle condizioni nette di vantaggio come i pezzi in più o posizioni infelici del Re, ma quando c’è una situazione di equilibrio si vede la stoffa del campione che può esaltare le sue capacità di calcolo, la conoscenza di posizioni simili in partite simili e, perché no, la conoscenza della psicologia dell’avversario.


Il grande Emmanuel Lasker diceva che spesso giocava non la mossa che lui riteneva migliore, ma quella più sgradita all’avversario!


Di fronte ad una posizione che giudichiamo in equilibrio, evitando gli audaci attacchi alla baionetta o la statica guerra di trincea, un piano accettabile è quello che prevede di …rompere questo equilibrio!


Un grande specialista era Raul Capablanca che, grazie a “piccole combinazioni”, vedeva le posizioni che venivano a crearsi, scegliendo quelle più favorevoli! Era un calcolatore nato e questa sua caratteristica gli diede la fama di imbattibilità.


Dopo l’analisi approfondita di una sua partita, i commentatori giunsero a stabilire che la mossa cruciale scelta dal cubano fosse quella giusta; quando gli chiesero come avesse potuto trovarla nel (relativamente) poco tempo della partita, egli rispose con candore: “Io sentivo così”!


Del tutto diverso fu Michail Tal, al quale non mancava il fegato e si slanciava in attacchi che prevedevano spesso il sacrificio di uno o più pezzi; la cosa interessante è che, a posteriori, molti sacrifici erano scorretti, ma erano talmente complessi che lo squilibrio sulla scacchiera si rifletteva …sulla mente dell’avversario!


Un suo Maestro aveva incautamente pronosticato: “Giocando a quel modo, quel ragazzo non andrà da nessuna parte”; per inciso, divenne Campione del Mondo!


Molto argutamente il “Genio di Riga” affermava: “Ci sono i sacrifici corretti e ci sono i miei”!


Le possibilità di creare dei “sommovimenti” nella posizione dei pezzi sono molto varie e vanno dall’occupazione dello spazio o del suo controllo a distanza impedendo o condizionando i movimenti degli altri pezzi, alla struttura dei pedoni, al cambio di pezzi di maggior valore intrinseco, ma anche meglio piazzati.


 


 


 


 

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