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24/03/2011

CENTOCINQUANTA ANNI FA - La scacchiera era appannaggio dei ceti sociali di rango elevato

Gli Scacchi in Italia intorno al 1861



CENTOCINQUANTA ANNI FA - La scacchiera era appannaggio dei ceti sociali di rango elevato
L’unica immagine nota di Serafino Dubois

(Attilio Tibaldeschi)



Volendo anche noi partecipare alle celebrazioni del secolo e mezzo di Unità d’Italia, andiamo a vedere cosa succedeva allora nel mondo scacchistico.


Di certo ci troveremo a descrivere un mondo molto diverso dall’attuale, in cui gli Scacchi erano un’attività elitaria alla quale si dedicavano, per lo più, personaggi di rango sociale medio-alto; in quasi tutta l’Europa, gli scacchisti si trovavano nei Caffè (famosissimo il Café de la Régence” a Parigi) mentre in Italia era uso ritrovarsi nelle Accademie, molte volte situate presso l’abitazione dei Soci di maggior prestigio.


Altra grossa differenza veniva dalla resistenza a cambiare, come avevano fatto ormai in tutto il mondo, le cosiddette regole “all’Italiana” che accentuarono l’isolamento sia dei Giocatori che dei teorici i cui straordinari lavori non ebbero il successo che meritavano.


I nostri migliori rappresentanti dovevano fare uno sforzo doppio quando giocavano con le regole italiane o quelle internazionali; il bello è che l’accettazione di queste ultime regole avvenne solo nel 1880 e questo comportò un ritardo nella formazione delle nuove generazioni.


L’ultima grossa differenza coi tempi attuali era dovuta alla mancanza dell’orologio che attribuisse ad ogni giocatore lo stesso tempo entro cui svolgere la partita.


Famose rimasero certe partite che venivano decise dalla resistenza fisica più che dal loro contenuto tecnico!


I modelli più simili ai nostri esemplari meccanici, furono introdotti solo a fine ‘800 e furono preceduti da clessidre o pendoli più o meno fantasiosi.


Come in tutti gli altri Sport, anche negli Scacchi risulta impervio fare dei paragoni tra Campioni di tempi diversi; è vero che, davanti alla scacchiera, si confrontano, nello stesso Torneo, giocatori separati da una o due (talvolta anche tre!) generazioni, però è pensabile che il più giovane sia in ascesa, mentre il suo antagonista si trovi nella parabola discendente.


Anche l’uso di particolari parametri statistico-matematici può dare una piccola idea di confronto, ma non sapremo mai chi sarebbe il vincitore di un match tra Morphy e Fischer o tra Alechin e Kasparov.


D’altra parte, nella storia dei Campionati del Mondo si verificò più di una volta l’alternarsi “polvere-altar” tra i medesimi protagonisti.


Tornando al 1861, diciamo che in quel periodo la facevano da padroni i Tedeschi ed i campioni dell’area geografica a loro più prossima come l’Ungheria e la Boemia; il primo Campionato Tedesco venne vinto dal poco noto Conrad Vitzthum.


Nello stesso anno, il match tra Anderssen e Kolisch incoronò il primo come Campione del Mondo, titolo non riconosciuto ufficialmente e condiviso con Morphy, nel frattempo ritornato in America; l’attribuzione del titolo venne giustificata dal fatto che venne usata, per la prima volta, una clessidra segnatempo.


In Italia, i buoni giocatori non mancavano, ma non c’era ancora nulla che facesse prevedere un minimo accenno all’unità …scacchistica; i maggiori esponenti, non a caso provenivano da territori diversi come Venezia, Reggio Emilia, Livorno, Perugia, Roma, Messina …


Molti, non avendo tante occasioni di dedicarsi al gioco vivo, si rivolgevano allo studio teorico, alla composizione dei problemi o all’insegnamento.


Malgrado ciò, utilizzando lo strumento delle graduatorie virtuali, tra i migliori Giocatori del tempo troviamo il romano Serafino Dubois in quinta posizione dietro a celebrati Campioni come Morphy, Anderssen, Paulsen e Kolisch!


Per certi versi, fu una sorta di professionista degli Scacchi non essendo in grado di procacciarsi altro lavoro: pubblicò un libretto riguardanti le aperture – che aggiornò in seguito con una serie  di dispense – in Francese ed in Italiano, diede vita alla prima rubrica di Scacchi su di una rivista letteraria e continuò anche su altre.


Fondò la prima Rivista scacchistica italiana che, tuttavia, durò pochi mesi.


Quando se ne presentò l’occasione, si misurò con i migliori Giocatori del momento, non sfigurando: nel 1862, a Londra, si classificò 5° pur avendo giocato una partita in meno per ragioni di salute; ancora la salute lo costrinse a rinunciare ad una cattedra come Insegnante di Italiano in Olanda.


Per giudizio unanime, viene considerato il più forte giocatore italiano del XIX secolo.


Sempre facendo una graduatoria virtuale, un altro Giocatore che si mise in luce fu Ignazio Calvi che ebbe il periodo di massimo splendore tra il 1842 ed il 1848 durante il quale collaborò con Riviste Francesi ed Inglesi.


Il nostro Risorgimento lo vide in prima fila come patriota.


Un posto particolare occupa il veneziano Carlo Salvioli che, nato nel 1848, trovò fama nel ventennio successivo all’Unità specialmente come teorico, quando pubblicò i tre volumi del trattato “Teoria e pratica del gioco degli Scacchi”, continuamente aggiornato fino alla sua morte.


Chiudiamo col perugino Francesco Ansidei che, tra i suoi scritti, produsse i “Precetti fondamentali sul giuoco degli Scacchi” di cui il nostro Circolo possiede la 134^ copia di 200 numerate!

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