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24/02/2011

E’ SOLO QUESTIONE DI TECNICA

Quando la fantasia non è più necessaria.



E’ SOLO QUESTIONE DI TECNICA

(Attilio Tibaldeschi) - Dato per scontato che la cooperazione tra i pezzi del nostro gioco deve essere sempre tenuta in considerazione, nel finale di partita è essenziale anche la precisione delle mosse che, il più delle volte, devono essere giocate in rigide sequenze.



Tali condizioni vengono esaltate, nel campo della Composizione scacchistica, nei cosiddetti Studi in cui, situazioni apparentemente disperate si convertono in posizioni inaspettatamente favorevoli.


Naturalmente, queste composizioni hanno in sé questi contenuti che vengono trovati da menti molto sensibili all’estetica degli Scacchi.


Semplificando, in quasi tutte le posizioni scacchistiche ci sono diverse possibili continuazioni che a loro volta generano diverse (si va da poche unità ai “fantastilardi” di Zio Paperone!) altre posizioni; non tutte le continuazioni sono buone, ma alcune sono spettacolari!


Il compito di scovare le continuazioni buone è affidata alla Tecnica scacchistica, qualità di cui sono particolarmente dotati i Campioni; tuttavia, non è un’esclusiva di pochi, ma tutti possono affinarla perché, per usare un’espressione comune, l’esito è “già scritto” nella posizione stessa.


L’avvento e lo sviluppo dei mezzi informatici ha favorito la ricerca di quelle posizioni che possono definirsi certe nelle loro conclusioni! Fortunatamente, a causa della sterminata serie di possibilità, l’Uomo non è in grado di trattenerle tutte e, dunque, il piacere di trovare le soluzioni durante le partite resta invariato!


Vale la pena ricordare che questi archivi, di posizioni già completamente sviscerate, si limitano a cinque o sei pezzi sulla scacchiera perché, andando oltre, si va incontro a tempi non compatibili con l’età dell’Universo!


Quando comincia a giocare a Scacchi, il principiante non può fare a meno di chiedersi: “E ora cosa faccio?”, interrogativo che ripeterà – anche se più di rado – in una fase di gioco sempre più avanzata.


La risposta, semplice e complicata allo stesso tempo, gli viene fornita dalla Strategia, cioè il piano che deve sviluppare per ottenere lo scopo prefissato: la cattura del Re opposto! All’inizio, si metteranno in moto i propri pezzi, piazzandoli nelle posizioni più favorevoli e cercando (ricordiamo che lo stesso processo mentale viene fatto anche dal giocatore che guida i pezzi dell’altro colore) di annullare le difese altrui e potenziare le proprie.


Tutto questo comporta una serie di azioni Tattiche con cui si materializza il piano e se ne verifica la bontà; a loro volta, le tattiche sono sorrette dalla Tecnica.


Il perfetto equilibrio tra queste tre componenti si acquisisce solo con l’esperienza (= pratica di gioco) ed i miglioramenti saranno tanto più sensibili quanto più si è inclini ad una tale pratica sportiva.


Se è vero che la regina di questa triade è la strategia, senza la quale si finisce solo per “spingere pezzi di legno”, essa è completamente inutile se non è accompagnata da una tecnica in grado di realizzarla! Volendo fare un esempio, immaginiamo un piano di attacco (strategia) all’arrocco avversario, la tattica mi suggerirà quali pezzi dovrò impiegare e la tecnica mi dirà in che sequenza dovrò farli agire; talvolta un buon piano viene vanificato da un’errata sequenza delle mosse eseguite!


La maggior predisposizione per il nostro gioco, deriva dalla facilità con cui si analizzano le posizioni e si eseguono i calcoli delle diverse varianti.


Tornando al principiante ed alla sua domanda, due sono le strade da percorrere in parallelo: iniziare da finali molto semplici (sì, proprio quelli in cui è solo questione di tecnica!) per acquisire i meccanismi richiesti da una strategia molto semplice come quella di costringere il Re avversario ad andare verso un margine od un angolo della scacchiera oppure conquistare col proprio Re determinate case davanti al proprio ultimo pedone e così via.


L’altra strada è quella di porsi, all’inizio della partita, dei piccoli obiettivi come attaccare un pedone isolato, minacciare un pezzo con un pedone per costringerlo a spostarsi…


Il grande Capablanca era maestro in “piccole combinazioni”, mini sequenze di cambi che, una volta terminate, lasciavano delle piccole debolezze nello schieramento opposto! Inutile dire che il Campione cubano era dotato di una tecnica “mostruosa”.

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