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10/02/2011

CHI C’E’ SULLA SCACCHIERA? (4)

Infine, i Russi, come gli Arabi, hanno conservato il nome del pachiderma originario con “Slon”.



CHI C’E’ SULLA SCACCHIERA? (4)
L’Alfiere

(Attilio Tibaldeschi)



Infine, i Russi, come gli Arabi, hanno conservato il nome del pachiderma originario con “Slon”.


Andando sempre più verso la coppia reale, le case della scacchiera più vicine ad essa sono occupate – nella posizione iniziale – dagli Alfieri che sembrano messi lì apposta per segnalare la presenza dei sovrani.


L’Alfiere è certamente il pezzo che ha subito più trasformazioni nel proprio movimento e nel proprio nome passando tra una cultura e l’altra e, dunque, tra lingue diverse.


Nel gioco originale indiano, così come si riscontrava negli eserciti, il pezzo era rappresentato dall’elefante che muoveva quattro passi in avanti ed uno in diagonale; curiosa la ragione di tale movimento: i primi quattro passi simboleggiavano le zampe ed il quinto la proboscide!


Naturalmente, anche le zanne ebbero un ruolo determinante nel fare …confusione.


Durante la loro diffusione attraverso le vie commerciali, la parola “Pil” (niente a che fare con l’economia!) diventò “Fil” nei paesi arabi e, arricchito dell’articolo, diventò “al Fil”.


Gli Arabi, però, non si limitarono a cambiare leggermente il nome, ma cambiarono anche il movimento del pezzo limitandolo ad un’azione più “ridotta”: egli andava dalla propria casa alla seconda presente sulla diagonale come fa una pedina della dama quando esegue una presa.


Con l’arrivo dei Mori in Spagna, giunsero anche gli Scacchi i cui primi documenti che li riguardavano sono datati intorno all’anno mille.


Anche se è vero che gli Spagnoli chiamano l’Alfiere Alfil, fu proprio in Europa che cominciarono le diverse denominazioni che troviamo in molte lingue.


Come abbiamo detto, furono proprio le zanne dell’elefante a creare le differenze sia considerando i disegni trovati sugli antichi codici e sia interpretando la fattura dei pezzi stessi.


Nel caso dei disegni, il pezzo veniva rappresentato con una sorta di testa umana con due piccoli corni e questo comportò la sua “lettura” in modo diverso: ci fu chi vide il cappello a sonagli dei buffoni di Corte e, per questo, i Francesi indicano l’Alfiere usando “Fou”; anche i Rumeni usano “Nebun” con lo stesso significato.


Ci fu chi vide una vaga somiglianza con la mitra del vescovo e, dunque, gli Inglesi adottarono il termine “Bishop”.


Più misteriose le derivazioni del Tedesco “Läufer” e dell’Ungherese “Futò” che significano “Corriere” (corridore, portaordini).


Infine, i Russi, come gli Arabi, hanno conservato il nome del pachiderma originario con “Slon”.


Anche nel caso dei pezzi usati sulla scacchiera, le zanne dell’elefante sono state via via semplificate fino alla rappresentazione più comune dell’Alfiere con un “taglio” nella testa che ha confermato agli Inglesi che si tratta di una mitra del vescovo, mentre agli Italiani ha dato l’idea dell’elmo delle antiche armature! Per questo, in alcune rappresentazioni grafiche dei pezzi, gli Alfieri sono indicati con un elmo con tanto di cimiero!


Venendo all’aspetto più propriamente tecnico, l’Alfiere ha una limitazione nel suo movimento lungo linee diagonali: dato che si muove su case dello stesso colore, spazia su mezza sola scacchiera; essendo due gli Alfieri in ogni schieramento, si parla di “Alfiere campochiaro” e di “Alfiere camposcuro” del Bianco o del nero.


Vale più o meno come tre Pedoni ed è in grado di fermarne cinque purché siano posti “a catena” continua; se i pedoni, però, sono posti su diagonali diverse, l’Alfiere può avere problemi a fermarne anche solo due.


Come altri pezzi, ad esclusione della Torre, ha un campo d’azione limitato se si trova in un angolo (solo 7 case a disposizione), mentre esplica la sua massima azione (13 case) se si trova in una delle case del Centro.


Può “infilare” ed “inchiodare”, come fanno la Torre e la Regina e può attaccare contemporaneamente quattro pezzi senza esserne offeso a sua volta.


Quando può operare in coppia col suo omologo, costituisce una forza notevole che può opporsi efficacemente anche alla Regina avversaria; in gergo, la sinergia tra i due Alfieri viene detta “piccola qualità”.


Sempre nel nostro gergo, quando l’Alfiere viene posto lungo le grandi diagonali dopo la spinta di un passo dei pedoni “b” o “g” si dice che è stato messo “in fianchetto”.

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