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18/01/2011

MORPHY, STELLA NOVA

Galleria di Campioni





MORPHY, STELLA NOVA
Paul Charles Morphy

Galleria di Campioni



(Attilio Tibaldeschi)


La stella di cui parliamo, appartiene al firmamento degli Scacchi e, come quelle studiate dall’Astronomia, ha subito un’evoluzione simile con una luce sfolgorante, ma di breve durata.


Nato a New Orleans, il 22 Giugno 1837, Paul Charles Morphy apparteneva ad una famiglia benestante e questo gli permise di dedicarsi agli studi matematici e legali con la laurea raggiunta a soli 17 anni.


La sua abilità scacchistica, però, era già conosciuta visto che aveva appreso le regole a 10 anni ed a 12 aveva sconfitto due volte un forte giocatore ungherese in tournée in Louisiana; da buon studente, sospese l’attività agonistica per dedicarsi ai libri di legge a cui se ne aggiungevano alcuni che parlavano dei grandi scacchisti europei! In lui si fece strada l’idea di incontrarli, in particolare si era fissato su Howard Staunton di cui ammirava, oltre alle doti di giocatore, la sua competenza nei riguardi del teatro di Shakespeare.


Non potendo esercitare l’avvocatura fino ai 21 anni, nel 1857 partecipò al primo Campionato Americano che si teneva a New York.


Come premessa a questo Torneo, bisogna ricordare che lo Zio – certo delle doti di Paul in campo scacchistico – aveva promesso 300 dollari a chi fosse riuscito a superarlo; questa sfida cadde nel vuoto e l’indifferenza dei rivali colpì il giovane.


Nella metropoli, ciò che aveva colpito era la sua compostezza anche di fronte ad attese di ore (non era ancora stato adottato l’orologio e, dunque, spesso la partita a Scacchi era una gara di resistenza fisica!), a lui bastavano pochi minuti per vanificare le lunghe pensate degli avversari.


Il trionfo in quel Campionato, in cui sconfisse il mostro sacro Louis Paulsen, gli creò la fama di imbattibilità e ritornò a New Oléans con tutti gli onori del caso.


Era ora di andare in Europa!


Il suo obiettivo era Staunton il quale, forse temendolo, evitò accuratamente di incontrarlo accampando mille scuse.


Naturalmente, Morphy non stette inattivo e si misurò con molti forti Giocatori con risultati netti e giustificati da un gioco semplice, lineare e …demolitore!


Visto che l’impegnatissimo Staunton, continuava a sfuggirgli, si recò a Parigi, dove fece rumore una sua partita contro il Duca di Brunswick, giocata all’Opéra, nell’intervallo di una rappresentazione del “Barbiere di Siviglia” ed alla cieca! E’ vero che l’avversario non era dei più forti, ma la partita resta come splendido esempio di gioco d’attacco, tanto che spesso viene proposta come falsariga su cui si sviluppa la celebre partita a Scacchi viventi di Marostica.


Frequentò il famosissimo “Café de la Régence”, ritrovo di molte personalità della cultura (Voltaire, Franklin, Diderot) e dello scacchismo mondiale; qui incontrò il tedesco Adolph Anderssen, da tutti ritenuto il Campione del Mondo dopo aver battuto il già citato Staunton.


Il match terminò con 7 vittorie dell’Americano, 2 patte e 2 sconfitte; significativo il gesto di Anderssen che, nel corso dell’ultima partita, si alzò con una fragorosa risata di ammirazione ed andò ad abbracciare il suo avversario: aveva capito di aver perso in seguito ad una delle solite combinazioni “alla Morphy”!


Quando si incontrano due Signori cui interessa solo il bel gioco, gli Scacchi sono in grado di offrire anche queste perle di sportività!


Pur non essendo ufficialmente riconosciuto il titolo, Morphy venne considerato il Campione del Mondo del tempo.


Al ritorno in America, fu accolto con manifestazioni entusiastiche: gli vennero dedicati inni e riconoscimenti, tra i doni ricevuti vi era una scacchiera con pezzi d’oro e d’argento purtroppo oggi andata persa.


Paradossalmente, per Morphy iniziò la parabola discendente sul piano della sua salute mentale: oltre al rifiuto di Staunton – che, tra l’altro, lo aveva ridicolizzato facendolo passare per un avventuriero – nella carriera legale non ottenne fiducia dai potenziali clienti; sul piano affettivo le cose non andarono meglio, visto che la ragazza di cui si innamorò gli rispose che non poteva immaginare di dividere la sua vita con “…un semplice giocatore di Scacchi”.


Infine, la Guerra di Secessione era alle porte e per lui si iniziò un andare e tornare tra Europa ed America; la sua malattia si aggravava sempre più, temeva di essere avvelenato e si fidava unicamente della vecchia Madre.


La morte avvenne nella città natale il 10 Luglio 1884, a soli 47 anni.


La sua personalità, sia come uomo che come scacchista, fu oggetto di studi molto approfonditi; limitandoci alla scacchiera, era impareggiabile la sua arte nel mettere in movimento i pezzi molto rapidamente, i suoi sacrifici rompevano le posizioni degli avversari che, quando ne comprendevano il perché, sapevano di non aver scampo!


Quando ci si avvicina per le prime volte al nostro gioco, si resta affascinati dal grande genio di questo giocatore che resta ancora un punto di riferimento nella teoria delle partite così dette “aperte”; di lui, un commentatore disse: “…guarda agli Scacchi con la serietà di un artista, per lui la partita è un dovere sacro!”.


Malgrado i commenti entusiastici, il campione non considerò questa come attività “seria” o “professionale”, ma, per dirla con parole sue: “ …nient’altro che uno svago, che non deve togliere tempo a cose più serie ed essere limitata ai confini che gli sono propri. Va tenuta in considerazione solo come gioco, come momento di distensione nei duri impegni della vita”.

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