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22/12/2010

Un racconto di Natale

Da un problema di scacchi...





Un racconto di Natale
Il Bianco vince in due mosse

Domenico (Nico) e Piero erano diventati amicissimi grazie alla comune passione per gli Scacchi e si ritrovavano presso il loro Circolo con tale regolarità da sorprendere gli altri Soci quando uno dei due mancava; anche in questo caso, però, l’altro non mancava di andare a casa dell’assente per la consueta partita.



Con la pensione, avevano iniziato a partecipare insieme ai Tornei dai quali non ricavavano grosse soddisfazioni, ma le cui partite erano oggetto di analisi al Circolo, circondati dai soliti curiosi e ipercritici che ne sapevano sempre una di più.


Il fatto che non si fossero mai incontrati nel corso di un Torneo, da loro veniva interpretato come una non-necessità, visto che le loro partite al Circolo erano alcune centinaia; non erano dei gran giocatori, ma le annotavano tutte e spesso le analizzavano, anche con altri, cercando di migliorare i loro impianti di apertura.


Ognuno dei due conosceva a memoria i punti di forza e le debolezze dell’altro, tanto che il bilancio delle loro partite era sostanzialmente in parità, sia col bianco che col nero.


Di ritorno da un Torneo pre-natalizio, in una nota località di montagna, in cui avevano fatto leggermente peggio del solito (Nico era finito terz’ultimo, davanti a due giocatori che si erano ritirati, Piero aveva anche beneficiato di un forfait e, dunque, si era trovato un poco più in alto), malgrado fosse l’antivigilia di Natale si recarono al Circolo per le consuete analisi.


L’interesse di tutti era puntato su una partita che Nico doveva stravincere e che invece…


I soliti sapienti erano prodighi di indicazioni, consigli e suggerimenti, più volte la partita venne ripresa nei punti più interessanti, ma non si riusciva a capire come il piano ben congegnato da Nico fosse risultato perdente nelle ultime battute; così si giunse al punto in cui cominciò il crollo e si vide che c’era stata una banale inversione delle mosse eseguite rispetto a quelle pensate.


Tutta la gamma dei suoni che esprimevano meraviglia, orrore, compassione, vennero emessi contemporaneamente a mille mani che indicavano sulla scacchiera quali fossero i movimenti giusti.


“In realtà – disse Piero con fare inquisitorio – il crollo c’è stato quando la tua avversaria si è tolta la sciarpa che aveva intorno al collo, facendoti confondere le … varianti cui prestare attenzione!”.


Nico negò, ma ormai tutti gli astanti si erano lasciati andare a considerazioni extra scacchistiche! Quando Piero aggiunse che, dopo la partita, lo aveva visto al bar con lei, Nico cercò una difesa col risultato di diventare ancor più oggetto di derisione.


Per farla breve, Nico se la prese con l’amico che lo aveva messo in ridicolo e, per non venire alle mani, se ne andò dicendo che con lui non avrebbe più giocato!


Il giorno dopo, Nico pensò per tutto il giorno all’interruzione di un’amicizia così lunga, ma non si recò al Circolo per la consueta partita; pensò che gli Scacchi potevano essere coltivati anche in altro modo, per esempio dedicandosi ai problemi.


Si fece un vin bulé e lo sorseggiò quasi svogliatamente, accese la radio per avere un sottofondo musicale, prese un libro di problemi e si mise alla scacchiera con foglio e matita per scrivere le soluzioni; alcuni erano veramente belli, altri molto impegnativi, di qualcuno non riuscì a venirne a capo.


Girando le pagine del libro, fu colpito da un problema che, stranamente, aveva i pezzi disposti come una lettera “P”; pensò subito al nome del suo (ex) amico, ma scacciò il pensiero con l’ultimo abbondante sorso della bevanda.


Osservò il problema la cui soluzione prevedeva la presa del pedone nero in b4 col pedone bianco in a3; vista la mossa giusta, iniziò a scrivere la soluzione: Paxb4, ma poté scrivere solo le prime tre lettere, perché la sonnolenza s’impadronì della sua volontà, obbligandolo a lasciarsi andare sulla poltrona.


Quando dalla radio arrivarono le note di un canto tradizionale, Nico si svegliò e riprese in mano il foglio su cui non aveva terminato di scrivere la soluzione, vide che ciò che aveva scritto richiamava ad un gesto di riconciliazione.


Non era ancora mezzanotte e, malgrado l’ora tarda, telefonò a Piero per augurargli Buon Natale e fissando l’appuntamento per la prossima partita!

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