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10/12/2018 - Vercelli Città - Enti Locali

AREA PIP, DENTRO I FRANCESI, FUORI GLI ITALIANI - Alla APRC di Lione gli ultimi 400 mila metri quadri di terreno, per altra logistica - Niente alle aziende italiane in gara - NEMMENO OGGI DICONO 'COSA' MOVIMENTERANNO: DATTERI? RICAMBI? PESCI?

Ci prendono la terra, l’ultima. E la pagano anche poco. Si freghino pure. Si freghino pure anche le mani. Chi avrà permesso tutto questo non potrà compiacersene a lungo.






AREA PIP, DENTRO I FRANCESI, FUORI GLI ITALIANI - Alla APRC di Lione gli ultimi 400 mila metri quadri di terreno, per altra logistica - Niente alle aziende italiane in gara - NEMMENO OGGI DICONO 'COSA' MOVIMENTERANNO: DATTERI? RICAMBI? PESCI?
I terreni vicino ad Amazon -

Dunque era tutto vero.

Era vero che hanno preferito dare ai francesi della APRC di Lione il terreno che è dei nostri concittadini.

Hanno fatto fuori due primarie aziende italiane, la Elsco (la lavanderia industriale lombarda) e la Raymond di Carisio.

Hanno preferito altra logistica, che consuma territorio e offre contratti di serie B, a lavoro produttivo dove avrebbero potuto trovare occupazione i nostri figli, speriamo laureati del futuro.

Invece, a Vercelli, vanno via gli ultimi 400 mila metri quadri di terreno dell’area Pip per insediamenti produttivi, a fianco di Amazon, ad un passo dal Casello autostradale di Larizzate.

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Adesso proviamo per un momento ad immaginare cosa sarebbe successo in Francia se un Comune avesse deciso: do 400 mila metri di terreno agli italiani e li tolgo ai francesi.

Non sarebbero stati necessari i giubbotti gialli, ci avrebbe pensato qualcun altro.

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Hanno tenuto inutilmente segreto tutto questo, finchè oggi sono stati costretti a fare una conferenza stampa in Municipio perché ormai era girata la voce che avessero deliberato venerdì in Giunta quanto aveva eseguito Pino Scaramozzino, il Dirigente che ha vagliato una gara che mai è apparsa, nelle sue fasi intermedie, così come invece è per tutte le altre, all’Albo Pretorio del Comune.

Anzi, mentre scriviamo (sono le 16,20) è finita la conferenza stampa e non c’è nemmeno ora la deliberazione della Giunta di venerdì all’Albo Pretorio.

La conferenza stampa ha un che di surreale: perché non fanno che parlare di colossi, metri quadri, laureati, ma non dicono quali saranno le Imprese che realmente si insedieranno.

Non dicono 'cosa' movimenterà queta logistica: datteri? Ricambi d'auto? Pesci surgelati?

Dicono che ci saranno i posti di lavoro, ma non chi li darà: posti di lavoro ancora oggi senza un perché, un qualcosa che aiuti a dimostrare che Aprc acquista per rivendere a chi?

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Dunque, a modo loro, la Torino – Lione loro l’hanno già fatta.

E’ assai probabile che in queste ore qualcuno a Torino di fregherà ben bene le mani.

A Lione hanno i nostri terreni, le aziende italiane non hanno niente in mano.

Anzi, meno di niente.

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Come avevamo ipotizzato, la APRC ha rapporti di affari con la Pro Logis, di cui avevamo già parlato in un precedente articolo.

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E le aziende italiane, dunque?

Presto detto: si arrangino.

Perché lo sberleffo si spinge sin qui e oltre.

Alle due italiane escluse sarà più o meno detto qualcosa del genere.

Guardate, noi abbiamo pensato che la lavanderia industriale va nell’ex area Nordind.

Mentre la Raymond può andare nei terreni che sono di fronte al Carrefour.

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Ci sono però piccoli particolari, che solo al profano potrebbero sfuggire.

Il primo.

L’area ex Nordind è sotto la tutela del Curatore Fallimentare della partecipata pubblica.

Che a sua volta risponde al Magistrato che è delegato per la pratica.

La disponibilità dei terreni è quindi subordinata al consenso del Magistrato, in base ad una precisa procedura regolata dalla Legge.

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Ancora più in alto mare – secondo particolare -  la questione che riguarda i terreni (altri 400 mila metri quadri circa) che sono al di là della tangenziale, di fronte al Carrefour.

I terreni sono ancora tutti di proprietà dei rispettivi proprietari.

Che per ora non hanno nemmeno idea di vendere, perché stanno chiedendo al Comune qualcosa come 20 euro il metro quadro.

Mentre il Comune intende offrirne al massimo 16 – 17.

E, in ogni caso, la decisione di acquisire e rendere fruibili per compratori industriali i terreni deve passare in Consiglio Comunale e, con le arie che tirano, bisogna ancora vedere se e che fine farà la decisione della Giunta di vendere ai francesi.

Ma ci arriveremo tra poco.

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Dunque il Comune vende 400 mila metri quadri di terreno, a poco più di 14 euro il metro quadro, ad un “General contractor” francese che è un intermediario rispetto ad aziende industriali che (ancora oggi) non si conoscono, salvo sapere che sono anch’esse francesi.

E, dall’altra parte, cerca di comprare altri terreni da destinare allo stesso scopo, sperando di pagarli 16 – 17 euro il metro quadro, invece dei 20 che stanno richiedendo gli attuali proprietari.

Che sono diversi, qualcuno sta a Cortemilia, i nobili del posto.

Poi ci sono anche signorotti vercellesi ben immanicati.

Ed è difficile credere che si scenderà ai 16 euro offerti dal Comune.

Comune che, perciò, sa che sta vendendo a 14 euro ciò che ricomprerà lì vicino a 17 euro se va bene.

Una vendita ben al di sotto del più probabile valore di mercato per un bene prezioso e non fungibile, unico, il terreno.

Che è dei vercellesi.

Che se lo vedono portare via da qualcuno capitato a Vercelli chissà come.

Capitato a Vercelli ben dopo che avevano presentato domanda quelli di Raymond e Alsco.

Quattrocento mila metri che sul mercato varrebbero dunque e probabilmente 6,8 milioni di euro, se li prenderanno quelli di Lione a circa 5,6 milioni di euro.

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E’ chiaro che, in una situazione come questa, ha molte ragioni chi avrebbe preferito una gara basata sulla migliore offerta, sul miglior prezzo il metro quadro.

Il Comune ha 400 mila metri quadri.

Ci sono richiedenti (francesi e italiani) che ne chiedono complessivamente 600 mila.

Come scegliere?

Si scegli in base a chi offre più euro il metro quadro.

Ma ciò avrebbe comportato, se i francesi avessero voluto comprare, un bell’esborso in più.

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I francesi lucrano un vantaggio economico di 1,2 milioni di euro di cui a Torino ci sarà chi si fregherà ben bene le mani.

Ci prendono la terra, l’ultima.

E la pagano anche poco.

Si freghino pure.

Si freghino pure anche le mani.

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Diranno ben presto le urne come la gente giudicherà queste cose.

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Ma qualcuno potrebbe pensare: però i Consiglieri Comunali daranno battaglia e cercheranno di porre rimedio a tutto questo.

Chi lo pensasse sottovaluterebbe la furbizia di certi personaggi.

Il Lettore si è mai domandato perché mai, dopo avere ricevuto la disposizione chiara di ritirare la deliberazione sulla “plastica”, la Giunta non lo abbia fatto?

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Ai Consiglieri che chiedevano spiegazioni la risposta è stata: non ritiriamo niente.

Perché?

Una spiegazione semplice potrebbe essere questa.

Sta girando la singolare tesi per cui certe materie di competenza della Giunta non potrebbero essere corrette dall’Aula, nemmeno con una mozione (ma magari sì con una deliberazione di indirizzo, si vedrà).

E così, in una paradossale e malata coerenza, forse nella mente di qualcuno sta fumigando qualche pensiero del genere: se non ritiro la plastica, non ritiro nemmeno la vendita ai francesi.

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Ma questa è una (eventuale) altre storia.


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