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18/11/2018 - Vercelli Città - Enti Locali

VERCELLI, 33 MILIONI DI EURO GIÀ STANZIATI DA STATO E REGIONE PER LO SCOLMATORE DELLE ACQUE - Ma il Comune non ha lo strumento urbanistico che qualifichi a rischio alluvionale le aree - Quindi non arriva un euro

La materia deve essere seriamente “presa in mano” dal popolo e dai suoi rappresentanti. Il momento delle scelte consapevoli e responsabili non può essere ulteriormente differito.






VERCELLI, 33 MILIONI DI EURO GIÀ STANZIATI DA STATO E REGIONE PER LO SCOLMATORE DELLE ACQUE - Ma il Comune non ha lo strumento urbanistico che qualifichi a rischio alluvionale le aree - Quindi non arriva un euro

Diciamo subito che abbiamo buttato in un fosso 33 milioni di euro che la Regione e lo Stato ci avrebbero dato per realizzare una grande opera pubblica, lo Scolmatore delle acque a Sud dell’abitato di Vercelli.

Lo “Scolmatore” è una sistema di difesa idrogeologica, idraulica, in particolare, come un enorme canale di gronda, che porta via l’acqua attorno ad un abitato in caso di alluvione.

C’era già tutto.

E la Regione, insieme alle altre Autorità, aveva collocato il nostro progetto nei primi due posti della “Piattaforma Nazionale”, quelli immediatamente finanziabili quando fosse arrivato il primo rifinanziamento delle opere.

La domanda era stata presentata a febbraio 2017.

Cioè appena dopo (vedremo che può essere un particolare di non poco conto) che si era perfezionata la vendita dell’area con gli Immobiliaristi di Amazon (16 dicembre 2016).

Il finanziamento è arrivato a maggio 2018.

***

La Piattaforma Nazionale è un po’ come un “catalogo”: vi si collocano gli interventi che sono ritenuti meritevoli, finanziabili, non appena arrivano tranches di provvidenze, tempo per tempo, in ragione, appunto, della posizione in questa graduatoria.

Il rifinanziamento, come visto, è arrivato, nei mesi scorsi, a maggio 2018 (ad esempio, Balocco ha preso 2 milioni di euro per la messa in sicurezza di un’area golenale) ma nel frattempo il progetto di Vercelli era andato sotto: molto sotto.

Ma poi ci sono molti altri Comuni che hanno ricevuto “meno”, ma pur sempre belle cifre.

Eccoli:


 


Invece in jpg, al termine dell'articolo, le due tabello con i Comuni rientranti nel cosiddetto "codice Rendis" - che riepiloga la prima tipologia di provvidenze: tra queste previste anche quelle del Comune di Vercelli.


Tra i Comuni della fascia verde, ci sarebbe stato bene anche Vercelli, con il maxi importo di 33 milioni di euro.

Invece niente.

È saltato tutto.

Vedremo perché nel corso di questa non breve esposizione, per la quale preghiamo il Lettore di munirsi di un supplemento di attenzione.

Ne vale, a nostro modesto avviso, la pena.

***

Partiamo con un flash back, ma solo per un momento, per fare un esempio concreto, poi subito “dentro” la notizia di oggi.

***

 


Diciamo, per preparare la strada (!) al flash back, che qui, al Bivio Sesia, poco oltre il Ponte sulla Sesia, a sinistra, vicino al “campeggio” dei Nomadi,  molto probabilmente non si farà proprio niente.

Né hotel da 90 posti.

Né autopista.

Né ci saranno i 150 posti di lavoro.

Perché?

Perché l’area è vincolata.

Cautelativamente, per motivi idrogeologici.

E’, infatti, inserita nel Piano di Gestione Rischio Alluvioni.

Il Pgra, tenuto dalla Regione.

Quelle che vi sono comprese sono aree praticamente vetrificate.

Non si fa nulla.

Ci sono le automobili stoccate?

Quelle possono stare.

In caso di alluvione solo danni materiali.

Nessuna persona coinvolta.

***

COSA SONO PRG E PGRA

 

Dunque è assai probabile (vogliamo sbilanciarci: praticamente impossibile) che i 150 posti di lavoro portati da un’autopista che non si farà mai, non arriveranno.

Gli annunci iperglicemici - quelli che, finita la conferenza stampa, devi prendere l’insulina - resteranno tali.

Ma questa circostanza non ha – al momento – altro rilievo se non quello di farci sapere che esiste il Pgra.

E che conta. E conta parecchio.

Di cosa si tratta?

Si tratta del più importante documento territoriale di programmazione urbanistica, orientato a tutelare l’uso del suolo in modo da scongiurare (tra l’altro) l’ipotesi che si realizzino insediamenti produttivi o residenziali suscettibili di esporre persone al rischio portato da alluvioni o altri disastri e dissesti naturali.

Sicchè quella è una zona che, secondo il Pgra della Regione Piemonte, è esposta a rischio esondazione e quindi lì non si fa nulla.

***

 

Ma noi in questo momento dobbiamo anche andare un momento oltre, per capire cosa succede quando un Comune deve realizzare un’ opera di tutela idrogeologica.

Opere che il “sistema” qualifica secondo priorità, che sono considerate tali non tanto dal singolo Ente Locale, Comune o Provincia che sia, ma che sono esaminate e quindi classificate proprio in virtù del loro gradi di utilità sociale e, soprattutto, secondo tre parametri che sono i seguenti e nell’ordine suggerito:

primo: rapporto tra costi e benefici;

secondo: numero di persone coinvolte;

terzo: il tipo di dissesto idrogeologico paventato sia rilevato ed evidenziato negli strumenti urbanistici che sono il Piano Regolatore Generale di ciascun Comune, ovvero (insieme o in alternativa) in quello che abbiamo già visto, il Piano di Gestione del Rischio Alluvionale tenuto dalla Regione.

Vediamoli in dettaglio.

***

IL RAPPORTO TRA COSTI E BENEFICI

Il primo requisito richiesto perché un progetto acquisti punti è che presenti un rapporto tra costi e benefici elevato.

Un esempio: se la costruzione di un nuovo argine che – in ipotesi – costasse qualche milione di euro, servisse soltanto per proteggere una zona di baraggia disabitata ed incolta, ecco che i punti sarebbero ben pochi.

Ma nel caso dello “scolmatore” di Vercelli, al contrario, i 33 milioni di euro per quel tratto di opera (vedremo che poi si potrebbe pensare ad un ulteriore sviluppo) sarebbero stati e, infatti, sono stati considerati, tutti giustificati.

Primo requisito, dunque, promossi in pieno.

***

NUMERO DI PERSONE COINVOLTE

E’ il secondo requisito.

Che prende in esame il numero di persone che risulterebbe “protetto”, beneficiario della messa in sicurezza.

Ed anche qui, Vercelli giustifica in pieno il primo (o secondo, il Lettore conceda questa imprecisione) posto assegnato al progetto del Comune.

Perché – teniamolo bene a mente – chi deve presentare questo progetto è proprio Palazzo Civico.

***

Dunque per quanto riguarda i primi due criteri di attribuzione dei punti, cento su cento alla città di Vercelli.

I 33 milioni di euro sono a portata di mano: se Balocco nel ha avuti 2, e tanti altri Comuni hanno comunque preso belle cifre, di centinaia di migliaia di euro, figuriamoci Vercelli.

Tanto è vero che – ci si immagina – figuriamoci se il Comune non pensa ad assicurare la corrispondenza e la conformità anche in relazione al terzo requisito.


RISCHIO IDROGEOLOGICO RILEVATO

ED EVIDENZIATO DAGLI STRUMENTI URBANISTICI

 

E qui uno si immagina: ma figuriamoci se, dovendo realizzare un’opera che porterebbe finanziamenti tutti regionali o ministeriali, di ben 33 milioni di euro, il Comune non ha recepito nel proprio Piano Regolatore Generale,