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13/01/2018 - Vercelli Città - Politica

QUATTRO CONSIGLIERI COMUNALI DICONO: QUESTA ESPERIENZA AMMINISTRATIVA E' TERMINATA - Molti i meriti dell'Amministrazione di Maura Forte, ma ora pesano i limiti, primo fra tutti la scissione tra Esecutivo e Consiglio Comunale

Oggi il comunicato di Maria Pia Massa, Donatella Capra, Pier Giorgio Comella, Emanuela Naso



QUATTRO CONSIGLIERI COMUNALI DICONO: QUESTA ESPERIENZA AMMINISTRATIVA E' TERMINATA - Molti i meriti dell'Amministrazione di Maura Forte, ma ora pesano i limiti, primo fra tutti la scissione tra Esecutivo e Consiglio Comunale


Al Presidente del Consiglio Comunale,

 

Al Sindaco

 

E, per conoscenza, agli Organi di Informazione.

 

Con la presente comunichiamo che non parteciperemo né ci riterremo eventualmente rappresentati alla Conferenza dei Capigruppo convocata per lunedì 15 gennaio in vista del prossimo consiglio comunale, ritenendo impraticabile la prosecuzione dell'esperienza amministrativa.

 

Invitiamo ancora una volta il Sindaco a trarre le conclusioni e le conseguenze politiche del caso.

 

Cordiali saluti,

Donatella Capra, Pier Giorgio Comella,

Mariapia Massa, Manuela Naso

 

***

 

Così lo scarno comunicato inviato nel primo pomeriggio di oggi ai giornali dai quattro Consiglieri Comunali, il cui voto è essenziale – a meno di aiuti, desistenze, morbilità strategica da qualcuno appartenente agli attuali gruppi di Opposizione – per il sostegno alla Giunta di Maura Forte.

 

La frattura tra Esecutivo ed Assemblea è ora anche plasticamente percettibile, uscendo dall’ambito delle allusività a più riprese, peraltro, chiare in tutta la loro eloquenza, da molto tempo ( dicono i quattro “invitiamo ancora una volta” ) a questa parte.

 

Se si vuole affidare ad un’allegoria la rappresentazione plastica dell’immagine offerta oggi al pubblico, ultima di una serie di fotogrammi scattati nel corso ed in esito ai tormentati rapporti degli ultimi mesi, sovviene meglio di altre l’idea dell’Isola di Laputa.

 

E’ il terzo approdo di Gulliver nei suoi “Viaggi”, dopo le contrade dei Lillipuziani ( ma non si inalberi nessuno: è opera di Jonathan Swift  ) e dei Giganti.

 

Quel grumo di materia sospesa nel cielo, dove un gruppo di persone con i piedi saldamente poggiati per terra sembra non avvedersi che il suolo su cui credono di fondare le proprie sicurezze, sia in realtà sospeso nel vuoto.

 

Scisso da altre basi che non siano le nuvole.

 

***

 

Fuor di metafora, la Giunta guidata da Maura Forte fa ed ha fatto tante cose.

 

In particolare il Sindaco porta – a modesto avviso di chi scrive – il merito di avere “portato a casa” più “cose” concrete per la popolazione di qualsiasi altro Sindaco, dai tempi di Ennio Baiardi in poi.

 

Un ancora sommario elenco, incompleto, lo abbiamo già esposto nel nostro precedente articolo del 22 dicembre scorso, primo giorno reale della crisi più recente e forse esiziale che – latente e sottotraccia fino ad oggi – ora si manifesta.

 

Leggi anche:

 

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=76730

 

 

L’Esecutivo, ma in particolare il Sindaco, è capace di una elevata sintonia con larga parte dell’opinione pubblica, ha la stima di importanti interlocutori tra i corpi intermedi e gli stakeholders, è accreditata come interlocutore credibile da vasti settori delle Categorie produttive così come del sistema pubblico.

 

***

 

Ma la Giunta, da tempo ormai, viaggia ad almeno dieci piani dall’Aula di Palazzo Civico, dal quale è ormai scissa a livello sistematico.

 

Anzi, l’Aula è vista, se non come quella “sorda e grigia” di buona – anzi pessima – memoria, come una sovrastruttura persino un po’ fastidiosa con la quale misurarsi con sentimenti un po’ come quelli di certa pubblicità volta a reclamizzare un bagnoschiuma.


Vaporoso e soffice al punto che il “bagno dovere” lasciava il posto alle morbide e profumate voluttà del
“bagno piacere”.

 

Qui non è così.

 

Da tanto tempo il Consiglio Comunale è il “Consiglio dovere”, appuntamento mensile quasi certamente foriero di tormenti sicchè, con un po’ di fantasia epperò rinunciando ad ambizioni politicamente corrette, non sarebbe difficile avvicinarlo, nei suoi inevitabili ed ancestrali dolori, ad altre cadenze duodecimali in corso d’anno.

 

***

 

Tra i limiti di questa esperienza amministrativa si deve registrare senza drammi, né imbarazzi, né colpevolizzazioni di sorta, quello di essersi progressivamente separata dal Consiglio Comunale.


La ragione è soprattutto una: poiché è difficile tenere insieme una maggioranza fondata su di un solo voto di differenza rispetto a quelli dell’Opposizione,
si è forse cercato di bypassare la difficoltà.

 

Ma – come spesso avviene – ogni problema non risolto non è che sparisca poiché non è risolto.


Rimane lì con tutto il proprio carico di questioni sospese
e “lavora” dentro.

 

Dentro gli animi, soprattutto.

 

Dove attingono i sentimenti, le cui ragioni non sono meno dignitose di quelle della ragione, le cui istanze non sono sempre facilmente componibili con quelle della logica.

 

Ragione e logica che, infine, a loro volta non necessariamente sono poi così “ragionevoli”, né con facilità riconducibili alle categorie politiche e talvolta persino dell’amministrare.

 

***

 

Il processo di separazione dell’Esecutivo dall’Aula si è altresì rappresentato secondo una perifrastica idonea a sovvertire il significato dei termini.

 

La locuzione “Esecutivo”, con la quale si definisce la Giunta ed in genere la funzione di Governo, dice di chi esegua il mandato di coloro preposti a deliberare, dando indirizzi: dal Consiglio Comunale al Parlamento.

 

Ed invece, spesso, l’Esecutivo del Comune di Vercelli è parso percepire se stesso come portatore di verità e “mission” proprie.

 

Fino a rendersi lecito il considerare del tutto privi di rilevanza gli indirizzi invece chiari dati dal Consiglio.

 

La “Mozione” votata dal Consiglio Comunale è un atto che vincola l’Esecutivo a fare o non fare ciò che il Consiglio decide.

 

Decide.

 

Senza “se” e senza “ma”.

 

***

 

Sono più di una decina, invece, le Mozioni votate dall’Aula cui l’Esecutivo non dà – talvolta dopo più di un anno – attuazione.

 

Ferme negli Uffici.

 

C’è sempre qualcosa di più urgente, di più importante, di più utile al presunto bene della città che rispettare la democrazia.

 

Che è il primo bene, dal quale tutti derivano.

 

Perché senza democrazia esiste solo il popolo di autoreferenziali e bizzarri abitanti dell’Isola di Laputa, ingenui laudotori dei propri (talvolta presunti) illuministici saperi, forse persuasi che la Grazia di Stato si inveri in una sorta di Grazia del Posto, per di più foriera di compenso.

 

***

 

Sicchè può pure – infine – darsi che  il Consigliere Comunale, il quale sistematicamente vede disatteso il proprio diritto – dovere di esprimersi democraticamente in rappresentanza del cittadino elettore, altra modalità di significare l’idea di esistere non abbia, se non quella di essere assente.

 

Non esistere come modalità di farsi presente a chi non ti vuole: soprattutto, farebbe volentieri a meno di te.


Un modo per “avere ragione” nei fatti, da parte di chi non si vede mai riconoscere la ragione.

 

L’assenza come soluzione idonea a risvegliare finalmente – sia pure con un sempre sorprendente ancorchè ineludibile bump down – il popolo di Laputa.

 

Né va dimenticato – a beneficio dei moralisti senza memoria – che la “politica della sedia vuota” non fu idea di qualche Scilipoti di turno, ma di Charles De Gaulle, che così riuscì – con la propria assenza – a farsi rispettare nella nascente Comunità Europea.

 

***

 

Il Lettore vorrà esimerci dal richiamare ora tutte le circostanze in cui l’Esecutivo non ha dato attuazione agli indirizzi del Consiglio Comunale: non mancherà occasione.

 

Né si vuole eludere il tema richiamato per indizi chiari nel comunicato dei quattro Consiglieri.

 

***

 

La prosecuzione dell’esperienza amministrativa di questa Giunta è “impraticabile”.

 

Cioè è difficile “praticare”, vivere la quotidianità, mettere in pratica, ma anche, secondo i dizionari della lingua italiana, “frequentare, aver rapporti, aver familiarità, trattare, visitare, vedere spesso, bazzicare”.

 

Non c’è dubbio che la situazione risenta di un deterioramento delle relazioni interpersonali e politiche i cui sintomi da tempo sono evidenti.

 

Le ragioni profonde non sono difficili da rinvenire.

 

La compagine consiliare che sostiene l’Esecutivo non è omogenea, non ha programmi elettorali comuni, non ha storie politiche compatibili.

 

E’ vero che il “potere” sia un fattore di omologazione che in passato permise persino la convivenza nello stesso partito – la Dc – di Rosi Bindi e Roberto Formigoni, da null’altro tra loro assimilabili se non dal comun denominatore ( se è vero ) dell’astinenza dai rapporti con l’altro sesso.

 

E’ altresì vero che questa logica si incrini quando si inceppino – per varie ragioni – le possibilità di distribuire posti e potere, oppure vi sia chi identifichi il potere non necessariamente con i posti e sia appagato da altro che non voglia dire essere “pagato” con il gettone di presenza.

 

I linguaggi rischiano allora di risultare reciprocamente incomprensibili, la ricerca di obbiettivi comuni cede il passo alla, forse irrimediabile, eterogenesi dei fini.

 

Non che conti poco, ai fini di una completezza d’analisi, ma rispetto ai problemi dell’oggi sta sullo sfondo come una tappezzeria e niente più, la ragione radicale della attuale instabilità della maggioranza.

 

La sciagurata idea di apparentarsi – al turno di ballottaggio, l’8 giugno 2014 – tra Pd e SiAmoVercelli.

 

Idea che coltivavano due scuole di (si passi la parola) “pensiero” risultate allora prevalenti in Via Giovine Italia.

 

La prima, rappresentata da coloro i quali arzigogolavano qualcosa come la composizione di diversi mondi in vista di una nuova era. Come il raccordo tra istanze sociali diverse, eppure convergenti verso un’idea comune di modernità. Come la conciliazione di percorsi distinti, forse distanti, eppure compatibili di vita, di storie individuali e di gruppi sociali, di esperienze di successo capaci di fare sognare le periferie del sistema produttivo, l’ambito di un parastato voglioso di avventura .

 

Insomma, cose che – a partire dalla diagnosi superficiale e scentrata – potevano solo portare a terapie dogmatiche o, se si vuole usare un termine più rarefatto di quello corrente: ragionamenti a tortiglione.

 

Roba da chi non abbia fatto neppure le scuole serali di politica.

 

Non è un caso che tutti – nessuno escluso – i rappresentanti di quella corrente, siano oggi i reggitori del Pd di Michele Gaietta.

 

***

 

La seconda non fu una vera e propria “scuola di pensiero”, ma semplicemente uno stato d’animo: l’apparentamento fu la scelta dettata dalla paura.

 

Tale era il timore di fallire l’obbiettivo, che ci si volle imbarcare nell’avventura del ballottaggio carichi di paracadute, scambiando, tuttavia,  per tale lo zainetto con la merenda per il pic nic.

 

Al momento di tirare la cordicella, in luogo della vela salvifica, uscì il pane e frittata.

 

Fu una vera e propria frittata.

 

***

 

Non si vuole però eludere un tema, che pure, sul piano dell’analisi politologica, dev’essere affrontato.

 

Che fare?

 

E’ il titolo di una delle più importanti opere di Lenin, significativamente sottotitolato “Problemi scottanti del nostro Movimento”.

 

Perché, quando i problemi si fanno scottanti, è di intuitiva evidenza che ci si interroghi su ciò che potrà accadere ora.

 

***

 

Dapprima esamineremo le varie possibilità, da un punto di vista prettamente tecnico.

 

Ed incominciando da ciò che è dichiarato nel comunicato.

 

***

 

I quattro Consiglieri, rappresentanti dei gruppi “Sel e Voce Libera” e di quello Misto dicono che non parteciperanno alla Conferenza dei Capigruppo prevista per lunedì pomeriggio.

 

Se la riunione non vedrà presenti i responsabili dei Gruppi consiliari in modo che sia rappresentata la maggioranza dei Consiglieri, sarà dichiarata deserta. Quindi nulla.

 

E’ vero – ma improbabile – che in aiuto potrebbero arrivare rappresentanti dell’Opposizione a garantire la validità.

 

Si aprirebbe il capitolo delle interpretazioni: perché lo fanno? Si profila una nuova maggioranza? Ci sono inciuci in vista?

 

Ma – ripetiamo – è improbabile.

 

***

 

Sicchè – siamo già in “zona Cesarini” – non si potrà tenere il Consiglio Comunale previsto per il prossimo 25 gennaio.

 

Quindi?

 

Quindi nessuno si ammalerebbe per questo: non succederebbe niente.

 

Uno potrebbe domandarsi: ma prima di convocare i Capigruppo, tanto il Segretario Politico del Pd, quanto il Presidente del Consiglio Comunale, non avrebbero potuto sincerarsi che ci fosse la maggioranza dei Consiglieri rappresentati?

 

Uno dei problemi è proprio questo: le risorse umane a disposizioni tali sono.

 

Con amici del genere non si vede di quali nemici possa aver bisogno Maura Forte.

 

***

 

Perché - è di inevitabile riscontro - che l’imperizia, sospinta oltre certi limiti, diventi fattore capace di esiti politici.

 

***

 

Resta il fatto che non morirebbe nessuno, né si registrerebbero severe morbilità e neppure affliggerebbe alcuno anche un semplice raffreddore, se il Consiglio Comunale, in luogo del 25 gennaio, si tenesse – ad esempio – il 4 febbraio od in qualsiasi altro momento: non ci sono scadenze di Legge per l’Ordine del Giorno di questa circostanza.

 

E’ invece vero che, se vi è un problema politico, prima si risolve il problema politico e poi, di comune intesa, si convoca il Consiglio.

 

Mettere tutti davanti al fatto compiuto e poi cercare di metterci una pezza è cosa che – se ha funzionato praticamente sempre negli ultimi due anni – adesso appunto non funziona più.

 

***

 

Se e quando si terrà un prossimo Consiglio Comunale, al momento non è dato sapere: potrebbe darsi persino il 25 gennaio, se ai Capigruppo partecipassero le forze di Opposizione e se alla seduta il numero legale fosse garantito dalla minoranza.

 

Nessuno, al momento lo può sapere.

 

***

 

Ma poi non bisogna perdere di vista gli scenari suggeriti – nel testo del comunicato - da quella così formale indicazione rappresentata dall’invito rivolto al Sindaco – “a trarre le conclusioni politiche”.

 

***

 

Vediamo quali potrebbero essere.

 

La prima: il Sindaco prende atto di non avere più una maggioranza e rassegna le dimissioni.

 

In tal caso la Legge prevede che si apra un periodo “sabbatico” di venti giorni nel corso dei quali l’attività amministrativa è come sospesa.

 

Al termine dei venti giorni – o prima – il Sindaco può “ripensarci” e ritirare le dimissioni.

 

Questa possibilità non va ovviamente intesa né in senso frivolo “non mi garba più dimettermi”, né in senso commerciale, al modo dei contratti di tentata vendita proposti da agenti e rappresentanti di commercio senza deposito: la cosiddetta “clausola di ripensamento” a beneficio del Cliente.

 

Questo periodo di venti giorni è disposto dal Legislatore affinchè si possa procedere alle verifiche con tutti i gruppi consiliari proprio al fine di trovare o ritrovare quelle intese che possano eventualmente permettere al Sindaco di “trarre conclusioni politiche” diverse dall’abbandono.

 

Si può tornare ad una agibilità dei rapporti tra forze politiche?


La Giunta intende recuperare un rapporto più rispettoso dal punto di vista istituzionale e riconoscere davvero le prerogative del Consiglio, attuandone senza infingimenti, pretesti, né vischiosità operative gli indirizzi?

 

O invece intende proseguire come fino ad oggi, frapponendo ostacoli alla attuazione delle Mozioni dettate dal Consiglio, rendendosi in tal modo responsabile di un comportamente istituzionalmente inaccettabile, per non dire “eversivo”?

 

***

 

La seconda possibilità che si apre è quella di verificare l’effettiva portata della posizione dei quattro Consiglieri.

 

Perché se il Sindaco non si dimette, i Consiglieri potrebbero – loro ed eventualmente in contemporanea con le Opposizioni – decidere di dimettersi, procedendo in tal modo verso l’autoscioglimento del Consiglio stesso.

 

Si andrebbe pertanto a nuove elezioni.

 

***

 

In tale ultimo caso, c’è una dead line.

 

Se il Consiglio fosse dichiarato sciolto entro (e non oltre) il prossimo 24 febbraio, le nuove elezioni si terrebbero nella Primavera 2018.

 

Qualora invece, per qualsiasi motivo, lo scioglimento del Consiglio avvenisse dal 25 febbraio 2018 in poi,  si voterebbe con il turno ordinario nazionale, a maggio 2019.

 

Una road map che sicuramente gli interessati terranno ben presente.

 

***

 

In serata giunge il commento di Maura Forte alla presa di posizione dei quattro Consiglieri, commento che fa pensare lontana, per non dire inesistente l’ipotesi di dimissioni.

 

Ho letto il comunicato dei Consiglieri Comunali Capra, Naso, Massa e Comella e mi riservo di confrontarmi con loro per verificare nel dettaglio le ragioni concrete di tale presa di posizione.

 

Al momento posso solo sottolineare che non si tratta del futuro di Maura Forte, della Giunta o dei Consiglieri,  ma di Vercelli e ritengo che il bene della Città debba prevalere.

 

Penso agli sgravi fiscali per le fasce deboli, agli interventi sulle tariffe della mensa scolastica così come alle iniziative a favore del commercio e dei nuovi insediamenti, ma anche ai progetti sulle periferie e per i nuovi impianti sportivi, agli interventi relativi alla mobilità sostenibile con il loro indotto economico, tanto per citarne alcuni già supportati da atti deliberativi.

 

Una eventuale cesura, una pausa amministrativa potrebbe annullare gli effetti di alcuni e non permetterebbe di portarne a termine altri con i tempi che ci siamo dettati e che sono assolutamente necessari per Vercelli.

 

Maura Forte

 

***

 

Comprensibile, utile certamente a “botta calda” per mettere i paletti di una discussione, ma non di più, il tentativo di depistare l’attenzione della gente e dei Consiglieri: è chiaro che atti amministrativi, sgravi, tariffe e progetti in nulla sarebbero compromessi da un commissariamento di tre mesi  (da febbraio a maggio).

 

Così come le Deliberazioni della Giunta che li hanno disposti, in caso di impossibilità di riunire il Consiglio, potrebbero essere adottate dalla stessa Giunta con i poteri del Consiglio, salva la successiva ratifica o dell’Aula (se ricomposta la frattura politica) oppure del Commissario.

 

Proprio così è stato fatto il 21 dicembre scorso (quando “saltò” l’adunanza del Consiglio per mancanza di numero legale) al fine di approvare il bando periferie.

 

Il tentativo di dire ( semmai vi fosse ): i quattro Consiglieri sono nemici della Città non avrà successo.

 

Il tentativo di spostare l’asse dell’attenzione sul mondo esterno anziché sulla ormai evidente insufficienza del Pd di offrire soluzioni politicamente plausibili, non troverà udienza.

 

Potrà solo inasprire ulteriormente gli animi, chiudere del tutto quelle porte che ora – invece – paiono socchiuse.

 

Farà bene al dibattito ed alle possibilità (residue) di successo per una ricomposizione possibile, un tasso di sincerità sicuramente maggiore di quello che sin qui ha permeato i rapporti.

 

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