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17/10/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

LO STRANIERO E’ UNO DI NOI - Molto apprezzata la Conferenza, pensata come evento preparatorio alla Festa dei Popoli



LO STRANIERO E’ UNO DI NOI  - Molto apprezzata la Conferenza, pensata come  evento preparatorio alla Festa dei Popoli
Il prof. Maurizio Ambrosini, docente vercellese di Sociologia dei Processi Migratori presso l’Università Statale di Milano

(l. v.) - L’Aula Magna del Seminario Arcivescovile di Vercelli ha ospitato ieri sera la Conferenza “Ero straniero e mi avete accolto”, organizzata dal Meic e pensata come evento preparatorio alla Festa dei Popoli voluta dalla Diocesi.



Il prof. Maurizio Ambrosini, docente vercellese di Sociologia dei Processi Migratori presso l’Università Statale di Milano, ha introdotto il quadro generale della serata, passando poi il testimone a Padre Guido Bertagna, gesuita del Centro S. Fedele di Milano, fucina di fermenti non solo religiosi, ma anche promotrice di eventi artistici e culturali (la chiesa di San Fedele era la chiesa che frequentava abitualmente Alessandro Manzoni).


Il pubblico, tra cui era presente l’Arcivescovo di Vercelli S. E. Mons. Enrico Masseroni, mons. Sergio Vercelli e don Eusebio Viretto, ha assistito interessato alle riflessioni dei due relatori. Il prof. Ambrosini ha portato l’attenzione sul profilo sociologico dell’immigrato, che non è come spesso si sente dire un “disperato”. I più poveri, ci fa notare Ambrosini, tendono a non migrare in quanto non ne hanno i mezzi. I più ricchi non ne hanno la necessità e comunque si armonizzano sempre molto meglio nel nostro tessuto sociale. La maggior parte degli immigrati è formata da individui che desiderano lottare per mantenere un benessere medio che nel loro Paese sentono minacciato.


Padre Bertagna ha invece riflettuto su alcuni passi dell’Antico Testamento eloquenti sul tema. Israele, seppure spesso abbia dimostrato una chiusura altezzosa verso gli altri popoli, considerando la propria primogenitura in Dio un merito geloso, è sempre stata chiamata ad un atteggiamento di particolare rispetto verso i deboli: stranieri, orfani e vedove (Es, 22; 20-22). La condotta corretta verso lo straniero, non è tanto un dovere morale, quanto invece l’occasione di dimostrarsi per gli altri ciò che Dio è stato per noi, di rivelare agli altri, ciò che Dio ha rivelato a noi e di promettere agli altri, ciò che Lui ha promesso a noi. Di essere insomma il volto di Dio sulla Terra.

Padre Guido Bertagna, gesuita del Centro S. Fedele di Milano
Padre Guido Bertagna, gesuita del Centro S. Fedele di Milano
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