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26/10/2014 - Vercelli Città - Società e Costume

GUARDIAMO IL MONDO CON OCCHI DI LIBELLULA - Riuscita edizione della "Festa dei Popoli" - L’intervento di Mons. Marco Arnolfo - GALLERY E FILMATO

Come libellule in Piazza Cavour, guardiamo nella gallery l’espressione dei tanti occhi con i quali oggi Vercelli è guardata, anche da quelli di noi che arrivano da lontano.


GUARDIAMO IL MONDO CON OCCHI DI LIBELLULA - Riuscita edizione della "Festa dei Popoli" - L’intervento di Mons. Marco Arnolfo - GALLERY E FILMATO
Festa dei Popoli 2014 - Piazza Cavour, Vercelli, 25 ottobre

Esperimento riuscito, il trasferimento della “Festa dei Popoli” edizione 2014 (sabato 25 ottobre) in Piazza Cavour.

La manifestazione – voluta da Padre Enrico Masseroni, che su di essa ha sempre puntato molto – cresce di anno in anno.

             Il filmato: http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2330

Esperimento riuscito non solo perché sotto i portici ed attorno al monumento a Camillo Cavour hanno trovato posto tutti gli stand di Associazioni e Movimenti confluiti in una sede ampia e ad un tempo raccolta, dove è stato possibile salutarsi tutti, scambiare opinioni ed esperienze.

Ma questa “location” ha suggerito anche all’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo l’idea per un invito al dialogo ed alla tolleranza che non è solo reciproca sopportazione, ma che si invera nella carità, nell’accettazione dell’altro, nella condivisione del destino di fratelli, figli di un unico Padre.

Il presule avrebbe poi chiarito forse con ancora maggiore dovizia di particolari, con l’ omelia tenuta il giorno dopo – domenica 26 ottobre – in Duomo, nell’Eucarestia celebrata per l’Ordine equestre del Santo Sepolcro


(la cronaca con il filmato e la gallery in altro servizio

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2331  ),

un pensiero alto, che prende necessariamente le mosse dalla Parola di Dio. Proprio quella della Liturgia di questa domenica, che provvidenzialmente offre due spunti di grande fascino.

Il primo è il passo dal Libro dell’Esodo, che pare studiato apposta per i giorni che viviamo:”Non molesterai il forestiero nè lo opprimerai, perchè voi foste stati forestieri in terra d’Egitto”.

Insegnamento che potremmo forse dire “radicale” anche in quanto, collocandosi nel solco del Pentateuco, risuona di echi assonanti, come ad esempio:”Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini”.

Dunque, non “padroni” del tempo e della storia e nemmeno dei nostri “territori”, ma forestieri e inquilini.

Ma domenica Mons. Arnolfo ha appuntato la propria attenzione su un altro esigente precetto offerto dal Vangelo di Matteo:”Amerai il tuo prossimo come te stesso” e di nuovo la radicalità del messaggio non lascia molto spazio a fraintendimenti. Essendo chiaro che la nozione di “prossimo” non è compatibile con parcellizzazioni dell’amore, precetto questo non negoziabile. Non si può amare – ha affermato l’Arcivescovo – solo una parte del nostro prossimo. Un amore parziale non è amore.

Molto meglio della nostra sintesi, tuttavia, potrà dire l’ascolto dell’omelia stessa, che è a disposizione integrale nel video posto a corredo della cronaca sulla celebrazione di domenica:

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2331

Perché, tornando alla Festa dei Popoli, nell’insegnamento di Mons. Arnolfo i due momenti sono parsi costituiti come in un dittico.

Affidato ad un discorso inaugurale – condiviso con l’Assessore del Comune di Vercelli Adriana Sala – in Piazza Cavour.

Mons. Arnolfo ha offerto due immagini davvero “alte” nella loro ispirazione.

La prima rivolta anche ai numerosi partecipanti alla Festa che appartengono ad altre etnie e quindi professano diverse convinzioni religiose.

Chiamiamo Dio – ha detto l’Arcivescovo di Vercelli – in tanti modi, ma Dio è uno solo, nostro Padre.

Una visione  - se si può dire così – che pare confutare, ribaltandola di 180 gradi, una certa visione sincretista oggi vagheggiata da molti; visione sincretista che tende a ricapitolare Dio secondo categorie tutte umane.

Mentre la sfida contenuta nel messaggio dell’Arcivescovo rimette le cose a posto conciliando dialogo e verità della fede, con un “cambio di passo”, una sorta di “inversione a U” rispetto alle mode, allo spirito del tempo, capace tuttavia di “rilanciare”, ricapitolando – al contrario -  in Dio le diverse categorie umane. Capace di offrire un approdo anche alla necessità di pacifica convivenza tra persone che, appunto, chiamano Dio in modi diversi.

Una valorizzazione del punto di vista dell’altro espressa anche nella seconda suggestiva metafora, suggerita dalla visione del monumento a Camillo Benso di Cavour, che dall’alto del suo piedistallo e rivestito di sciarpe multicolori, di sicuro avrà – anche così – potuto comprendere come è diversamente declinabile, oggi, il  suo “libera Chiesa in libero Stato”.

Ebbene, proprio per sottolineare l’importanza dei diversi punti di vista, tutti necessari al fine di pervenire ad una nuova attualità e sostenibilità del vincolo sociale, ha offerto questo pensiero: ognuno di noi guarda questo monumento con i proprio occhi. Ma solo accettando e confrontando tutte le nostre visioni questa immagine diventa vera e capace di significato per tutti, anche oggi.

Insomma – concludiamo noi, non certo per “aggiungere” alcunché al pensiero del Vescovo, ma perché accade che le metafore siano come le ciliegie e una tiri l’altra – è forse utile guardare il mondo, soprattutto in questa fase storica, con occhi di libellula.

La libellula ha occhi grandi, ma ciascuno è come costituito da tanti occhi.

Si chiamano “occhi composti” o ommatidi. Ogni libellula ne ha 10 mila ed ognuno di essi “vede” solo un particolare del tutto. Che poi si compone in una sintesi, che forse è quella necessaria anche secondo il pensiero di Mons. Arnolfo, per assicurare alla società la visione reale che nessun punto di vista parziale potrebbe sperare di raggiungere.

Dunque, come libellule in Piazza Cavour, guardiamo nella gallery l’espressione dei tanti occhi con i quali oggi Vercelli è guardata, anche da quelli di noi che arrivano da lontano.

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