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23/06/2021 - Vercelli - Economia

TRIPPA PER I GATTI / 760 - Gestione acquedotti, settimana amara per Iren ed amici di Iren - Ormai tutti i Gestori pubblici pronti - Solo Asm si mette di traverso - Fino a quando Corso Svizzera fomenterà divisioni nei territori?

Certo che, ad esempio, se rivolgiamo all’Avv. Claudio Vivani una siffatta domanda: neh, Avvocato, che la gara pubblica è la strada maestra? Cosa si può pensare che quello risponda? Come abbiamo visto nell’articolo di ieri, però, i Gestori hanno incaricato di redigere il progetto per la gestione comune e pubblica delle reti, uno dei maggiori Studi italiani -



TRIPPA PER I GATTI / 760 - Gestione acquedotti, settimana amara per Iren ed amici di Iren - Ormai tutti i Gestori pubblici pronti - Solo Asm si mette di traverso - Fino a quando Corso Svizzera fomenterà divisioni nei territori?

Il flash back:

“L’acqua dell’acquedotto si può imbottigliare”

(cfr.: Giorgio Gaietta, Presidente Aasm, 1997).

***

La lavagna:

Buoni, cattivi e cattivissimi. Poi ci sono quelli dietro la lavagna.

***

Ma prima:

bisogna spezzare una lancia e forse anche più di una.

***

Prima ancora di andare con ordine, bisogna infatti tenere a mente la storica affermazione di Giorgio Gaietta.

Poi prepararsi a vedere chi siano i buoni e cattivi e quelli mandati dietro la lavagna.

E, prima di tutto, spezzare una lancia a favore di Andrea Corsaro e Luigi Michelini.

Nella divisione tra buoni e cattivi, sulla ideale lavagna dell'acqua pubblica 2023, l’inossidabile duo che sta vivendo il terzo lustro in Comune,  occuperà il settore riservato ai “cattivissimi”; perciò, è appena giusto dire, prima, tutto quello che si può a loro favore.

E qualcosa da dire, obbiettivamente, c’è.

Dunque, andiamo con ordine e, come spesso accade in questo genere di articoli, attrezzandosi (per chi ha piacere) con un supplemento di pazienza ed attenzione: sono 29 mila battute, più gli allegati.

Ma sono cose che – ci permettiamo di farlo osservare - avranno grandi conseguenze sul futuro della generazione che oggi va a scuola.

***

LA VOGLIA DI ACQUA, A IREN,

L’ABBIAMO FATTA VENIRE NOI

A costo di apparire ripetitivi, apriamo il corso di questi pensieri sul governo degli acquedotti e sulla gestione della risorsa “acqua”, proponendo di nuovo il passo tratto dal Libro del Siracide.

E’ la Sacra Scrittura, nei suoi insegnamenti sapienziali, ad avvertire che non bisogna mai fare società con uno più grosso e più ricco di te.

Dopo, molto dopo, l’avrebbero detto anche i bocconiani.

Ma ci pensò già Yehoshua ben Sira nel 180 avanti Cristo.

Cosa diceva Yehoshua?

Ecco:

Dal Libro del Siracide 13, 2 - 8

 

Non associarti ad uno più forte e più ricco di te.

Come una pentola di coccio farà società con una caldaia?

Questa l'urterà e quella andrà in frantumi.

Il ricco commette ingiustizia e per di più grida forte, il povero riceve ingiustizia e per di più deve scusarsi.

Se puoi essergli utile, approfitterà di te; se hai bisogno, ti abbandonerà.

Se possiedi, vivrà con te; ti spoglierà e non ne avrà alcuna pena.

Ha bisogno di te? Ti imbroglierà, ti sorriderà e ti darà una speranza, ti rivolgerà belle parole e domanderà: «Di che cosa hai bisogno?».

Ti farà arrossire con i suoi banchetti, finché non ti avrà spremuto due o tre volte.

Alla fine, ti deriderà; poi vedendoti ti eviterà e scuoterà il capo davanti a te.

Sta' attento a non lasciarti imbrogliare né umiliare per la tua stoltezza”.

***

Una volta sicuri che il brano sia tratto pari pari dal Libro del Siracide, passa il dubbio che sia una Trippa per i Gatti scritta per raccontare del quotidiano rapporto pecorile tra i reggitori della Cosa Pubblica ed il socio padrone Iren.

Però:

SPEZZIAMO LA PRIMA LANCIA

Dunque, ecco la prima lancia da spezzare a favore dell’affiatato tandem Gigi&Andrea.

Andrea Corsaro viene eletto per la prima volta Sindaco nel 2004 e si trova con la frittata irrimediabilmente già fatta.

Il suo predecessore Gabriele Bagnasco aveva appena (2003) finito di vendere una quota del 40 per cento delle azioni di Atena spa alla Amag di Genova.

Dopo una serie di fusioni

che si possono leggere riassunte qui

Amag Genova si associa ad Aem Torino e nasce Iride spa (2006).

Nello stesso periodo, Piacenza e Reggio Emilia costituiscono Enia spa.

Nel 2010, Iride + Enia si uniscono e nasce Iren spa.

Quando Gabriele Bagnasco vende (2003) ad Amag Genova, perciò, non può ancora sapere che sta tirandosi in casa un organismo mutante.

Amag non sarà più una sorta di “Atenona” solo un po’ più grande, ma diventerà parte di tutta un’altra cosa, con un azionariato aperto (per esempio) anche a fondi di investimento stranieri di cui è difficile sapere a chi facciano riferimento.

Un colosso che fattura 4 miliardi di euro l’anno.

E, quando fatturi di tuo 4 miliardi l’anno, puoi anche essere minoritario (peraltro, al 40 per cento) in una azienda che, invece, fattura 100 milioni di euro, ma, come ha sempre insegnato la buonanima di Enrico Cuccia: le azioni non si contano, si pesano.

***

Il socio (e ridiamo) minoritario era, peraltro, tutelato dalla sottoscrizione di patti parasociali che, in sostanza, rendevano la sua posizione determinante in caso di decisioni particolarmente rilevanti.

Ecco il testo dei patti del 2003.

Si noti un particolare di importanza non secondaria.

Per il Comune di Vercelli firma Silvano Ardizzone, cioè un Dirigente.

Non un Amministratore “politico”.

Non sarà così per quelli sottoscritti nel 2016.

***

I due (primi) mandati (2004 – 2014) di Andrea Corsaro e Luigi Michelini sono, dunque, all’insegna della convivenza con il socio mutante, proprio nelle fasi cruciali della sua metamorfosi.

Processo, per di più, guidato prevalentemente da Amministrazioni (Torino, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Genova e via discorrendo) in mano alle sinistre.

E il microsocio Comune di Vercelli altro non può fare, se non stare a guardare il film, che sembra uno di quei film di fantascienza, dove uno pensa di avere le angurie nell’orto e, invece, dentro ogni anguria si è sviluppato un extraterrestre che vuole conquistare la terra. E non ama fare complimenti.

Va, inoltre, detto che, negli ultimi di quegli anni (2004 – 2014), il Socio mutante più volte tentò il colpo di acquistare la maggioranza di Atena: il 40 per cento gli stava stretto.

Ma Andrea Corsaro non cedette mai.

Onore al merito.

***

SPEZZIAMO LA SECONDA LANCIA

E, così, veniamo alla seconda macrolancia da spezzarsi a favore di Gigi&Andrea.

Nel 2014 viene eletta la Giunta di Maura Forte che, da subito, pare avere il chiodo fisso di vendere la maggioranza delle azioni di Atena spa al Socio Iren.

La scelta è imposta (sostanzialmente fu così: astenersi perditempo) dal Pd di Sergio Chiamparino.

Il suo promoter è l’allora Presidente di Iren, Francesco Profumo.

L’ex Rettore del Politecnico, in quel periodo, è spesso a Vercelli, dove, con munifica ospitalità, gli si offrono generose dosi di “colesterlo buono(dal lardo di Colonnata con castagne e miele, alla panissa, ai tagliolini con funghi porcini, all’anatra all’arancia) prevalentemente presso la locanda di regìme.

***

La scelta di cedere la frazione maggioritaria del Capitale Sociale di Corso Palestro, a Vercelli, divide la maggioranza di Centrosinistra stessa.

I SiAmoVercelli prima sembrano d’accordo; poi, nella Primavera 2015, passano all’opposizione e vedono le criticità dell’operazione che, però, ormai è imbastita.

Tra le fila del Pd, in quel periodo gioiosamente renziano fino al midollo, e dei “cespugli” alleati, fiera è l’opposizione di Pier Giuseppe Barbonaglia, che, da subito, mette in guarda contro i rischi (le criticità certe) della cessione.

Nessuno, purtroppo (a partire da chi scrive) lo ascolta.

A parziale discolpa di coloro che, in Consiglio Comunale, il 17 dicembre 2015, votano perché la maggioranza di Atena spa passi di mano, c’è la cortina fumogena diffusa attorno all’operazione per nascondere la reale volontà delle parti.

Una discolpa parziale anche per chi, da fuori, faceva il tifo.

Per imbonire i Consiglieri Comunali viene, infatti, presentato un piano industriale che prefigura la Atena del futuro: grandi investimenti per la indicenda (e, fino ad ora, mai indetta) gara del gas.

Molte assunzioni di nuovo Personale (e, sempre fino ad ora, mancano addirittura gli addetti alla raccolta rifiuti: vedremo con le ferie estive cosa capiterà).

Teleriscaldamento dell’Ospedale: mai visto.

Metanizzazione parco auto ed installazione di un distributore di metano: mai visto.

Luci a Led: queste si sono viste, ma le sta (stra)pagando il Comune. Il contratto è a tal punto oneroso per Palazzo Civico che la Lega presenta (quando il partito è all’opposizione in Comune) addirittura un esposto alla Corte dei Conti.

Tra le righe, senza mai dirlo chiaro, il piano industriale che il Consiglio approva il 17 dicembre 2015 parla anche e vagamente di intenzioni sull’economia circolare.

A proposito di Economia Circolare, i Soci padroni avrebbero poi messo fuori la testa parlando, ma ancora vagamente, della cosa,

con l’ “aggiornamento” del piano industriale del 2017.

Significa che avevano già in mente, sia i pallet, sia la letamaia.

Quest’ultima avrebbero, dapprima, cercato di farla in joint venture con la Polioli Bioenergy di Bombardieri e Ferlin, poi se ne sarebbero comprata una tutta per loro, a Santhià.

Come sappiamo, l’anno in cui Vercelli viene tradita

e venduta è il 2018 (letamaia, pallet, primi contatti con la Aprc di Karim Abdellaoui,

per fare qualche esempio).

Anche se poi, per fortuna ed almeno per ora, gran parte di questi progetti di tradimento e svendita, non si sono realizzati.

***

Ma torniamo alla data della cessione, 17 dicembre 2015.

Il Consiglio Comunale vota e vota anche il piano industriale - specchio per le allodole, ma non può sapere come saranno i patti parasociali che, a parti invertite, avrebbero dovuto tutelare il Comune – Socio di minoranza così come, nel 2003, tutelarono la minoranza di Amag – Iren.

Quei patti, infatti, sarebbero stati effettivamente sottoscritti soltanto molto più tardi, a maggio 2016: ebbene, il testo di quelle pattuizioni non fu reso noto nemmeno a (tutti?) i Consiglieri Comunali.

***

I motivi di tutta questa segretezza possono essere stati diversi.

Ma, intanto, ecco qui il testo integrale dei patti del 2016.

Vale la pena leggerlo bene, ma lo ripercorreremo nelle righe successive.

Nel Consiglio Comunale del 19 maggio scorso, si è più volte udito il verbo dell’Assessore a un po’ tutto (ma, in questo caso ed in particolare, alle Società Partecipate del Comune), Luigi Michelini, dire di questo accordo tra le Parti.

Non è sfuggito un apprezzamento che, più o meno, dice così: quel testo è stato redatto probabilmente da bravi Avvocati (sottointeso, abbiamo capito, bravi Avvocati di Iren).

Perché, se fosse stato redatto, invece, da Avvocati del Comune di Vercelli, tornerebbero utili altri aggettivi.

Perché?

Presto detto.

Prendiamo, ad esempio, questo primo estratto (come gli altri, poi, allegato in jpg al termine di queste righe).


Da un lato, non lo si dice apertamente, ma dall’altro si mette, intanto, un punto fermo, con le “linee guida”, per quella che sarà la (tentata) conquista degli acquedotti anche degli altri:

“Integrazione di società attive nella gestione del ciclo idrico nel Quadrante Piemonte Est”.

Il Lettore ricorderà il brillante Amministratore Delegato di Asm Vercelli, l’uomo più abbronzato che Iren avesse da mandare a Vercelli, Fabrizio Tucci, dell’indimenticato e non ripetibile duo #ciutitucci.

Il morettino venne avvistato in vari posti perché voleva comprare.

Comprare quote di acquedotti,

tessere alleanze.

Ed il povero omarino pensava: ma perché?

Perché si agitano tanto per l’acqua e gli acquedotti?

Chi li avrà autorizzati a pensare una cosa del genere?

Da dove tanta ostinazione (peraltro durata fino a poche settimane orsono, quando, si volevano comprare anche acquedotti comunali)?

C’era poco da autorizzare: era già tutto in quella frase e anche in altre che sarebbero poi state scritte al successivo punto 5 dei patti parasociali.

Come si può leggere nel testo linkato poco sopra, tutto il punto 5, che tratta della (remota) ipotesi di riacquisto delle reti idriche da parte del Comune di Vercelli, pareva pensato per vanificare, piuttosto che rendere praticabile, l’opzione di riacquisto da parte del Comune di Vercelli del proprio acquedotto.

A proposito del quale, le somme in gioco sono più o meno le seguenti.

Prima, nel 2015, vendiamo (il Comune vende) il 20 per cento di azioni al prezzo di 14 milioni di euro.

Perché in trattazione è solo il 20 per cento.

Nessun valore aggiunto viene riconosciuto, derivante dal fatto che, con quel 20 per cento, si acquista il controllo di tutta la società: cioè, con 14 milioni di euro, di fatto si portano a casa una società che genera 100 milioni di fatturato l’anno, capace di assicurare una liquidità senza paragoni, perché la gente paga e paga sempre a ricevimento fattura.

***

Poi, semmai, nel 2021, la Città avesse voluto riprendersi il proprio acquedotto, avrebbe dovuto pagarlo 40 milioni di euro, ma – leggiamo bene tutto l’articolo 5 – rimodulando tutto il piano economico, perché l’acqua è considerata risorsa strategica.

Quaranta milioni di euro, dunque, solo per l’acquedotto.

Ma, si badi bene: questi 40 milioni non sarebbero stati divisi tra Comune (40 per cento) ed Iren (60 per cento).

No.

Sarebbero andati tutti ad Asm Vercelli spa.

Perché?

Perché l’acquedotto (la sua gestione) è tutto di Asm, dopo il 2015.

Ed il Lettore ricorda che – sempre nell’annus horribilis 2018 – fu consentito ad Iren di fare da “tesoriere” di Atena e di Asm.

Così i soldi non arrivano più in Corso Palestro,

ma vanno direttamenti sui conti (nel calderone) di Iren.

Perciò, sempre per conseguenza di quel voto del 17 dicembre 2015, vendiamo il 20 per cento di azioni per 14 milioni di euro, ma chiunque ora volesse comprare l’acquedotto, dovrebbe tirarne fuori almeno 40, che andrebbero tutti sul conto corrente di Iren.

Chapeau.

Come abbia fatto Iren (i bravi Avvocati) ad ottenere che il Comune di Vercelli firmasse una cosa del genere, lo sa forse solo il Santo Padre.

Fine delle lance da spezzarsi a favore di Gigi&Andrea.

***

CONSIGLIO COMUNALE DEL 19 MAGGIO:

INUTILE NELLA SOSTANZA,

MA LI HA COSTRETTI A SCOPRIRE LE CARTE

 

Solo un breve richiamo al già più volte

trattato Consiglio Comunale del 19 maggio scorso,

quando arriva in Aula la proposta della Giunta (di Gigi&Andrea)

di non esercitare il diritto di riacquisto previsto dai patti parasociali del maggio 2016.

Nel corso di quel Consiglio Comunale, non sarebbe poi successo nulla di diverso rispetto a quanto (facilmente) anticipato nel nostro articolo di qualche giorno prima.

Che – sia permesso – è già “oltre” l’appuntamento del 19 maggio e cerca di

capire come le cose cambino nel mondo che ci circonda.

***

LE LITANIE DI GIGI&ANDREA

Abbiamo, tuttavia, detto che quella seduta consiliare non sia stata del tutto inutile.

Anche se lo schieramento di un parco buoi muti, ampiamente prevedibile, ha sancito che il Comune di Vercelli non vuole riprendersi l’acquedotto.

Ma, se anche volesse, abbiamo visto che il testo (punto 5) dei patti del maggio 2016 è a tal punto infarcito di lacci e lacciuoli, che, di fatto, non potrebbe.

Un parco buoi – si diceva -  che ruminava nel silenzio quello che, di lì a poco, si sarebbe rivelato come esplicito dissenso tra le fila della maggioranza.

Sono molti a pensare che il paravento sia caduto: la Lega è svilita ad una ridotta del

Gruppo del Pasqua

e, nella realtà, tra gli eletti di altri partiti, agli ordini della Lega obbediscono ormai soltanto i Consiglieri Demichelis, Babudro, Boglietti, Miazzone, Malinverni.

Per gli altri prevale – e quanto - la voglia di mani libere.

***

Quali sono, dunque, le carte che il tandem del terzo lustro in Comune ha scoperto?

Sono gli argomenti già tante volte uditi, in questi ultimi tre anni, dagli uomini (dichiarati) di Iren e, tra questi, in particolare, l’ex Ad di Asm Vercelli, Roberto Conte.

Primo ragionamento: Asm è tanto brava nella gestione dell’acqua, perché spodestarla, darla ad un altro?

Secondo ragionamento: per gestire gli acquedotti occorrono soldi e Iren ha i soldi.

Terzo ragionamento: ma guardate che gli altri gestori, quelli pubblici, dell’Ato2 (Casale, Valenza, Biella, Sii – Baraggia, Valsesia) dicono tanto, ma, ad oggi, non sono mica ancora riusciti ad unirsi.

Quarto ragionamento: e poi, vogliamo ancora vedere che progetto di gestione “ci” presenterebbero i gestori “fusi” (appunto: Amc Casale, Amv Valenza, Cordar Biella, Cordar Valsesia, Sii spa).

Perché – e ora arriva il bello – se non siamo (noi, Gigi&Andrea) più che convinti (ed è difficile che lo siamo) del loro progetto, si va alla gara pubblica.

E qui arriva finalmente il nocciolo della questione.

Perché il punto è proprio questo.

Sembra di capire che tutti i Comuni ed i Gestori che sono nell’ambito di Ato2 (per esempio, il Comune di Casale, quello di Biella, la provincia di Biella, la Valsesia e via enumerando) siano come sotto esame.

Se anche tutti gli altri si consorzieranno nel gestore unico, Gigi&Andrea (il Comune di Vercelli? Gigi come Consigliere dell’Ato? Insomma chi è l'esaminatore ed a che titolo esamina?) si riserverebbero come un diritto di veto, avvalendosi della loro posizione dell’Esecutivo di Ato2 per mandare tutto a monte e, appunto, arrivare alla gara pubblica.

Una gara pubblica per un affidamento (la gestione di tutti gli acquedotti in queste provincie) così grande, potrebbe vedere solo la partecipazione di aziende delle dimensioni di Iren.

***

Qualche numero:

Sono più di 170 comuni.

Si tratta di una popolazione servita di 450 mila abitanti.

Approssimativamente, 200 mila contatori.

Il fatturato annuo complessivo è poco meno di 60 milioni di euro.

Sono in tutto circa 300 i dipendenti addetti al servizio idrico, 14 i dirigenti.

***

Dunque, quali potrebbero essere i concorrenti di una ipotetica gara pubblica?

Iren, certamente.

Oltre a questa, per esempio, A2A (Milano, Brescia e Bergamo), Hera (Bologna), Smat (Torino) Acea (Roma).

La partecipazione, trattandosi di gara di rango europeo, sarebbe ovviamente aperta anche a concorrenti esteri.

Ma ciò pare non impensierirli più di tanto.

***

Le posizioni così riepilogate, paiono tutte deboli e, comunque, non idonee a spostare di una virgola il pensiero del resto del mondo o, meglio dei territori che vanno dalla Valsesia al Biellese, alla Baraggia al Casalese e Valenza.

E vediamo perché.

***

Primo ragionamento: ed ecco che, finalmente, si comprende perchè torni utile andare a riprendere flash back proposto in apertura, che ci riporta al pensiero di Giorgio Gaietta.

Molti ricordano che Gaietta fu un apprezzato presidente della allora Aasm di Vercelli, l’azienda autonoma municipalizzata che, con la sua gestione, riuscì a riunire in una sola realtà anche la vecchia Amnu (nettezza urbana) dando vita proprio ad Atena (territorio, energia e ambiente) la multiservizi che conosciamo (gas, elettricità, igiene urbana).

Insomma, un precursore che seppe innovare con metodo e ottimi risultati.

Forse proprio per questo, in considerazione degli ottimi risultati ottenuti da Gaietta, poi, Gabriele Bagnasco nominò un altro al suo posto, ma questi sono i misteri della politica.

***

Dunque, perché Gaietta diceva, nel 1997: l’acqua dell’acquedotto si può imbottigliare?

Perché era, già allora, così.

Da sempre, per consolidata e virtuosa tradizione, Aasm è stata capace di conservare reti idriche efficienti e di implementare gli impianti di depurazione.

Così l'acqua del nostro acquedotto è sempre stata ottima quanto a requisiti chimico fisico batteriologici ed organolettici.

Come e più delle acque minerali "in bottiglia".

***

Di questi grandi sforzi progettuali ed investimenti per assicurare una sempre elevatissima qualità dell'acqua potabile, sono ancora oggi uno dei tanti esempi i “bomboloni” blu che si trovano, ad esempio, a ridosso della piscina Enal e in altre parti della città.

A fine Anni Novanta un massiccio investimento proprio nella depurazione, per una somma vicina al miliardo di lire di allora.

Poi, peraltro, anche negli anni seguenti, la cura posta dall’Azienda al ciclo dell’acqua non è stata certo minore.

Perciò: se l’acqua di Vercelli ha una qualità elevatissima, non è certo merito di Iren.

Iren in questi ultimi anni ha fatto solo ed esclusivamente ciò che era stato pattuito (ad esempio il campo pozzi, che un giorno si vedrà in cosa consista) concentrando gli investimenti in questi primi anni proprio per disincentivare – sono costi in più – il rientro del Comune.

Piuttosto, rammarichiamoci, anche per questo, di avere pressochè “regalato” ad Iren un’eccellenza vercellese diventata tale in regime pubblico ed ora deve essere sottratta ad una logica di business.

E’, semmai, la riprova che gli Enti pubblici, quando vogliono, sanno ottenere trasparenza ed efficienza, anche a livelli altissimi.

***

Gli altri appigli cui tentano, con ragionamenti ai limiti del sillogismo, di aggrapparsi in modo funambolico Gigi&Andrea, paiono a molti come facilmente confutabili.

Certo che, ad esempio, se rivolgiamo all’Avv. Claudio Vivani una siffatta domanda: neh, Avvocato, che la gara pubblica è la strada maestra?

Cosa si può pensare che quello risponda?

Come abbiamo visto nell’articolo di ieri, però, i Gestori hanno incaricato di redigere il progetto per la gestione comune e pubblica delle reti,

uno dei maggiori Studi italiani.

Bene che non sia di Torino.

Bene che non sia abituale consulente di Amministrazioni pubbliche vercellesi.

Bene, soprattutto, che sia una vera e propria autorità nel settore.

Così,, se Gigi&Andrea, nel CdA di Ato2, dovessero eccepire qualcosa sulla tenuta del progetto, dovrebbero prima confutare gli studi e le proposte elaborate in un ambiente di così alta specializzazione giuridica ed economica.

***

COSA STA ACCADENDO IN QUESTI GIORNI.

Abbiamo detto che questa è una settimana importante per il processo di formazione del Gestore unico e pubblico.

Vediamo perché.

Primo: come abbiamo visto, Casale e Valenza si sono già unite.

Questo tappa la bocca a quanti vaneggiano di ritardi e vischiosità, quasi che gli attuali gestori pubblici fossero velleitari pasticcioni, incapaci di reggere il confronto con il dinamismo “yuppy” dei manager di Iren.

***

Secondo: domani, 24 giugno, si riunirà l’Assemblea del Cordar Valsesia.

Abbiamo già visto che il gestore delle acque valsesiane  

ha deciso: sarà in partita e contribuirà a costituire il Gestore unico e pubblico.

Domani si terrà, invece, l’Assemblea di tutti i Comuni Soci per votare il Bilancio 2020 ed eleggere il nuovo Consiglio di Amministrazione.

Che sarà lo stesso di oggi: entro lunedì (l’altro ieri), infatti, c’era tempo per presentare altre candidature.

Che non sono arrivate.

Perciò: conferma in blocco dell’attuale gestione, più che mai convinta del progetto acqua pubblica.

Sarà, così, assai probabilmente confermato l’attuale Presidente, Paolo Croso, con gli altri Consiglieri.

***

Nelle settimane passate si erano diffusi motivati timori circa un’azione ostile da parte di Sindaci “tiramaniani” della Lega ed, in particolare, Francesco Pietrasanta di Quarona ed Eraldo Botta di Varallo Sesia.

Ma, evidentemente, tali intenzioni, se mai vi fossero state, sono rientrate.

Peraltro, non è sfuggito che, in questi ultimi tempi, la preoccupazione di Paolo Tiramani, il quale ( evidentemente, ed è più che legittimo ) mira ad una conferma al Parlamento, sia quella di proporsi come leader di una “Valsesia unita”.

Da ultimo (non hanno mancano di sottolineare con enfasi i comunicati ufficiali), unita anche alla tappa di Mera del Giro d’Italia.

E sarebbe stato ben strano che, il leader della Valsesia unita, poi brigasse per fare fuori dal Cordar la personalità che, senza “se” e senza “ma” garantisce tutti sulla linearità del processo di fusione e gestione futura degli acquedotti.

Dunque, da Serravalle, domani nessuna sorpresa.

Per Iren ed i servi di Iren, un’altra giornata amara.

***

Terzo: il Consorzio di Bonifica della Baraggia è stato commissariato dalla Regione.

E’ di questi giorni la notizia che la lunga querelle tra il Presidente del Consorzio (magna pars in Sii spa) Dino Assietti e una vasta schiera di suoi oppositori, sia arrivata all’epilogo.

In sostanza, se ne chiede (e prevede) la destituzione.

L’argomento, tuttavia, è troppo importante per essere riassunto qui, quale parte di un altro testo.

Dedicheremo nelle prossime ore un articolo, come sempre allegando i documenti originali in pdf.

In sintesi, però, l’impressione più fondata è questa: con la caduta di Assietti, sponsorizzato dal Richelieu della Baraggia, il Direttore Alessandro Iacopino, se ne va l’unico interlocutore che Iren potesse sperare di avere all’interno del Consorzio.

E, così, questa è un’altra notizia amara per Iren ed i servi di Iren.

***

Quarto: i soldi.

In Aula consiliare di Vercelli si è molto cincischiato a proposito di un dubbio: i gestori pubblici sono, in fondo, poveretti senza una lira, pieni di debiti. Non sono nulla al confronto della potenza di fuoco di Iren.

L’argomento è balzano “a priori” ed “a prescindere” e, persino, considerandolo “ontologicamente”.

Non si è mai visto che Iren “dia”.

Iren prende e ne sa qualcosa tanto il Comune, quanto la stessa Asm, le cui risorse sono tutte succhiate dal “tesoriere”.

Ma queste, in fondo, sono cose che appartengono al passato.

Il futuro è dei gestori pubblici, che hanno tutti i mezzi (i più “ricchi”, Casale e Biella) per fare fronte a tutti gli investimenti e, tra questi, compreso anche, eventualmente, il riacquisto da parte loro dell’acquedotto che il Comune di Vercelli non si vuole ricomprare.

Ma per Iren e per i servi di Iren potrebbero arrivare amare sorprese anche da altri posti, più vicini.

Sono solo ipotesi, ma fondate.

Non va, infatti, dimenticato che il Comune di Trino sta per incassare dal Governo una enormità di milioni di euro a titolo di compensazioni dovute per la cosiddetta “Legge Scanzano”.

Cioè quella Legge che risarcisce in qualche modo i territori dove sono sorte centrali nucleari.

E se a Trino pungesse vaghezza di investire sul proprio acquedotto?

***

Quinto: l’isolamento di Vercelli nuoce solo ai vercellesi.

Abbiamo visto nell’articolo di ieri che Angelo D’Addesio, Presidente di Asm Vercelli spa,

ha in pratica detto: l’azienda di Corso Palestro di questo percorso non ne vuole sapere.

***

La posizione sta già suscitando vivissima preoccupazione, che non tarderà a manifestarsi.

Anche perché le incursioni di Iren nelle dinamiche sociali ed amministrative del Vercellese incominciano ad essere troppe e considerate persino pericolose.

In questo caso la disarmonia che Corso Svizzera fomenta è evidentissima.

Ci sarebbe un territorio vasto (abbiamo visto poco sopra con quali rilevantissimi numeri) in grado di realizzare una sinergia virtuosa, evoluta, piena di futuro anche per le ulteriori possibilità di collaborazione che potrebbe promuovere.

E, invece, ecco litigi e contrasti e astio perché Iren mobilita i suoi al fine di tutelare un proprio affare, peraltro già conquistato con metodi assai disinvolti.

Ma da quando in qua si deve vedere una cosa del genere?!

Iren con il nostro territorio non c’entra né punto né poco.

Faccia i servizi che deve fare per i soldi che già gli si danno.

Ma chi li ha chiamati?

Ma chi li cerca?

Se poi volessero davvero collaborare con il territorio, la strada sarebbe semplice.

Proprio come hanno fatto Casale e Valenza, dovrebbero solo scorporare il ramo “acqua” di Asm dal resto.

Non va, infatti, dimenticato che anche le due aziende della provincia di Alessandria sono multiservizi, ma la norma prevede che i gestori uniti siano dediti alla sola acqua.

Quindi: Casale acqua più Valenza Acqua, uguale Am+.

***

E Asm Vercelli potrebbe fare la stessa cosa.

Scindere il ramo acqua e con quello mettersi insieme agli altri gestori e andare avanti insieme ed in buona armonia.

Quel ramo acqua, poi, conserverebbe sempre ad Iren il 60 per cento ed al Comune il 40.

Sarebbero insieme agli altri, ma pare che questo ad Iren non piaccia.

E perché non dovrebbe piacere?

Non piace discutere alla pari?

***

Per ora le cose principali sono qui.

Vedremo nelle prossime settimane quali altri passi ci attendono.

***

E la lavagna?

Chi sono i “buoni”, i “cattivi” e “cattivissimi” dell’acqua pubblica?

Chi sta dietro la lavagna?

I buoni.

Di sicuro i Consiglieri Comunali che si sono già espressi a favore del progetto: Roberto Scheda, Paolo Campominosi, Andrea Conte, Michelangelo Catricalà, Piero Boccalatte, Renata Torazzo.

Sono buoni anche i protagonisti del territorio.

Abbiamo già visto le realtà di Casale, Valenza, Biella, Valsesia e, tra non molto, Baraggia.

Passano dalla colonna dei cattivi a quella dei buoni anche i Sindaci di Quarona e Varallo Sesia.

I cattivi: d’ufficio (ma recuperabili) quelli del Pd, che talvolta paiono ancora in soggezione rispetto ad Iren.

Poi i vari leghisti ed accoliti che, senza gran convinzione, hanno messo pollice verso in Consiglio Comunale di Vercelli.

Cattivissimi, abbiamo visto Andrea Corsaro e Luigi Michelini.

Dietro la lavagna, i tre Amministratori di Asm Vercelli che, di fatto, se fosse per loro (ma non sarà) metterebbero i vercellesi di fronte ad un fatto compiuto: Angelo D’Addesio, Daniele Baglione, Antonio Prencipe.

La possibilità di passare alla prima colonna, quella dei buoni, è comunque aperta a tutti.


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